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Milano - Il CPR: un posto da chiudere

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Con una compagna di "Punto di rottura" parliamo di un'iniziativa prevista domenica 24 ottobre a Milano.
L'interesse è rafforzare l'opposizione e la lotta contro il Centro di espulsione di via Corelli e raccontare come il sistema delle frontiere e degli eserciti sia al sevizio degli interessi economici e del colonialismo italiano.

Sul CPR di Torino in vista del corteo contro espulsioni, frontiere e sgomberi

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Con chi lotta contro i CPR a Torino raccontiamo la situazione e le novità che riguardano il centro di espulsione di Corso Brunelleschi.
Per aggiornarsi continuamente è possibile consultare il blog nocprtorino.noblogs.org.
Per sabato 6 novembre a Torino è previsto un corteo contro espulsioni, sgomberi e frontiere anche alla luce delle recenti mosse repressive avvenute in frontiera.

Sulla rivolta nel CPR di Corso Brunelleschi

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Durata 9m 6s

Al telefono con un compagno di Torino raccontiamo la rivolta avvenuta ieri nel CPR della città.

Qui la breve ricostruzione tratta dal sito Macerie:

Quasi una tradizione la rivolta estiva in c.so Brunelleschi.

Ieri sul fare della sera, appena arrivati sotto al Cpr torinese, alcuni compagni respirano ancora la rabbia che fuoriesce da quelle mura: urla, battiture e grida inneggianti alla libertà ancora si riverberano nell’aria agostina e si uniscono a quelle solidali fuori.

Sono ore che dentro al centro i reclusi hanno deciso di interrompere la generale asfissia della reclusione amministrativa. La scintilla non è solo una e le motivazioni della rabbia non possono essere stilabili  così facilmente in un elenco, ma da quello che raccontano i ragazzi dentro possiamo solo immaginare cosa significhi stare in un recinto per bestie da soma con 40°, l’acqua potabile razionata a un litro al giorno e consegnata immancabilmente calda, pasti avariati e alla mercé di forze dell’ordine e di un’azienda, la multinazionale francese Gepsa, che ricava il suo profitto dalle miserevoli condizioni quotidiane che riesce a imporre.

Ieri, all’ennesimo pranzo di merda, all’ennesimo rifiuto di condurre un ragazzo all’ospedaletto per delle cure, in mensa è partito un lancio di oggetti e cibo contro i lavoranti, responsabili come i militari di lavorare instancabilmente con ricatti e pestaggi affinché chi è privato della propria libertà tenga la testa bassa. Infatti il primo intervento delle forze dell’ordine presenti nella struttura è stato quello di impartire una lezione fisica al detenuto che chiedeva di essere visitato, così da levare il problema alla radice lasciandolo steso a terra. Gli altri compagni dello sventurato non sono rimasti con le mani in mano e dando sfogo all’umanità più bella, quella della ribellione nonostante tutto l’apparato attorno, sono usciti insieme in cortile a dare fuoco ad alcuni materassi, hanno spaccato i vetri delle aree e sono saliti sul tetto per resistere il più possibile ai rinforzi dello Stato in procinto di arrivare.

Come da aspettativa, la celere non si è fatta attendere.
Un centinaio di agenti in antisommossa hanno fatto irruzione e hanno distribuito le sante manganellate della pace e dell’ordine per calmare se non certo gli animi, di sicuro i corpi. E dopo le manganellate, i calci e i pugni, come da manuale, l’opera di divisione: molti sono stati rinchiusi nelle diverse stanze, mentre dei ragazzi sul tetto alcuni sono scesi alle 19, quando le minnacce contro di loro e il caldo estivo sono diventati gravosi, altri, ostinati, ci sono rimasti fino a stamane.

A fine giornata il conto delle botte prese dai detenuti è lungo e le procedure di cura all’interno del Cpr sono come al solito interessanti. Tra i tanti ematomi, tra le numerose ferite, il caso esemplare è quello di un ragazzo a cui hanno rotto la mano; gli hanno detto esplicitamente che aspetteranno almeno 30 ore prima di portarlo in un ospedale, perché così, rimarginate un po’ le lesioni, si può sostenere che la causa non siano le manganellate dirette prese dalla polizia.
Nonostante tutto al centro l’aria rimane calda e oggi tutti i cosiddetti ‘ospiti’ dell’albergo stellato di c.so Brunelleschi sono in sciopero della fame.

Gravissima situazione nel CPR di Palazzo San Gervasio, proseguono le resistenze dei reclusi

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Con un compagno di Potenza parliamo della grave situazione nel Centro d'espulsione a Palazzo San Gervasio. Ripercorriamo le resistenze alle pesanti violenze e raccontiamo il presidio solidale avvenuto il 25 aprile fuori dalle mura del lager.

Vi lasciamo all'ascolto della corrispondenza mentre qui sotto trovate un breve testo diffuso dal collettivo Anzacresa per completare il quadro della situazione.

