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silenzio assordante

Via Triboniano: nascondino, o guardie e ladri?

Data di trasmissione

riceviamo e pubblichiamo dal Comitato antirazzista milanese:

 

REPORT DELLA GIORNATA DEL 23 MAGGIO 2010 AL CAMPO ROM DI VIA TRIBONIANO

NASCONDINO, O GUARDIE E LADRI?


Domenica 23 maggio era prevista un’assemblea pubblica presso il campo di Via Triboniano. Convocata dagli abitanti del campo e dal Comitato antirazzista milanese, era intesa a fare un bilancio di quanto accaduto nei giorni precedenti e un’analisi collettiva della situazione apertasi dopo gli scontri di giovedì. I riflettori accesi intorno alla questione Triboniano, l’evidenza dell’arbitraria violenza nella gestione della piazza e lo sbugiardamento delle immancabili menzogne politico-poliziesche, facevano presupporre che l’assemblea sarebbe stata molto partecipata.  Lo sapevamo noi e i nostri amici, lo sapevano anche i nostri nemici.

Alla vigilia il vicesindaco De Corato annunciava che avrebbe fatto di tutto affinché tale assemblea non potesse avere luogo, contattando questura e prefettura in questa direzione.
Detto fatto: domenica nel primo pomeriggio la zona intorno al campo è interamente militarizzata con centinaia di agenti in antisommossa, agenti della polizia locale e drappelli di digos. Chi si avvicina viene fermato, identificato, allontanato. La barriera dell’esclusione etnica, della segregazione sociale e della partizione umana non deve essere infranta, nessuna discussione comune deve avvenire, nessuna solidarietà attiva deve potersi esprimere.

I dirigenti di piazza con tronfio autocompiacimento sono inizialmente convinti di aver fatto un buon lavoro: la barriera etnico-sociale è ribadita dallo sbarramento di scudi e caschi. Eppure, nel corso del pomeriggio, si accorgono che qualcosa non ha funzionato: scrutando coi binocoli l’interno del campo (ben sapendo di non essere affatto, loro, i benvenuti), vedono dei  movimenti, gente che fa capannello, discute, parla… Qualcosa evidentemente è andata storta: cominciano le prime timide incursioni della Polizia Locale alla ricerca di infiltrati e sobillatori. Entrano e non trovano nessuno. Escono e la gente ricompare. E così ripetutamente. Con sempre più affanno, cominciano a setacciare il campo con dispiegamenti più massicci di poliziotti, al seguito dei digos; vanno avanti e indietro, a destra e a manca, cercano anche dentro le baracche, ma non trovano niente e nessuno. I rom li guardano di sottecchi con indifferenza, li ignorano, non gli rivolgono nemmeno una parola. In cuor loro, sorridono al cospetto di tanta imbecillità.

Ebbene sì, noi nel campo c’eravamo. Eccome se c’eravamo. Abbiamo parlato tutto il pomeriggio con tanta gente, bevuto birre coi rom, condiviso riflessioni e valutazioni; abbiamo fatto anche una diretta radiofonica da dentro il campo, giusto per lo sfizio; e abbiamo giocato coi bambini, facendo disegni, lanciandoci la palla e soprattutto inventando una nuova versione del gioco “guardie e ladri”, quella con le sentinelle volanti: indovinate un po’, com’erano distribuite le parti? È vero: l’assemblea plenaria del campo, come era stata intesa
inizialmente, non c’è stata. E non c’è stata per un motivo ben preciso: se fossimo stati toccati all’interno del campo, sarebbe successo un macello e ieri non c’era volontà alcuna, da parte nostra (e “nostra”, qui, si riferisce a noi coi rom, ai rom con noi), di surriscaldare gli animi. Chi
stava proponendo “un intollerabile linguaggio della violenza” (De Corato) erano ancora una volta lorsignori.

A partire dalle lunghe discussioni svoltesi nel corso della giornata, alla luce degli eventi e di una riunione svoltasi in serata al Torchiera con alcuni rappresentanti del campo (con buona pace di quanto riportato oggi da Il Giornale), possiamo fare le seguenti valutazioni:

1) nei confronti delle promesse fatte dalla Moioli alla delegazione dei rom, convocata in tutta fretta venerdì sera in prefettura, nel campo è ampiamente diffuso un atteggiamento di scetticismo: la promessa di consegnare case a tutti entro settembre con una partecipazione del 50 % delle spese d’affitto per quattro anni da parte del comune, è tanto allettante quanto sospetta. Anzitutto perché fatta solo a voce e con l’esplicita richiesta di non renderla pubblica (mentre, allo stato attuale delle cose, l’unica cosa scritta resta l’ordinanza di sgombero entro il 30 giugno); in secondo luogo, perché a molti sembra un chiaro temporeggiamento per calmare gli animi oggi e poter colpire quest’estate, quando i bambini non vanno più a scuola e molti sono in vacanza; infine, perché si prevede di far rientrare la Casa della Carità in funzione di “mediazione”, e tutti nel campo conoscono molto bene le porcherie di cui sono capaci Don Colmegna e collaboratori. Questa sera (lunedì) ci sarà un altro incontro delegazione rom-comune-casa della carità di cui daremo conto prossimamente.

