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Trasmissione del 27/4/2016 "Il parto è un atto politico/riflessioni femministe sul lavoro riproduttivo"

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” I Nomi delle Cose” /Puntata del 27/4/2016

” Il parto è un atto politico/ riflessioni femministe sul lavoro riproduttivo

Immagine rimossa.Manuale femminista-AED Femminismo 1977-

“Lo chiamano amore. Noi lo chiamiamo lavoro non pagato. La chiamano frigidità. Noi la chiamiamo assenteismo. Ogni volta che restiamo incinte contro la nostra volontà è un incidente sul lavoro.” <Il punto zero della rivoluzione>Silvia Federici/IL PARTO E’ UN ATTO POLITICO/Il lavoro riproduttivo: approccio riformista e approccio di classe/ Hannover/Collegamento con le compagne di Milano  dello “SFASCIATOIO/DESMONAUTICA-la rubrica di Denys ogni ultimo mercoledì del mese” Guida turistica al giornalismo discutibile”

 

“La maternità è un’istituzione, intangibile e invisibile, di cui dobbiamo continuare a parlare, perché le donne non dimentichino mai più che i nostri molti frammenti di esperienza vissuta appartengono a un tutto che non è di nostra creazione(…)L’istituto della maternità deve essere annullato(…)Distruggere l’istituto  non significa abolire la maternità. Significa portare la creazione e il mantenimento della vita sullo stesso piano di decisione, lotta, sorpresa, immaginazione e razionalità di qualsiasi altro compito arduo ma liberamente scelto.” Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, 1996

Qui il documento delle compagne dello “Sfasciatoio “Maternità, cura e femminismo radicale”https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/11/02/maternita-cura-e-femminismo-radicale/

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La Parentesi del 27/4/2016 "Hannover"

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"Hannover”

 

Immagine rimossa. Il 24 aprile Obama è volato da Angela Merkel: Visita alla Fiera dell’Industria evitando accuratamente il padiglione della Volkswagen, Incontro bilaterale al castello di Herrenhausen. Conferenza stampa.

Obama ha dichiarato: “Il mondo e gli Stati Uniti hanno bisogno di un’Europa forte, prospera e democratica…L’Ue-ha spiegato-era un sogno per pochi ed è diventata una speranza per molti. Ad ogni suo passo ha difeso la libertà e gli Stati Uniti sono al suo fianco. Io credo nell’Europa unita”. “Questo continente-ha aggiunto il presidente americano-nel ventesimo secolo era in costante conflitto, la gente moriva di fame, le famiglie venivano separate; ora la gente vuole venire qui esattamente proprio per quello che avete creato. Vi sono genitori pronti ad attraversare il deserto, il mare per dare ai propri figli quelle cose che noi non dobbiamo dare per scontate”. “Dobbiamo credere-ha detto ancora Obama-nella nostra capacità di forgiare un futuro migliore”. E poi ancora ad Angela Merkel “Sei dalla parte giusta della storia”, esprimendo più volte la totale fiducia degli USA in una partner come Merkel per tutte le sfide da affrontare.

Stucchevole, eccessivo, sopra le righe. Barack blandisce Angela.

Anche perché queste parole sono in contraddizione con gli obiettivi ed il ruolo che gli USA, che si pongono come Stato del capitale e come depositari del dominio imperiale, hanno destinato all’Europa, vale a dire quello di un polo imperialista regionale e subalterno alla loro politica unilaterale di dominio. L’attacco che gli Stati Uniti stanno portando all’Europa da molti anni ha le radici profonde nel disprezzo della democrazia e dello stato sociale inscritti nei paesi europei. Già Kissinger consigliava agli europei di esercitare le loro “responsabilità regionali” nel quadro mondiale di un “ordine globale” determinato dagli Stati Uniti.

