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Siamo la natura che si difende: riflessioni sulla lotta No Tav

Data di trasmissione
Durata 50m 59s

Mentre si continua a parlare di transizione ecologica, non cessa la distruzione e la devastazione dei territori. In collegamento telefonico con un compagno e una compagna della Valle di Susa, ripercorriamo le giornate di lotta che sono seguite allo sgombero dell'ex autoporto di San Didero. Un occasione per fare il punto della situazione sulla lotta No Tav e alcune riflessioni su come si sta muovendo lo stato italiano in materia di grandi opere.

Buon Ascolto!

Presidio ex-autoporto di San Didero: lo sgombero, la resistenza e le giornate di lotta

Data di trasmissione
Durata 23m 19s

Prosegue la resistenza a San Didero in val di Susa, dove nella notte di lunedì 12 è iniziato lo sgombero del presidio dell'ex autoporto. Mentre è in corso un campeggio di lotta, sono diverse le iniziative che si stanno portando avanti. 

In collegamento telefonico con un compagno, ripercorriamo le giornate di lotta da lunedì notte ad oggi.

Per restare informati su quanto sta accadendo:

https://www.facebook.com/Presidio-ex-autoporto-di-San-Didero-1066914680…

Campetto occupato sotto sgombero: resistenza e appuntamenti

Data di trasmissione
Durata 9m 52s

IL CAMPETTO OCCUPATO E' UFFICIALMENTE SOTTO SGOMBERO

Poco fa, in una nota stampa diffusa ovunque, il Sindaco e l'appena nominata direttrice dell'Asp2 Giulia Palestini, hanno annunciato i lavori entro l'estate al Campetto in viale dello Splendore.

Questo, senza troppi giri di parole, vuol dire il nostro sgombero.

Così il Sindaco cerca, dopo aver piazzato tutte persone a lui vicine nei posti di potere (compresa l'Asp2 che gestisce il Castorani), di coronare il suo sogno: sgomberare e distruggere un'esperienza di autogestione, di vita, di solidarietà, di lotta e libertà che va avanti da oltre cinque anni.

Se questi sono i loro piani.... si sbagliano di grosso!!!

https://www.facebook.com/Campetto-occupato-829503093827215/

Amore e rabbia senza rimpianti: ancora una richiesta di sorveglianza speciale

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Durata 14m 55s

Giovedì 1° aprile è stata notificata da parte della questura e della procura di Torino una nuova richiesta di sorveglianza speciale.

Negli ultimi anni questa misura preventiva di fascista memoria è stata applicata più volte a chi per anni si è speso nelle lotte.

A tutte queste persone con l’applicazione della misura è stato o è tutt’ora impedito di condurre liberamente la loro esistenza, in una cornice di divieti che impongono la cancellazione delle proprie relazioni, amicizie, e affetti, ma anche l’autorinchiudersi in un limbo in cui la propria vita viene snaturata, privata della possibilità di confronto con altre individualità e di instaurazione di nuove relazioni, il tutto motivato dalla cosiddetta “pericolosità sociale”.

E si, perché in questo caso specifico, il fulcro della richiesta di sorveglianza è l’essere un militante di lunga durata, un noto esponente del movimento anarchico torinese, che sotto le molteplici spoglie ora di occupante di El Paso, ora di redattore di radio blackout (“voce ufficiale degli ambienti anarchici cittadini”) o di antagonista non ha mai smesso di contribuire alle lotte, nonostante i diversi periodi di di detenzione.

La refrattarietà a piegare la testa, è prova di pericolosità sociale.

Non è sufficiente scontare le proprie condanne, ma è anche necessario abiurare la propria identità, la propria appartenenza, e dimostrare di avere assorbito un’altra ideologia, che ci vuole silenti, laboriosi, onesti e rassegnati.

E se poi hai pure scritto un romanzo in cui il protagonista è “riconosciuto” come tuo alter ego, ecco che i pensieri del personaggio ti vengono in qualche modo ascritti, limitandosi a riportare nelle carte quanto scelto dall’editore per la quarta di copertina, per dimostrare il pensiero nichilista , violento ed irriducibile dell’autore del romanzo stesso, e la sua conseguente pericolosità oggettiva.