2) Risulta evidente, ancora una volta, il tentativo disperato di mantenere una separazione tra i rom e qualsivoglia individuo solidale: un tentativo fatto a colpi di calunnie, menzogne, demonizzazioni personali ed esibizioni muscolari. La logica del divide et impera non tramonta mai, e sembrano disposti a tutto per imporla. Registriamo comunque il fatto che, in un rovesciamento delle parti non privo di significato, abbiamo ricevuto per l’intera giornata la fattiva complicità attiva di tanti abitanti del campo.
 

3) Infine, se da un lato ritrovarsi a giocare a nascondino o a guardie e ladri è stato anche, a suo modo, divertente, dev’essere sottolineato e denunciato con forza il processo di “clandestinizzazione” coatto cui siamo stati sottoposti, inseguiti da una sorta di novella Gestapo all’interno di una zona rossa al quadrato, disegnata intorno a un campo di segregazione razziale: noi costretti comunque a divincolarci e nasconderci senza aver commesso alcun reato, altri accorsi a partecipare, bloccati a cento passi dall'ingresso d'un kampo. Ennesimo esempio dello stato d’eccezione permanente e di militarizzazione dei territori (da Pianura ... a L'Aquila...) cui stanno sottoponendo tutti, e che non può passare in silenzio. Di qui l’ipotesi di convocare a breve un’assemblea pubblica per discutere di questa situazione “gestional-repressiva”, sia nella sua natura intrinseca, sia nel suo significativo nesso con la specificità della lotta dei rom di Triboniano.   

Comitato antirazzista milanese
Milano, 24 maggio 2010

 

Fuori e dentro i Cie

Data di trasmissione

  

Nella puntata di venerdì 21 maggio 2010:

 

Presentazione della NO BORDER WEEK: la settimana di mobilitazione cittadina contro i Cie, che si svolge a Roma dal 21 al 29 maggio.

 

Corrispondenze con i compagni e le compagne che stanno costruendo le iniziative che si susseguiranno nel corso della settimana, per le strade, nelle piazze e negli spazi occupati.

 

L'elenco completo delle iniziative, in continuo aggiornamento, si può leggere su http://nocie.noblogs.org

 

Per firmare l'appello degli intellettuali per la chiusura dei Cie vai su http://www.nocie.org

Sui fatti di via Triboniano a Milano

Data di trasmissione

riceviamo e pubblichiamo un comunicato del comitato antirazzista milanese che racconta quanto avvenuto ieri in via Triboniano a Milano:

  

 

Scriviamo questo comunicato sull'onda degli avvenimenti accaduti in via Triboniano nelle ultime ore per fornire l'esatta descrizione dei fatti dopo che un'autentica ridda di falsità alimentata da mass media e forze politiche ha cominciato a circolare.

 

Iniziamo col dire che i rom di via Triboniano sono usciti dal campo poco dopo le 16 per raggiungere i mezzi pubblici e andare al presidio di Piazza della Scala di fronte a Palazzo Marino, sede del consiglio comunale.

 

Il presidio, deciso nell'assemblea pubblica tenutasi domenica 16 maggio, era stato comunicato alle autorità competenti (Questura di Milano) già lunedì mattina, prima via telefonica, avendone un riscontro positivo, di seguito via fax.

 

Dopo circa 500 metri di via barzaghi , che collega il campo rom al piazzale del cimitero maggiore, uno sbarramento di polizia e carabinieri ha fattivamente impedito ai rom di andare a prendere il tram 14, unico mezzo di comunicazione per raggiungere il centro città.

 

L'intento di ps e carabinieri, evidentemente istruiti dalle forze politiche che alimentano da tempo la SOLUZIONE FINALE per i rom di Triboniano, era quella di impedire in tutti i modi di raggiungere il presidio: era soprattutto di impedire di rendere pubblica la proposta politica che questi avevano formulato.

 

Fuori dai luoghi comuni sui rom parassiti e approfittatori, la richiesta era e resta molto chiara: tramite i fondi europei stanziati per le comunità rom e gestiti dal Comune ( fino ad ora utilizzati solo per funzione di controllo dei rom e per ingrassare la miserabile gestione caritatevole di alcune associazioni cattoliche) si chiede la concessione di aree abbandonate dentro il territorio del comune di Milano, autorecuperabili a costo zero, e garantendo la continuità scolastica ai bambini.