Chiaramente uno dei nodi è quello del TTIP, il Trattato per lo scambio commerciale Usa-Ue, trattato assolutamente devastante per l’Europa e che dichiarerebbe la fine di ogni autonomia e indipendenza politica, territoriale, economica dei paesi europei. Praticamente il governo diretto delle multinazionali, un passaggio epocale, la fine della borghesia così come l’abbiamo conosciuta e l’instaurazione di un’ iperborghesia transnazionale con i connotati di una nuova aristocrazia, per cui i paesi sono colonie e i cittadini sudditi.

In Germania la resistenza al TTIP è forte, ci sono state manifestazioni di massa. La Germania perderebbe ruolo, economia, ricchezza, indipendenza…ma anche noi. Speriamo che il prossimo 7 maggio, alla manifestazione nazionale che è stata chiamata a Roma, ci sia consapevolezza e partecipazione.

Obama è partito da qui  ”Dobbiamo andare avanti nel negoziato sul TTIP-ha detto-conveniamo nel voler rendere più forte l’accordo nella zona euro” “E’ indiscutibile-ha aggiunto-che il libero commercio abbia rafforzato l’economia americana e portato enormi benefici ai Paesi che vi sono coinvolti. Capisco chi teme la globalizzazione perché vede le fabbriche chiudere e i posti di lavoro trasferiti altrove. Ma è necessario restare competitivi nel momento in cui aree come Asia e Africa stanno sviluppando le rispettive economie..."

Poi, banalità sulla questione climatica e ambientale….bla, bla, bla sui migranti….

Angela Merkel ha risposto con frasi di circostanza…il TTIP? Non ci abbiamo ancora pensato….il ministro tedesco dell’economia Sigmar Gabriel ha detto che il trattato è destinato “a fallire” se gli Stati Uniti non faranno delle concessioni.

Ma Barack Obama non è andato a parlare a quattr’occhi con la Cancelliera per questo. Sa che il Partito socialdemocratico tedesco all’ultimo Congresso ha dato il suo pieno assenso al TTIP.

Obama è volato da Merkel per la guerra. Chi dovrebbe arginare e subire un eventuale conflitto con la Russia  e la Cina se non l’Europa? Le scelte della Germania sul fronte orientale sono importantissime per gli USA perché ,in effetti, la Germania è l’Europa.

L’Europa dovrebbe votare a giugno sulle sanzioni alla Russia.

Gli interessi europei e, per parlare di casa nostra, quelli italiani non coincidono con quelli statunitensi, eppure sono state adottate sanzioni che di fatto si riflettono pesantemente sull’economia dei paesi europei, Italia compresa. In Ucraina c’è stato un colpo di Stato, al governo ci sono i nazisti, ma l’obiettivo è la Russia. La guerra mondiale è messa in preventivo, è, addirittura, data per scontata, perché il capitale, per sua natura, dalla guerra non può prescindere, tanto meglio se è mondiale, perché è un volano dell’economia, perché permette di ridefinire gli assetti geopolitici, perché trasformerebbe la Russia in un fornitore di materie prime e la Cina in una grande fabbrica a basso costo e l’una e l’altra in un mercato per le tecnologie occidentali.

Gli Usa annullerebbero così il loro enorme debito e i paesi occidentali dirotterebbero le istanze sociali, le lotte di classe nella fornace della guerra.

Per fare questo, lo strumento privilegiato è la Nato, sigla magica dietro alla quale si nasconde l’esercito statunitense, mentre gli eserciti nazionali sono chiamati ad un ruolo di supporto e a diventare polizia interna agli Stati. Questo è il senso della richiesta sempre più pressante degli Stati Uniti perché gli eserciti nazionali si modernizzino, naturalmente acquistando materiale bellico statunitense e perché con una volontaria sottomissione, partecipino alle varie alleanze aggressive e alle avventure militariste promosse dagli stessi Stati Uniti.

Angela ha risposto denunciando le violazioni del cessate il fuoco in Ucraina e ribadendo la necessità che siano rispettati gli accordi di Minsk. Le sanzioni contro Mosca dovranno essere rimosse con una soluzione politica-ha detto-e non armando la parte occidentale del paese.

