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Atac e il 1 maggio

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Un tempo il 1 maggio tutto il trasporto pubblico non funzionava, si doveva andare a piedi perché lavoratrici e lavoratori consideravano quel giorno per importante non lavorare come forma di lotta. Oggi al concertone dei sindacati a San Giovanni ci si può andare in metro. Come sono cambiate le condizioni di lavoro all'interno di ATAC. Parliamo anche di un secondo licenziamento: un lavoratore segnala direttamente a Simioni e non al suo diretto superiore un problema sulla metro. 

 

 

Sulla manifestazione del 1 Maggio a Rovereto e ancora qualche riflessione sull'operazione Renata

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Durata 23m 34s

In diretta telefonica con un compagno parliamo della manifestazione che si è tenuta il 1 maggio a Rovereto e proseguiamo i ragionamenti sull'attuale situazione sociale e politica, e delle forme repressive che lo stato sta mettendo in campo in maniera sempre più sistematica.

Buon ascolto!

Torino: provocazioni e cariche, No Tav riempiono la piazza del 1 maggio

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Grande spezzone No Tav e antagonista al corteo del primo maggio di Torino: il Pd e le forze dell'ordine con servizi d'ordine, provocazioni e cariche cercano di fermarlo ma compagne e compagni riempiono la piazza costringendo il Pd e la polizia ad allontanarsi.

Continuano in questo momento, alle 12, 30, gli interventi in piazza, ne parliamo con un compagno

Bagnoli: corteo del 1° maggio

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Un compagno ci racconta del corteo di domani a Bagnoli, contro le politiche di austerity dell'Unione Europea e del governo Renzi e per ribadire la contrarietà a guerre, sfruttamento, precarietà, devastazioni ambientali.

 

Durata: 13':32"

 

Nella seconda corrispondenza, ascoltiamo un compagno in diretta dal corteo di Bagnoli.

Durata: 10':35''

Trasmissione del 27/4/2016 "Il parto è un atto politico/riflessioni femministe sul lavoro riproduttivo"

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” I Nomi delle Cose” /Puntata del 27/4/2016

” Il parto è un atto politico/ riflessioni femministe sul lavoro riproduttivo

Immagine rimossa.Manuale femminista-AED Femminismo 1977-

“Lo chiamano amore. Noi lo chiamiamo lavoro non pagato. La chiamano frigidità. Noi la chiamiamo assenteismo. Ogni volta che restiamo incinte contro la nostra volontà è un incidente sul lavoro.” <Il punto zero della rivoluzione>Silvia Federici/IL PARTO E’ UN ATTO POLITICO/Il lavoro riproduttivo: approccio riformista e approccio di classe/ Hannover/Collegamento con le compagne di Milano  dello “SFASCIATOIO/DESMONAUTICA-la rubrica di Denys ogni ultimo mercoledì del mese” Guida turistica al giornalismo discutibile”

 

“La maternità è un’istituzione, intangibile e invisibile, di cui dobbiamo continuare a parlare, perché le donne non dimentichino mai più che i nostri molti frammenti di esperienza vissuta appartengono a un tutto che non è di nostra creazione(…)L’istituto della maternità deve essere annullato(…)Distruggere l’istituto  non significa abolire la maternità. Significa portare la creazione e il mantenimento della vita sullo stesso piano di decisione, lotta, sorpresa, immaginazione e razionalità di qualsiasi altro compito arduo ma liberamente scelto.” Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, 1996

Qui il documento delle compagne dello “Sfasciatoio “Maternità, cura e femminismo radicale”https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/11/02/maternita-cura-e-femminismo-radicale/

Immagine rimossa.

La Parentesi del 6/05/2015"Compassione, pietà, ribrezzo, odio di classe..."

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http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/05/07/la-parentesi-di-elisabetta-del-6052015/

La Parentesi di Elisabetta del 6/05/2015
 

 

Immagine rimossa.

Ragazzi e ragazze “perbene” cancellano la scritta CARLO VIVE dai muri di Milano segnando una delle pagine più vergognose nella storia di questo paese.

“Compassione, pietà, ribrezzo, odio di classe….”

Il primo maggio, sugli schermi televisivi, in ogni canale possibile, sono passate le immagini dell’inaugurazione dell’ Expò 2015 a Milano. Te le trovavi davanti dovunque, anche se cercavi semplicemente le previsioni del tempo. Non c’era scampo.

Vedere quelle immagini ed essere colta da una stretta allo stomaco è stato tutt’uno.

Ho avuto pietà per quelle bambine e quei bambini che cantavano l’inno di Mameli con una mano sul cuore, gettate/i in pasto alla propaganda da genitori  senza scrupoli, al servizio di chi sta costruendo  per loro un futuro di miseria.

Ho avuto compassione, mista a conati di vomito, per quei lavoratori in fila con la bandiera italiana piegata in mano, con il casco e la pettorina da cantiere…un anziano…una donna…un nero…un nepalese…rappresentanti ognuno di una modalità specifica di oppressione e sfruttamento accomunata da quella del lavoro. Servi felici? Schiavi rassegnati? Sciocchi strumentalizzati? Non so, ma una cosa è certa: erano l’incarnazione di un asservimento volontario che è tradimento della propria classe, del proprio genere, della propria razza, intese come categorie politiche e non certo naturali.

Vergogna e rabbia per loro, ribrezzo per tutte le immagini del potere che si susseguivano all’ingresso, in platea, sul palco…magistrati…politici…poliziotti..prelati…presidenti…giornalisti..deputati…industriali…personalità straniere… penose manifestazioni canore….. una sagra di paese per la santificazione delle multinazionali e un inno all’arroganza della borghesia.

Al centro di tutto, l’ “albero della vita”, simbolo ipocrita dell’altrettanto ipocrita titolazione dell’Expò ”Nutrire il pianeta” che altro non sta a significare se non distruzione, rapina, predazione delle risorse umane e naturali, guerre neocoloniali, sfruttamento, militarizzazione…uno scenario di morte in cui si muovevano scheletri con l’ermellino come nella Camera dei Lord de “La classe dirigente”.

La vita vera stava altrove,  era fuori, nelle strade di Milano, in tutte quelle e in tutti quelli che non accettano, che non ci stanno, che vogliono riprendersi tutto…le case..le strade..le scuole..gli ospedali..i tempi e i modi della vita e del desiderio.

Milano il primo maggio era divisa in due: la morte abitava dentro l’Expò, la vita stava fuori e troverà mille e mille modi di manifestarsi e di dimostrarlo ancora anche contro quei fantasmi, quella parvenza di umani che sono usciti dalle tane quando la manifestazione è finita e si sono messi a ”pulire Milano”.

Mi hanno ricordato la marcia dei colletti bianchi della Fiat nel 1980 e, allo stesso tempo, la maggioranza silenziosa, perbenista e reazionaria che ha mandato al potere il fascismo negli anni venti.  La sintesi tra  politicamente corretto e ipocrisia della socialdemocrazia riformista con i valori neoliberisti ha prodotto ombre di esseri umani che hanno perso qualsiasi dignità e consapevolezza e che si beano di una schiavitù volontaria. Pulite, pulite, pulite bene, togliete le tracce dei migranti affogati, dei cie, dei lavoratori caduti dalle impalcature, di chi dorme sotto i ponti, di chi non ha casa, pulite come pulivate le tracce dei campi di concentramento, pulite come quando denunciavate i partigiani…continuate a pulire bene, forse i padroni del mondo vi getteranno qualche osso spolpato come ricompensa.