 

Una proposta troppo intelligente (e in fin dei conti persino moderata) per i razzisti che stanno nel consiglio comunale di milano e che si annidano anche tra tante associazioni, cattoliche e/o democratiche: tutti pronti ad alimentare la parossistica immagine dei rom disadattati, criminali e stupidi, manovrati da un gruppo di sobillatori di professione, cioè i compagni e le compagne del comitato antirazzista di milano.

 

Dopo l'opposizione agli sgomberi di giovedì scorso, tutti i mezzi di comunicazione hanno pompato a dismisura questa immagine, creando le condizioni per giustificare la rappresaglia di Polizia e Carabinieri, che oggi ha potuto scatenarsi con una gragnuola di colpi mirati a chi voleva andare a prendere un tram.

 

A tale violenza è stata opposta una resistenza straordinaria: all'attacco razzista e annientatore si è risposto con l'attacco a mani nude, pietre, bombole, barricate; per ben tre volte la polizia ha dovuto arretrare scomposta, e solo dopo aver lanciato decine di lacrimogeni e aver scagliato un blindato contro i rom, è riuscita a sfondare e a farsi largo.

 

Nel frattempo l'intera zona veniva isolata : i pochi, (troppo pochi) solidali accorsi che hanno avuto la dignità di non voltarsi dall'altra parte mentre veniva consumato l'ennesimo pogrom razzista, sono stati tenuti a più di un chilometro di distanza, mentre arrivavano ambulanze e decine di altri blindati, e già cominciava a girare la versione ufficiale: “una manifestazione non autorizzata è stata dispersa dai celerini che sono stati proditoriamente attaccati dai rom”.

 

Credono di fermare la lotta con manganellate e menzogne? Pare proprio di no.

 

I rom rilanciano. La lotta va avanti:

 

Domenica ore 15:00 assemblea cittadina al campo rom di via Tiboniano.

 

Comitato Antirazzista Milanese - 20 maggio 2010

 

 

puntata speciale sulla NO BORDER WEEK

Data di trasmissione

 

Questo venerdì raddoppiamo: la puntata di Silenzio Assordante del 21 maggio 2010 andrà in onda dalle 16.00 alle 18.00.

 

Due ore di trasmissione per raccontare le iniziative della NO BORDER WEEK: la settimana di mobilitazione cittadina contro i Cie che si svolgerà a Roma dal 21 al 29 maggio 2010.

 

Tulle le informazioni sono sul blog http://nocie.noblogs.org

Appello per un corteo contro i Cie il 19 giugno a Modena

Data di trasmissione

 

riceviamo e pubblichiamo l'appello per la costruzione di un corteo contro i Cie il 19 giugno a Modena

  

Modena 19 giugno 2010
Corteo contro i Centri di Identificazione ed Espulsione

 

All’interno di un percorso di lotta che parte da lontano e che si è andato intensificando negli ultimi mesi qui a Modena e a Bologna, in Italia e in generale in Europa, con scioperi della fame, rivolte, fughe dei reclusi, e presidi, presenze nelle città, azioni di sostegno dei solidali, promuoviamo un corteo a Modena per il 19 giugno 2010

Contro i Cie, perché sono i lager odierni in cui vengono rinchiusi gli immigrati senza le carte in regola per vivere nei paesi dei ricchi

Contro le deportazioni, chiamate spudoratamente rimpatri
Contro la funzione di questi centri, che è quella di tenere sotto minaccia della privazione della libertà individui da annientare e rendere quindi disponibili per lavori da schiavi
Contro chi li gestisce, perché lucra sulla miseria, come la Croce Rossa e la Misericordia che si presentano dissimulati sotto un’aurea caritatevole o le Cooperative della Lega Coop che si spacciano come promotrici della mutualità e della solidarietà
Contro tutte le aziende che si arricchiscono con appalti per fornire servizi all’interno come la Concerta spa e la Sodexo
Contro tutti gli uomini in divisa che, nell’adempimento del loro “dovere” di carcerieri, nei Cie massacrano e stuprano
Contro il Cie di Modena, gestito dalla Misericordia di Daniele Giovanardi che, attraverso i suoi metodi da piccolo dittatore fatti di propaganda da un lato e asservimenti, soprusi, divieti, restrizioni e isolamento praticati sui reclusi dall’altro, sperimenta un modello esemplare per altri Cie in Italia
Contro Frontex, l’agenzia che gestisce e organizza le deportazioni per i paesi europei e controlla le frontiere
Contro la propaganda razzista
Contro il silenzio complice dei “bravi cittadini”