E’ questa la questione di fondo. L’Europa è al centro di uno scontro che deciderà il suo destino.

Il vertice a cinque del giorno dopo con David Cameron, François Hollande e Matteo Renzi è stata pura routine perché la Gran Bretagna è la quinta colonna americana in Europa, la Francia ha ridicole velleità neocoloniali, l’Italia è già un governatorato, è la Germania l’ago della bilancia. Un indizio di quanto si siano spostati gli equilibri in Europa dall’inizio della presidenza Obama al suo ultimo viaggio ora in Germania è che l’incontro a cinque si sia tenuto qui e non a Londra, dove Obama era appena stato.

Oggi, collaborazionisti miopi non si rendono conto che un’eventuale guerra non riguarderebbe più solo i militari o alcune aree geografiche ma coinvolgerebbe tutto il paese compresi quelli che pensano di essere al sicuro. L’Europa ha solo da perdere in un conflitto mondiale. La guerra potrebbe essere la fine della nostra storia.

Trasmissione del 20/4/2016 "Riflessioni femministe sul neoliberismo fascista"

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Puntata del 20/4/2016 ” Riflessioni femministe sul neoliberismo fascista Immagine rimossa.

 

“….RESISTI RESISTI RESISTI../RIFLESSIONI FEMMINISTE SUL FASCISMO/L’ideologia fascista/Il fascismo neoliberista/Richiamare gli ambasciatori/ ANTIFASCISMO MILITANTE”

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“….RESISTI RESISTI RESISTI…Resistenza è quando faccio in modo che ciò che non mi sta bene non accada più”  REFE,Relazioni Femministe-Digitalis Purpurea-dicembre 2012-Liberamente ispirato a “Disoccupate le strade dai sogni” di Alois Prinz

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La Parentesi del 20/4/2016 "Richiamare gli ambasciatori"

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https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/04/21/la-parentesi-di-elisa…

 

 

“Richiamare gli ambasciatori”

Immagine rimossa. Qualche giorno fa la Corte d’Assise di Varese ha assolto “perché il fatto non sussiste” due carabinieri e sei poliziotti dall’accusa di omicidio preterintenzionale, abuso di autorità su arrestato, abbandono di incapace e arresto illegale in relazione alla morte di Giuseppe Uva, deceduto la mattina del 14 giugno 2008 all’ospedale Circolo di Varese dopo aver trascorso parte della notte in caserma. Il procuratore di Varese Daniela Borgonovo, nelle scorse udienze aveva chiesto l’assoluzione, richiesta che è stata accolta.

Giuseppe Uva aveva trascorso la notte tra il 13 e il 14 giugno 2008 in alcuni bar di Varese insieme all’amico Alberto Biggiogero Ubriachi, stavano spostando delle transenne per chiudere al traffico una strada quando furono fermati dai carabinieri e portati in caserma. Nel corso della notte, Uva fu trasportato con trattamento sanitario obbligatorio all’ospedale di Circolo di Varese, dove morì la mattina del 14 giugno. Come Stefano Cucchi, Giuseppe Uva era nelle mani dello Stato e come loro due era nelle mani dello Stato la ragazza che, nella caserma del Quadraro a Roma, arrestata per aver tentato di rubare una maglietta all’Oviesse, fu stuprata da tre carabinieri e un vigile urbano.

Tra gennaio e febbraio di quest’anno, al Cairo è stato ucciso Giulio Regeni, una storia che tutti conoscono e ancora aperta.

Salta agli occhi la solerzia, la precisione e l’acume con cui la stampa italiana ha “smascherato” le varie versioni delle fonti egiziane, le comunicazioni dello Stato egiziano, le informazioni che sono state fornite dalla polizia locale.