Il libro in questione è Io non sono come voi, di Marco Boba, Eris edizioni, e quanto segue è quanto riportato nelle carte: “Io odio. Dentro di me c’è solo voglia di distruggere, le mia sono pulsioni nichiliste. Per la società, per il sistema, sono un violento, ma ti assicuro che per indole sono una persona tranquilla, la mia violenza è un centesimo rispetto alla violenza quotidiana che subisco, che subisci tu o gli altri miliardi di persone su questo pianeta”

La gravità nel considerare l’essere stato per anni un redattore di una radio libera e l’avere scritto un romanzo come prova dello status di “deviante” socialmente pericoloso è la dimostrazione mai celata che in questo paese esiste il reato d’opinione. La libertà è concessa solo se si resta obbedienti e proni, chiunque sviluppi un pensiero critico viene sanzionato, secondo gli inquirenti l’appartenenza all’ideologia anarchica è motivo per essere messi al bando, malgrado la “loro” Costituzione affermi esattamente il contrario.

La futura libertà di Marco verrà discussa alle 9,30 del 21 aprile in aula 7 del tribunale di Torino. Sarà un’occasione per stargli a fianco con amore e rabbia

Solidali con chi lotta e resiste

Libertà per tutti e tutte

 

da: https://ilrovescio.info/2021/04/03/richiesta-sorveglianza-speciale-alla…

12 aprile giornata di lotta - Documenti per tuttx - Repressione per nessunx

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A più voci mettiamo al centro le lotte delle persone immigrate in questo paese. La prossima mobilitazione è prevista per il 12 aprile. A Roma l'appuntamento è a piazza San Silvestro alle ore 10.

Di seguito l'appello che convoca la giornata di lotta:

Documenti per tutt*, repressione per nessun*!
Il 12 aprile scendiamo in piazza a Roma e in altre città d'Italia in contemporanea, per dire basta al ricatto dei documenti, agli abusi delle questure e al razzismo che viviamo ogni giorno!
Dopo un anno di pandemia, una sanatoria fallita e promesse di regolarizzazione non mantenute, migliaia di lavoratori e lavoratrici immigrati continuano a vivere appesi ad un permesso di soggiorno sempre più difficile da ottenere e sempre più facile da perdere.
Le richieste che portiamo in strada alle istituzioni sono molto chiare, tra cui:

- permesso di soggiorno incondizionato per tutt* non legato al contratto di lavoro
- accesso alla residenza
- accesso alla cittadinanza
- abolizione di tutti i decreti sicurezza
- fine degli abusi e dei lunghi termini nelle questure,
- azzeramento dei costi dei permessi
- chiusura dei centri di detenzione (CPR) e stop ai rimpatri
- permesso di soggiorno europeo

Il ricatto del documento non influisce soltanto sullo status giuridico e sulla libertà di movimento delle persone: è anche un enorme ostacolo all'accesso al lavoro, alla residenza, alla sanità e ai servizi in generale. Per questo la lotta per i documenti riguarda tutti e tutte noi, immigrati e italiani. Se ci sono persone sfruttate e discriminate perché senza un documento, siamo tutti e tutte più sfruttabili!

Vogliamo documenti per tutti*, e repressione per nessun*!
 

Berlino: la speculazione immobiliare e gli sgomberi

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Durata 28m 34s
Durata 8m 27s

Berlino è una città che sta attraversando una rapida trasformazione, soprattutto dal punto di vista del mercato immobiliare. A pagarne le conseguenze sono diversi spazi di compagni e compagne che rischiano lo sgombero. Ne parliamo in collegamento telefonico con un compagno e una compagna che ricostruiscono la storia recente degli ultimi anni e ci parlano delle iniziative di lotta messe in campo.

Buon Ascolto!

Un anno di rivolte e morti nelle carceri: che peso gli diamo?

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In questa puntata di Silenzio Assordante abbiamo ripercorso un anno (quasi) dall'inizio delle rivolte e le prime repressioni nelle carceri d'Italia. Partiamo con l'intervento di Lello, un compagno che ha ricostruito un quadro generale di quest'anno e delle condizioni delle persone in prigione. Abbiamo parlato poi con una parente che ci ha ricordato la solidarietà di chi da fuori ha sofferto e soffre per i propri cari e care reclusi/e. Poi abbiamo ascoltato una compagna di Torino e un compagno di Trieste che hanno raccontato le specificità delle lotte nelle carceri delle città, ricordando gli appuntamenti locali e generali.
In chiusura, sempre da Trieste, mettiamo al centro i limiti che quest'anno abbiamo riscontrato nel riuscire a far sentire il peso delle gravi violenze nelle galere e la repressione nei confronti di chi muove la solidarietà in frontiera.