Il 25 Aprile, in continuità con quanto fatto lo scorso anno nella stessa data, abbiamo deciso di non accodarci al clima di festeggiamento istituzionale e para-istituzionale, convinti che la battaglia di liberazione da oppressioni, discriminazioni e autoritarismi vada costantemente alimentata e perpetuata. Necessità ancor più sentita in questi giorni in cui si criminalizza la solidarietà verso chi varca le frontiere o valica dei confini (come accaduto a Briancon).

Ci chiediamo con quale coraggio si racconti e si festeggi la liberazione dall’oppressione nazi-fascista e dell’orrore dei campi di sterminio quando sul solo territorio italiano, ad oggi, sono presenti ben 6 strutture di detenzione per immigrati senza documenti. Dei veri e propri lager per stranieri in attesa di essere espulsi dal territorio italiano.

Le condizioni in cui vengono tenute recluse queste persone sono davvero al limite: pestaggi continui da parte delle forze di polizia, intimidazioni, minacce, assenza di acqua calda.

Abbiamo scelto dunque di lanciare un presidio, cercando di raggruppare tutte le persone interessate a portare solidarietà ai reclusi, al fine di recarci fisicamente sotto le mura del C.P.R. (Centro di Permanenza per i Rimpatri) di Palazzo San Gervasio e provare a parlare direttamente con loro, ad urlare i nostri slogan portando loro un po’ di calore umano, a fargli sentire che non sono soli.

Sentendo i nostri cori e le nostre urla alcune persone sono salite sui tetti delle baracche che fungono da abitazione e sono riuscite a vederci, a salutarci e a raccontarci la tragica situazione che si vive all’interno.

Ci parlano di scioperi della fame, di grave depressione e di alcuni atti di autolesionismo e persino di un tentato suicidio.

Davanti ad un orrore così forte e sistematico, totalmente legalizzato e regolamentato dalle norme sulla cosiddetta “accoglienza” e sull’immigrazione, c’è però chi ha pensato che la notizia non fosse l’esistenza stessa di quel lager né le parole di chi ci vive dentro ma, la presenza di un gruppo di solidali accorsi a protestare. Non si stupiscano gli organi di stampa se le loro telecamere e i loro microfoni non risultano graditi, dal momento in cui è dalle loro stesse emittenti che quotidianamente vengono sversati fiumi di parole di criminalizzazione contro le persone che finiscono nei C.P.R.

Giornali che non hanno perso un attimo di tempo per “vendicarsi” diramando la notizia del sequestro di uno striscione con la scritta “Fuoco ai C.P.R.” effettuato dai carabinieri, la responsabilità del quale è stata addossata a 3 compagne, nei confronti delle quali esprimiamo massima solidarietà, anche per l’indecente trattamento mediatico subito!

Torino - La lotta nel CIE/CPR di Corso Brunelleschi e la solidarietà in strada

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Con un compagno di Torino ci aggiorniamo sulla situazione nel Centro per le espulsioni di Corso Brunelleschi e sulle proteste delle persone recluse.

In conclusione vi raccontiamo una serata di resistenza alle retate nel contesto di continui controlli e rastrellamenti in un quartiere della città.

Presidio al CIE di Ponte Galeria a Roma e a corso Brunelleschi a Torino

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Dopo le rivolte di dicembre che hanno portato alla chiusura della parte di maschile del CIE di Ponte Galeria, continuano i presidi per sostenere la lotta dei migranti per la chiusura totale dei CIE. In particolare oggi per sostenere le 40 donne ancora recluse a Ponte Galeria. Imponente la presenza delle forze dell'ordine.

 

Sentiamo anche come è andato quello a Torino contro il CIE di Corso Brunelleschi.

Lotte dentro e fuori i CIE

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Durata 18m 54s
Durata 21m 18s

Nella puntata del primo giugno abbiamo avuto due lunghe corrispondenze: la prima con un compagno di Torino, la seconda con un compagno di Roma, entrambi impegnati nella lotta contro i CIE.

Nella prima corrispondenza abbiamo parlato della macchina delle espulsioni e delle possibili lotte, dal momento in cui è aumentato il flusso di persone recluse ed espulse: con la legge del 25 novembre si è infatti passati da un tempo di reclusione di 18 mesi, a quello di massimo 3 mesi.
Si è quindi parlato degli enti gestori e di chi si arricchisce con la reclusione delle persone migranti per poi passare a come si è impostata la lotta a Torino contro le retate (che ha portato agli arresti di Toshi, Erika, Luigi e Paolo e ad altre misure restrittive) e contro le ditte che si occupano della ristrutturazione del CIE di Corso Brunelleschi.

Nella seconda corrispondenza abbiamo parlato del presidio solidale del 30 maggio davanti al CIE di Ponte Galeria, per poi raccontare la situazione attuale all'interno del centro e le proteste delle persone recluse.
Nel CIE di Ponte Galeria sono attualmente recluse circa 160 persone, arrestate durante le retate in strada o tradotte nel CIE dopo aver scontato una pena in carcere.