Certo è difficile credere che gesù cristo sia morto di freddo, come dice un noto detto popolare, i segni di tortura sono difficilmente contrabbandabili con gli effetti di un incidente stradale. I nostri acuti politici e giornalisti non ci sono certo cascati.

Ma è altresì difficile pensare che Stefano Cucchi o Giuseppe Uva si siano picchiati da soli e dato che erano nelle mani dello Stato e non c’era nemmeno la possibilità di un “incidente stradale” siano morti di freddo.

Allora perché rispetto a quello che succede a casa nostra giornalisti, magistrati, donne comprese, dato che il procuratore di Varese è una donna e non mi pare che le tendine rosa nella magistratura portino un qualche benefico effetto, diventano improvvisamente così poco intuitivi, così strabiliantemente creduloni e poco critici?

Non è che vale lo stesso principio che vale per le lotte di liberazione, per le proteste nelle piazze, per i militanti politici di altri paesi? Vale a dire che se ne parla in maniera positiva, si elogiano e si analizzano positivamente solo se sono altrove o in un altro tempo? Così ci si può far belli e belle senza sforzo e senza rischio e si possono pretendere patenti di democraticità e di rigore.

L’area della comunicazione sociale è un vero e proprio terreno di scontro. La declinazione e la traduzione delle notizie assume un’importanza enorme. A seconda di come si parla di un evento, questo può essere falsificato, rimosso, sostituito e i processi di stravolgimento provocano una codificazione fuorviante e fraudolenta.

Mentre, un tempo, esisteva una comunicazione apertamente di parte ed ognuno/a leggendo e ascoltando, inseriva  le informazioni nella collocazione che queste rivendicavano, ora i media mainstream e collaterali non sono più di parte, non sono più neppure asserviti al sistema di potere, ma ne sono parte integrante. Scelgono sempre e remano sempre in coro nella direzione che la scala di valori neoliberista esige.

Questo processo di integrazione neoliberista è accaduto per tutti i gangli dello Stato, ognuno al suo livello ed ognuno per la sua parte e nello svolgimento del suo specifico compito.

Per questo non possiamo che rifiutare a tutto campo il carattere alienato della comunicazione dell’ideologia vincente perché la posta in gioco è la nostra stessa sopravvivenza come individui e come esseri sociali.

Qualche giorno fa si è chiuso il vertice tra italiani ed egiziani sul caso Regeni. La collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi può considerarsi di fatto interrotta. Gli inquirenti e gli investigatori italiani si sono detti delusi, non hanno ottenuto quanto richiesto agli omologhi egiziani. La delusione della delegazione italiana che ha preso parte alla due giorni di confronto è legata, come emerge anche da un comunicato emesso dalla Procura, dalla mancata consegna, tra l’altro, dei tabulati telefonici di una decina di utenze riconducibili ad altrettanti cittadini egiziani. Inoltre, secondo quanto si apprende , non sono state consegnate anche le richieste “relative al traffico di celle”. Tutti elementi ritenuti indispensabili dalla Procura di Roma .

Immediata la reazione del governo italiano. Il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell’Ambasciatore al Cairo Maurizio Massari.

In base a tali sviluppi – comunica la Farnesina – si rende necessaria una valutazione urgente delle iniziative da prendere per accertare la verità sull’ omicidio di Regeni.

E noi, per Giuseppe Uva, per Stefano Cucchi, per la ragazza del Quadraro, per tutti gli altri e le altre a cui è stata fatta violenza o sono morti nelle mani dello Stato, quando richiamiamo gli ambasciatori per prendere iniziative urgenti per accertare la verità?

 

Trasmissione del 13/4/2016 "Non lasciamole sole"

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” I Nomi delle Cose” /Puntata del 13/4/2016 ” Non lasciamole sole!