Appello alla città: assemblea in piazza verso l'8 marzo

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APPELLO ALLA CITTÀ
ASSEMBLEA IN PIAZZA VERSO L'8 MARZO: SABATO 27 FEBBRAIO ore 16,30 Piazza Perestrello.

Nell'audio, montato dall'assemblea parenti e solidali dei detenuti, ascolterete le voci di partenti di persone detenute che hanno attraversato la radio nell'ultimo anno.

 

È passato quasi un anno dalle rivolte scoppiate nelle carceri di questo paese, proteste collettive che si sono espanse a macchia d'olio in tutto il mondo. Le persone prigioniere che si sono ribellate sapevano e sanno bene che nessun governante avrebbe mosso un dito per mettere in salvo dal contagio chi è rinchiuso: da sempre le galere escludono e vessano migliaia di vite, anche prima del Covid. Le proteste di chi era dentro hanno fatto scendere in strada anche chi ha i propri affetti rinchiusi, soprattutto le donne, che hanno deciso di non stare ad aspettare in silenzio, portando fuori con forza  le rivendicazioni di salute e libertà che venivano dai prigionieri e dalle prigioniere.

A Roma il tempo della rivolta è stato il 9 marzo, sia a Rebibbia che a Regina Coeli, la rabbia è esplosa e diverse forme di protesta sono continuate durante il corso dell'anno. Quel 9 marzo iniziavano a circolare le notizie della morte di alcuni detenuti durante le rivolte del giorno precedente a Modena e Rieti.

A Rebibbia 55 detenuti sono accusati di pesanti reati, tra cui devastazione e saccheggio, in seguito alla sommossa. Sono centinaia i detenuti che andranno a processo per le rivolte in tutto il paese. Possibile che lo stato abbia avuto il coraggio, dopo  le stragi e le torture di marzo e aprile che hanno tracciato una lunga scia di sangue, di mandare a processo centinaia di detenuti che hanno gridato la loro rabbia indicando l'unica soluzione possibile, ovvero lo sfollamento delle galere, per salvarsi dal contagio?

È la necessità di scongiurare nuove proteste a scatenare questa pesante vendetta. Le giuste rivendicazioni vengono messe a tacere con la violenza più feroce.

Sì, lo stato ci tiene alle sue galere, a quelle mura e a quelle sbarre così alte, che hanno un effetto su milioni di esistenze, anche quelle "libere". Le morti durante le rivolte  parlano chiaro, raccontano quello che lo stato
è disposto a farci per governare con la paura, per ribadire il suo potere se alziamo la testa, per impedire la solidarietà.

Il carcere non può restare una bolla separata da chi abita la città, non lo è e non possiamo permetterci di girare le spalle a chi è imprigionato/a.

Invitiamo tutte le realtà e le persone interessate a partecipare il giorno 27 Febbraio alle ore 16,30 in Pza Perestrello per un momento di confronto e aggiornamento sulla lotte nelle carceri e per parlare della mobilitazione nazionale dell'8 marzo sotto al ministero della giustizia.

Marzo 2020, quella nelle carceri è una strage di Stato.

NON LASCIAMOLI SOLI/E

Tutte e tutti davanti al DAP: proseguono le mobilitazioni contro il carcere

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E' passato quasi un anno dalle rivolte dovute all'incubo del contagio entrato nelle carceri di tutta Italia e non solo. Ad oggi le persone detenute, che da dentro quelle mura hanno lottato perché qualcosa cambiasse, si trovano in condizioni ancora più gravi. Tante persone hanno deciso di ribellarsi avanzando richieste in difesa della propria e altrui salute, all'interno di un luogo già di per sé insalubre e sovraffollato come il carcere. Si sono mosse per far sì che qualcuno si accorgesse della drammatica situazione degli istituti carcerari di questo paese. Chi amministra e gestisce gli istituti penitenziari non ha voluto assumere decisioni che avrebbero permesso il contenimento del contagio dentro quelle mura. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP), il Ministero di Giustizia, i Tribunali di sorveglianza sono, ognuno nel proprio ruolo, i responsabili di questa situazione ormai da tempo non più sostenibile.

In collegamento telefonico con una compagna facciamo il punto della situazione su quanto avvenuto nell'ultimo anno nelle carceri e all'interno del DAP.

Buon Ascolto!