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L'IA va alla guerra

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Dopo la cattura di Maduro, l'attacco all'Iran è un'altra occasione in cui le Intelligenze Artificiali vengono utilizzate in teatri di guerra. La querelle tra Anthropic e Ministero della Difesa Statunitense ci fa capire che l'intenzione è un uso sempre più esteso di queste tecnologie a fini bellici. Vediamo come è andata e cosa c'è da aspettarsi per il futuro.

Come dicevamo già nella puntata precedente, droni iraniani hanno colpito dei data center negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, mettendo in luce un nuovo problema delle infrastrutture digitali. Facciamo qualche riflessione su come questo potrebbe influenzare le geografie dei data center. A tal proposito, guardiamo anche il caso statunitense, in cui le Big Tech sono alle prese con problemi energetici.

La conferenza stampa delle procure di Roma e Napoli conferma (contraddicendo il governo) che Francesco Cancellato di Fanpage è stato intercettato usando Graphite, il malware venduto da Paragon. Si tratta dello stesso malware usato per intercettare Luca Casarini e Beppe Caccia, ma il Copasir continua a negare che i servizi abbiano dato l'ordine di spiare Cancellato.

Concludiamo con una notiziola: la piena automazione del rimborso dei dazi - ora illegali - di Trump prevede un tempo di elaborazione di circa 500 anni. La Custom Border Protection promette un aggiornamento del software.

Disfare il mondo-guerra

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La guerra è l'orizzonte. Ma assieme ad essa anche la diserzione. Fronte
interno e fronte esterno si confondono fino ad annullarsi. La
tecnologia rende ubiquo il campo di battaglia. Ne discutiamo a partire
dal nuovo progetto editoriale 'Disfare', che raccoglie contributi
dell'opposizione al mondo-guerra.

Links riferimenti puntata:

https://disfare.noblogs.org (disfare AT autistici DOT org)

https://brughiere.noblogs.org/post/2026/02/06/nuovo-opuscolo-aam-mobilita-area-avanzata-il-boom-del-veneto/
(brugo AT autistiche DOT org)
 

Scuola: tira aria di guerra

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Nella prima corrispondenza, parliamo delle mobilitazioni organizzate dagli/dalle studenti tedeschi/e per contrastare il ripristino della leva, solo formalmente volontaria, in Germania, approvata dal Bundestag lo scorso venerdì 5 dicembre: per ora, tutti gli studenti nati nel 2008 dovranno sottoporsi a un questionario obbligatorio e successivamente alla visita di leva; sono state organizzate mobilitazioni in 60 città. Segue una corrispondenza dedicata ad approfondire gli aspetti più pervasivi del DDL Gasparri, di contrasto all'antisemitismo, che ne evidenzia le ricadute nella scuola e nell'università, destinate a limitare la libertà di insegnamento e di espressione della solidarietà alla popolazione palestinese. In conclusione, ci colleghiamo con una studente del collettivo autonomo dell'Università di Bologna per commentare la vittoria ottenuta dalle mobilitazioni  contro la possibilità di ospitare un corso di laurea in Filosofia per un gruppo selezionato di giovani ufficiali dell'accademia militare.

Germania: studenti contro la leva obbligatoria

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Ieri Crosetto, ministro della Difesa, è tornato a parlare della "necessità" di aumentare il numero delle persone che si arruolano nel nostro paese, sottolineando le difficoltà per il paese "che siamo, cioè un paese dove l'opinione pubblica è contraria alla guerra. C'è però un quadro europeo che vede, dietro al cambiamento della tipologia di guerre, la volontà di tornare a forme di arruolamento più ampie, per cui, sul modello scandinavo, si usa l'ossimoro "leva volontaria". Oggi in Germania, mentre nel bundestag si vota la nuova legge, manifestazioni studentesche contro la leva in 60 città. Ne parliamo con una  compagna dell'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'università

Roma: corteo per lo sciopero da piazza Indipendenza a Barberini

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Oggi sciopero generale indetto da COBAS, CUB, ADL Varese, CUB SUR, SGB,
SBM, ADL COBAS, CLAP, SIAL COBAS, COBAS, Cobas Scuola, S.I, USI, USB,UNICOBAS. Il corteo è partito da piazza Indipendenza (da cui potete ascoltare la prima corrispondenza) diretto a piazza Barberini. Una seconda corrispondenza quando la manifestazione ha raggiunto il ministero dei trasporti.

Oggi a Pisa ferrovieri contro la guerra

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Con Federico della CUB Pisa, abbiamo parlato dell'assemblea convocata per il 26 novembre in piazza della Stazione di Pisa, dal Coordinamento Antimilitarista Livornese e la CUB Pisa come parte della campagna "Ferrovieri contro la guerra" per denunciare quanto sta avvenendo sulla linea ferroviaria Pisa-Livorno e in merito al potenziamento della base militare di Camp Darby. 