“Collegamento dalla Sardegna con una compagna di <Nobasinequinealtrove>/Facciamo il punto  sulle lotte antimilitariste /Presidio al tribunale dei Minori di Cagliari per le compagne che saranno processate il 21 aprile” “Catania NO FRONTEX 16 aprile/Dogma/ABORTO LIBERO E GRATUITO”

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/04/14/podcast-della-trasmissione-del-1342016/

 

PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ PER LE ANTIMILITARISTE

 

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21 APRILE 2016  ORE 09.00

TRIBUNALE DEI MINORI –CAGLIARI

Il tre novembre scorso nel poligono di Teulada è stata bloccata la più grande esercitazione Nato degli ultimi 15 anni, la Trident Juncture!

Il 21 aprile si terrà il primo processo nei confronti delle antimilitariste minorenni denunciate

per ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato.

NON LASCIAMOLE SOLE! 

La Trident Juncture coinvolgeva 30 Stati, 36.000 militari, 60 tra navi e sottomarini e 140 tra aerei ed elicotteri ed era ospitata nei poligoni, nelle basi navali e negli aeroporti militari di Portogallo, Spagna e Italia. Un’esercitazione che si inseriva nella strategia generale del riarmo e dell’aumento generalizzato della spesa militare con una programmazione che prevedeva di testare nuovi strumenti aggressivi entro il 2016.

Nei paesi coinvolti non sono mancate le mobilitazioni contro questa devastante esercitazione e in Sardegna un migliaio di persone hanno partecipato alla manifestazione per bloccare la macchina bellica. Dentro il poligono è entrato un gruppo di persone riuscendo a interrompere l’esercitazione per un paio di ore.

Il 21 aprile si terrà il primo processo nei confronti delle antimilitariste minorenni, denunciate secondo l’articolo 682 c.p, per “Ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato”.

E’ evidente che dove inizia l’interesse militare dello Stato finisce la libertà delle persone che  vogliono opporsi alla violenza, alla devastazione del proprio territorio, all’occupazione militare e al blocco militare delle frontiere.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio di solidarietà per rivendicare ancora una volta la libertà di contrastare chi lavora, finanzia e si mette al servizio di un Stato che progetta nuovi crimini di guerra.

A FORAS SA NATO DE SA SARDIGNA E DE SU MUNDU

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA

rete NoBasi NeQuiNeAltrove

 

Trasmissione del 6/4/2016 "Elezioni USA e <femminismo di Stato>"

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”Elezioni USA e <femminismo di Stato>  Immagine rimossa.
 

La Parentesi di Elisabetta “Controllo cosciente è una replica dell’8/4/2015, La Parentesi ricomincerà il 20 aprile 2016

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/04/09/la-parentesi-di-elisabetta-dell8042015/

Trasmissione del 23/3/2016 "COSE NOSTRE"

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https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/03/26/podcast-della-trasmis…

 

” I Nomi delle Cose” /Puntata del 23/3/2016 ”Quando la polizia entra nella scuola è dittatura ” e “Cose Nostre”

“Collegamento con una studentessa del Liceo Virgilio/ 24 Marzo/ COSE NOSTRE

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in collegamento con la Consultoria Autogestita di Milano/ Un ciclo di incontri sul ciclo/Un ciclo di incontri sulla vagina/ Mercoledì 23 marzo Secondo incontro su ” Vagina amica mia”

 

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La Parentesi del 23/3/2016 "24 Marzo"

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https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/03/24/la-parentesi-di-elisa…

 

“24 Marzo”

Immagine rimossa. Il 24 marzo 1999 è una data da non dimenticare. E’ la data in cui  l ‘Alleanza Atlantica, guidata dagli Stati Uniti, Bill Clinton presidente e Madeleine Albright Segretario di Stato, senza alcun mandato delle Nazioni Unite, avviava la campagna militare “Allied Force”, che, avrebbe determinato in breve tempo il completo collasso della Repubblica Federale della Jugoslavia. La lunga strada verso Damasco è cominciata da Belgrado. Questo è stato possibile perché in Europa erano al governo i socialdemocratici, comunque si chiamassero, in Germania era Cancelliere Gerhard Schroder dell’SPD, in Francia  primo ministro Lionel Jospin del Partito Socialista ,in Inghilterra  primo ministro Tony Blair del Partito Laburista e in Italia primo ministro D’Alema, con il PdCI che faceva parte dell’esecutivo, e segretario generale della Nato era un alto dirigente del PSOE ,Javier Solana.

