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In Libia si continua a morire, in silenzio.

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Continuano ad essere terribili le condizioni di vita di rifugiati e richiedenti asilo (soprattutto eritrei ma non solo) bloccati in Libia e costretti a subire le angherie della polizia e delle milizie locali, mentre l'Europa guarda dall'altra parte e i progetti di corridoi umanitari continuano a essere ignorati. Abbiamo parlato con uno degli organizzatori della manifestazione che si è tenuta poco tempo fa di fronte l'ambasciata libica a Roma: ci ha raccontato non solo la situazione di chi si trova in Libia ma anche il complicato Risiko dei flussi migratori interni al continente africano, che potrebbe aggravarsi terribilmente se la situazione politica in Etiopia dovesse ulteriormente degenerare.

Stop agli accordi con la Libia sui migranti

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Appuntamento oggi 14 luglio alle h 17.00 in piazza Montecitorio a Roma contro il rinnovo delle missioni internazionali, compresa quella in Libia, per denunciare le responsabilità delle autorità italiane nelle continue stragi di persone migranti nel Mediterraneo  e nel ciclo di violenze, sfruttamento e violazioni dei diritti umani a cui sono sistematicamente sottoposti migranti e rifugiati in Libia.

Corrispondenza dal presidio con Simonetta dell'Associazione Senza Confine

Cosa resta della Libia dopo 10 anni di devastazione NATO

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Dieci anni fa, il 19 marzo 2011, le forze Usa/Nato iniziano il bombardamento aeronavale della Libia. La guerra viene diretta dagli Stati Uniti, prima tramite il Comando Africa, quindi tramite la Nato sotto comando Usa. Iniziava così l’intervento militare internazionale che porterà alla caduta del regime gheddafiano e a una stagione di instabilità che permane ancora oggi, con un Paese dilaniato dalla guerriglia interna, dalla frammentazione, dalla sete di potere e nel quale si inserisce un’ulteriore grave crisi umanitaria, quella dei migranti. Ne parliamo con Matteo Capasso, ricercatore presso lo European University Institute di Firenze.

Libia: asse Erdogan-Trump per il controllo del Paese

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Libia, ma soprattutto quello che verrà dopo. Ankara spalanca le porte del Mediterraneo a Washington. L’intento strategico di Erdogan passa dalla stabilizzazione libica e dall'eliminazione di Haftar, insieme agli Usa, per poi muovere i propri interessi in coppia con gli americani.

La Turchia, che ha grandi interessi economici nel Paese libico, si pone sempre più come attore di primo piano nell'area, avvantaggiato dal rapporto con Putin e la possibilità di fare da mediatore tra le diverse alleanze. I Paesi europei coinvolti, Francia (sostenitrice di Haftar), Italia e Germania, restano alla finestra senza assumere posizioni particolarmente incisive.

Sullo sfondo della politica estera di Erdogan, diversi problemi di consenso e politica interna.

Ne parliamo con Murat Cinar, giornalista ed esperto di politica in Turchia.