Sabotiamo guerra e patariarcato

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Parliamo del percorso di avvicinamento al Corteo nazionale contro la violenza patriarcale di sabato 22 novembre che, con lo slogan "sabotiamo guerra e patriarcato", partirà alle ore 14:30 da Piazza della Repubblica. Nella realtà contemporanea, le forme di violenza patriarcale sono innumerevoli, soprattutto in un paese che si prepara al riarmo, approfondendo disuguaglianze e discriminazioni, e in cui la guerra è diventata la regola dei rapporti sociali; esse però si materializzano nella loro forma più brutale in Palestina, dove viene completamente negato il diritto all'autodeterminazione della popolazione palestinese. La battaglia è immensa ma ovunque si sente pulsare il desiderio di liberazione dalla violenza patriarcale, in un rapporto di arricchimento reciproco tra vecchie e nuove generazioni.

Per un’antiviolenza femminista e transfemminista, finanziata e libera dall’ideologia punitivista e confessionale.
Per una scuola libera da condizionamenti e diktat, per la libertà di ricerca e di insegnamento, per l’educazione sessuo-affettiva dalla scuola dell’infanzia all’università.
Contro la manovra finanziaria. Noi la guerra non la paghiamo! Né complici né vittime della conversione bellica.
Per il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei popoli.

 

 

Radio Africa

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TanzaniaLe proteste sono iniziate il 29 ottobre, giorno delle elezioni parlamentari e presidenziali da cui erano stati estromessi i leader delle opposizioni, vinte dalla presidente Samia Suluhu Hassan con quasi il 98% dei voti, ma segnate da brogli diffusi, la durissima repressione ha provocato fra gli 800 e i 3000 morti .Una strage che ha sconvolto il paese ,si parla di esecuzioni sommarie e fosse comune ,niente sarà come prima in Tanzania .

Mali- Da diverse settimane i jihadisti del gruppo JNIM affiliato ad Al-Qaeda hanno imposto un blocco delle importazioni di  carburante ,paralizzando l'economia del paese e costringendo la giunta di Goita a sospendere molte attività e a chiudere le scuole .Sebbene JNIM possa continuare ad esercitare pressioni è improbabile che riesca ad arrivare a Bamako certamente la giunta maliana non controlla più una parte rilevante del territorio e rischia una crisi di consenso tra i cittadini  esasperati.  

Sudan- Le forze di supporto rapido paramilitarie (RSF) hanno annunciato l’accettazione della tregua umanitaria di tre mesi proposta dal Quartetto, composta da Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto, sollevando speranze ma anche dubbi . Il conflitto in Sudan ha creato quella che l’Onu ha definito “la più grande crisi umanitaria del mondo”, in cui si stima che oltre 24 milioni di persone stiano affrontando una grave carenza di cibo, e la conquista dell’importante città di Al Fasher da parte delle RSF ha causato la morte di almeno 2000 persone.

 

Cina: dallo SCO alla parata militare a Pechino

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Insieme a Dario di Conzo, docente a contratto di riforme economiche della Cina contemporanea all’orientale di Napoli e assegnista di ricerca alla scuola normale, ripercorriamo alcuni eventi di rilevanza internazionale che hanno avuto luogo in Cina in queste settimane.
Dallo Shanghai Cooperation Organization (SCO), di cui l'ultimo vertice si è tenuto a   Tianjin il 31 agosto e l'1 settembre 2025, alla parata militare che è andata in scena a Pechino ier, 3 settembre, per celebrare  l'80° anniversario della fine della guerra col Giappone. Alla parata hanno fatto notizie in particolare le presenze di Putin, Kim Jong-un, Pezeshkian (Iran), Díaz-Canel (Cuba), Min Aung Hlaing (Myanmar) e di delegazioni di Indonesia, Turchia, Brasile, Brunei.
Ragioniamo del ruolo che la Cina ha costruito in questi anni sullo scacchiere geopolitico internazionale, contrapponendo una narrazione forte e una crescita economica esponenziale all'occidente, e in particolare agli USA.
Nelle sue dichiarazioni di ieri, il segretario del partito comunista cinese e presidente della repubblica popolare Xi Jing Ping ha parlato di "guerra e pace", di un bivio in una fase internazionale dove si è tornato a parlare a varie latitudini di una deterrenza da costruire con armi ed eserciti, aumentando il numero delle testate nucleari, messe in bella mostra ieri a Pechino con vettori in grado di lanciarle a 15.000 km di distanza.
Una pace che per andare di passo con il disarmo va imposta a partire da rapporti di forza impoosti dalle popolazioni. Chi paga il prezzo più alto in termini di vite come stiamo vedendo a Gaza, ma anche in termini di economie di guerra che già da anni subiamo anche alle nostre latitudini.