Il neoliberismo, per potersi realizzare, ha potuto utilizzare e ha potuto contare sulla socialdemocrazia che, diventata destra moderna, ha trasformato i partiti locali in agenzie territoriali delle multinazionali e i suoi dirigenti in funzionari delle stesse.

Ed abbiamo assistito al ritorno della guerra in Europa, sia pure in forma di aggressione unidirezionale.

Il secondo governo D’Alema fu costituito proprio per poter aderire e partecipare all’aggressione alla Jugoslavia. Furono imbarcati anche noti fascisti e il PdCI era nell’esecutivo con il suo segretario ministro della giustizia. Non passando attraverso l’autorizzazione del Parlamento e violando gravemente l’articolo 11 della Costituzione, l’Italia partecipò ad una campagna di aggressione militare condotta unicamente dal cielo, costellata di bombardamenti che non risparmiarono le strutture civili come case, ospedali, scuole, fabbriche. Fu bombardata la sede della televisione jugoslava e la sede dell’ambasciata cinese a Belgrado. Ogni crimine venne perpetrato. Furono usate anche bombe all’uranio impoverito.

Il governo rimase indifferente a milioni di italiani/e che scendevano in piazza contro la guerra. Le scritte sui muri che denunciavano la responsabilità del governo D’Alema e l’aggressione venivano sollecitamente cancellate dai sindaci del PD che mobilitavano le squadre per il decoro urbano.

Ancora oggi non sappiamo quanti operai siano morti sotto le macerie dei bombardamenti delle fabbriche. Quanti i civili uccisi. Ma sappiamo con certezza che ancora adesso nei territori dell’ormai ex Jugoslavia si muore per effetto delle conseguenze dell’uranio impoverito, che anche militari italiani sono morti per questo e che le acque del mare Adriatico sono inquinate pesantemente, come del resto le acque del Mediterraneo, perché gli aerei che hanno partecipato all’aggressione alla Jugoslavia come del resto anche a quella libica, avevano l’ordine di sganciare in mare nel viaggio di ritorno gli ordigni inutilizzati, con buona pace dei Verdi sponsor di tutte le aggressioni Nato.

Vi furono molti esposti a molte Procure, tutti respinti o fatti decadere, mentre centinaia di militanti e pacifisti/e furono denunciati, processati e condannati.

La data del 24 marzo, quindi, è tanto più importante oggi che gli Stati Uniti spingono perché l’Italia si imbarchi in un’avventura neocoloniale in Libia. Sarà un caso, ma gli stessi circoli del PD che allora promossero l’aggressione alla Jugoslavia oggi escono dal loro letargo e spingono per l’avventura libica.

Senza giri di parole, stiamo parlando di Massimo D’Alema. E chi l’appoggia se non Giorgio Napolitano che fu lo sponsor principale dell’aggressione alla Libia del 2011? Potremmo definirlo un teatro dell’assurdo se le vicende non fossero così tragiche: coloro che sono stati la causa principale della rovina della Libia oggi si trovano in prima fila per spingere l’Italia a ritornare da colonizzatrice in quello sventurato paese.

Il PD è un partito guerrafondaio nella misura in cui tutela gli interessi delle multinazionali e in particolare di quelle anglo-americane.

Attualmente, le mobilitazioni che pure sono state indette contro le nuove avventure militariste hanno avuto poco seguito, checché ne dicano gli organizzatori. Ma questi ultimi dovrebbero fare autocritica per il silenzio, quando non per l’assenso alle precedenti avventure neocoloniali. Come possono avere fortuna mobilitazioni che sono promosse con sigle e figure screditate per aver partecipato alle precedenti aggressioni ed aver votato i crediti di guerra? Ora che sono all’opposizione vorrebbero cavalcare i sentimenti pacifisti, ma nessuno dà loro più credito. Hanno fatto da cassa di risonanza a tutte le più grossolane bugie dette dalla NATO, da massacri di massa mai esistiti e ricostruiti attraverso false testimonianze e riprese e foto manipolate a rivoluzioni colorate e a primavere arabe, usando parole come “tiranno” o “novello Hitler” come un marchio itinerante per far fuori tutti i politici asimmetrici agli interessi americani, avallando il TPI, tribunale penale internazionale che non è altro che un braccio del Dipartimento di Stato americano.

Ricordare il 24 marzo serve per poter ricominciare perché i 600 raid aerei giornalieri fatti contro la Jugoslavia non solo hanno raso al suolo quel territorio ma hanno anche distrutto la credibilità del termine “sinistra” di cui la socialdemocrazia ha fatto strame.

 

Trasmissione del 16/3/2016 "Angela Davis" "L'assalto della chimera"

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 ” I Nomi delle Cose” /Puntata del 16/3/2016 ”Angela Davis ”

…«Pensare e proporre di abolire il sistema carcerario ci impone di prendere molto seriamente l’anticapitalismo, l’antirazzismo e l’antisessismo» Angela Davis Conferenza “Donna e carcere” a Bilbao, febbraio 2016.

” Angela Davis da Bilbao a Roma/opinioni, pareri, impressioni di chi ha partecipato/Lingua biforcuta/Chiacchierata con Luisa Vicinelli che hatradotto “Calibano e la strega”

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E’ nata una nuova trasmissione femminista a Genova “L’assalto della Chimera-Ibridazioni e sguardi femministi” su Radio Stella Rossa! Un grande benvenuto e qui la prima puntata!

La Parentesi del 16/3/2016 "Lingua biforcuta"

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https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/03/17/la-parentesi-di-elisa…

 

“Lingua biforcuta”

Questo testo è stato scritto e pubblicato il 23 agosto del 2011.Lo vorrei riproporre alla  riflessione sul perché come ancora oggi non ci sia affatto chiarezza su quello che è avvenuto in Libia e che costituisce un passaggio nodale per la comprensione del presente.

Immagine rimossa. Le vicende libiche presentano due grandi novità con cui dobbiamo fare i conti adesso e, tanto più, in futuro.

La novità non è certo il tipo di aggressione e neanche l’intensificarsi delle guerre “umanitarie”, che, ultimamente, presentano una scansione temporale sempre più serrata.

Da sempre, questo sistema usa tutto l’armamentario possibile per rovesciare governi non graditi, compresi colpi di stato e guerre. Tutti i governi rovesciati presentano una caratteristica in comune: sono, per motivi politici o economici, asimmetrici agli interessi delle multinazionali. E il loro destino non è dovuto al colore politico. Vengono rovesciati indifferentemente Allende e Sankara, Saddam Hussein e Gheddafi. E la strumentalizzazione dei motivi umanitari o dell’autodeterminazione dei popoli da parte delle potenze occidentali, è palese, leggibile e ormai patrimonio di tutte/i : l’autodeterminazione del Sud Sudan è osannata, quella del popolo basco e  del popolo irlandese viene rubricata nel terrorismo.

L’uomo bianco ha la lingua biforcuta, dicevano le/i native/i d’America.

Dove stanno le novità?

La prima riguarda il fatto che le potenze occidentali, nella necessità e nella smania di impossessarsi di materie prime e nuovi mercati, sottraggono situazioni di privilegio e di rendita ad altre nazioni occidentali che , nella filiera del dominio imperialista , vengono percepite e sentite come più deboli.

Questo è la guerra in Libia. Uno Stato che era sotto la sfera d’influenza italiana, con l’ENI in una posizione predominante e privilegiata, passa sotto l’influenza francese e inglese. L’Italia viene espulsa dal suo ruolo e sostituita dall’Inghilterra e dalla Francia.

Non si tratta di essere nazionaliste, ma di rendersi conto della fase cannibalesca a cui l’imperialismo è arrivato.

Da qui l’inconsistenza di chi parla di una crisi del capitalismo che invece non c’è: le situazioni di restrizione, di disagio ,di povertà, di precarietà nei paesi occidentali e l’oppressione con le rinnovate guerre coloniali nei paesi del terzo mondo, vengono scambiate per segnali di una crisi, mentre sono scelte di fondo.

E’ in atto una ridefinizione dei rapporti di forza fra le multinazionali occidentali, di cui i governi sono il braccio esecutivo e la NATO quello militare.

Ma, l’anomalia ,tutta italiana, è che, per la prima volta, nella centocinquantennale storia unitaria, un partito di una certa consistenza elettorale, senza giri di parole stiamo parlando del PD, non sposa gli interessi di questo o quel settore della borghesia italiana, ma interessi di borghesie straniere e , nella fattispecie, francesi e inglesi.

Non era mai successo. Questa è la seconda, importante, novità.

Abbiamo sempre visto che nei paesi del terzo mondo segmenti politici, anche organizzati, si sono prestati e si prestano ad essere strumento di colonizzazione, ma questo avviene, per la prima volta, anche in un paese europeo.

Tutto è cominciato con la riunione sul panfilo Britannia che ha dato il via, nel nostro paese, ad una campagna di denigrazione dei servizi pubblici e di demonizzazione dei lavoratori in generale e di quelli pubblici in particolare e che ha creato il clima favorevole per poter svendere il patrimonio pubblico alle multinazionali anglo-americane, in particolare quello del settore agro-alimentare.

Questo progetto è stato portato avanti dai governi Prodi, Amato, D’Alema.

Questo è il senso della discesa in campo degli Stati Uniti, dell’Inghilterra, della Francia e dei circoli atlantici a favore del PD, perché quest’ultimo possa portare a termine il lavoro già iniziato svendendo loro le poche industrie pubbliche rimaste, dando loro, come garanzia dei prestiti internazionali, le riserve auree nazionali che sono parte cospicua della ricchezza del nostro paese, di cui gli Stati sopra citati, hanno grande bisogno visto che, da troppi anni, continuano a stampare carta moneta che, essendo prodotta non in rapporto alle loro ricchezze nazionali, di fatto, è carta straccia.

Questo è il senso della distruzione delle economie irlandese, portoghese e greca, paesi ridotti a vendere le ricchezze nazionali per pagare i soli interessi dei debiti contratti.

Nell’ottocento, alla Grecia, hanno portato via il frontone del Partenone, adesso, il Partenone, glielo vogliono portare via tutto.

Operazione preparata e accompagnata da una campagna di diffamazione che presenta quei popoli come pigri, indolenti e che vivono al di sopra delle loro possibilità. Siamo al razzismo allo stato puro.

E, siccome è un piano inclinato e una cosa tira l’altra, si vogliono ridurre quei paesi a condizioni di vita ottocentesche, così come ha fatto l’Inghilterra a casa sua, mettendo in preventivo rivolte e metodi per reprimerle.

Noi femministe non viviamo in un limbo, nel nostro lottare per la liberazione dalla società patriarcale, dobbiamo sapere e capire lo svolgersi dei processi che avvengono intorno a noi.

Sapere chi porta avanti le scelte e i percorsi che abbiamo analizzato e come li conduce, magari saccheggiando lessico e modalità che sono nostro patrimonio, ci evita e ci eviterà di essere complici di questo progetto che è contro i nostri interessi, che vuol far diventare questo paese una colonia anche dal punto di vista culturale, colonizzando anche le nostre battaglie ed i nostri pensieri.