Insieme a chi brucia i Centri di detenzione
Insieme ai rivoltosi di Rosarno
Insieme a chi non si arrende e lotta con i mezzi che ha a disposizione: rivolte, scioperi e fughe
Insieme a chi non gira la testa dall’altra parte

Fuori i reclusi dai Cie
Fuori i Cie dal mondo

Coordinamento per il 19 giugno

 

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Alcune considerazioni


 
Il circuito dello sfruttamento


 

I Cie, ex Cpt, sono luoghi di detenzione amministrativa sottoposta all’autorità di polizia quindi, da un punto di vista giuridico, propriamente equiparabili ai Lager nazisti. Istituiti dalla sinistra nel 1998 e condotti a compimento dalla destra, sono parte integrante e costituente di un meccanismo perfettamente oliato che alimenta il circuito dello sfruttamento. La politica razzista, con le sue leggi e la sua propaganda, incalza l’immigrato schiacciandolo nell’angolo per renderlo sfinito e umiliato schiavo, un pezzo utile da mettere a profitto nei tempi della produzione o in quelli del business del “divertimento” sessuale. Nei Cie vengono rinchiusi immigrati senza il permesso di soggiorno, ma non solo. Ci sono persone che hanno richiesto l’asilo politico, che hanno lavoro e carte in regola ma con vecchi decreti di espulsione sulle spalle, che hanno finito di scontare una pena in carcere e donne, tante donne, in molti casi vittime della tratta. Gente che è sfuggita da guerre, persecuzioni, maltrattamenti e prostituzione. E fame. Guerre e fame che il capitalismo occidentale produce per continuare indisturbato a dominare e a razziare il mondo.
Resi clandestini per la sventura di arrivare da paesi disgraziati, sotto la minaccia costante e continua di essere internati e deportati, di venire fermati per strada, negli autobus, nei treni e trattati come bestie, di venire separati dagli affetti più cari, di finire nuovamente nelle grinfie di sfruttatori e “protettori” senza scrupoli, vivono in balia della malvagità di chi esegue gli ordini del potere.
Il meccanismo dello sfruttamento per funzionare ha bisogno di un braccio armato fatto non solo di sbirri e militari, ma anche di controllori di autobus e treni che, solerti, scovano immigrati clandestini e li consegnano nelle mani delle autorità. Necessita di un ambiente predisposto ad accogliere tutte le possibili misure di controllo, militari nelle città compresi, quindi la propaganda razzista sostenuta dall’ossessione securitaria entra in campo per alimentare le paure eliminando il rischio che qualcuno solidarizzi o manifesti repulsione per metodi così spietati e disumani. È così che si forma un esercito di schiavi circondati da una massa grigia di esseri collusi, insensibili e meschini.

Il secondo termine, espulsione, richiede a sua volta che venga predisposto un meccanismo di attuazione. Centri di detenzione per immigrati sono presenti in tutta Europa e nel 2004 è stata istituita Frontex (Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne) che, tra le altre, ha la funzione di «fornire agli stati membri il sostegno necessario per organizzare operazioni di rimpatrio congiunte». Non è facile nemmeno per gli stati deportare, ci vogliono accordi con i paesi terzi, tanto che spesso vediamo presidente del consiglio e ministri italiani correre smaniosi in giro per il mondo alla ricerca di accordi con Libia, Ghana ecc. Ma ora Frontex è pronta per il suo compito, ha a disposizione aerei charter noleggiati con pilota compreso per le deportazioni che rastrellano gente dai vari centri di detenzione facendo scali in diverse città europee. E si tratta di un intervento prezioso per il sistema rimpatri anche perché sugli aerei di linea troppo spesso i comandanti hanno dovuto far scendere i deportati, e la loro scorta, a causa delle proteste loro o di altri passeggeri, scioccati nel vedere gente in manette e maltrattata.

 

Le condizioni nei Cie e le lotte recenti


 
Chiunque segua le lotte contro i Cie sa che non passa giorno senza che arrivino notizie di soprusi e maltrattamenti, che i reclusi lamentano un disinteresse totale rispetto a qualunque genere di necessità, perfino di cure mediche anche in presenza di malattie o ferite gravi. Si sa che il cibo è pessimo, scarso, condito con psicofarmaci e a volte pure pieno di vermi o scarafaggi. Che gli internati non hanno alcun diritto e che per loro è praticamente impossibile uscire anche se hanno casa, lavoro, coniuge italiano e figli. Che le forme di protesta vengono spesso schiacciate dalla repressione e dai manganelli e che le pene per chi reagisce sono sempre alte. A volte arrivando persino alla morte, come nel caso di uno dei rivoltosi del Cie di Milano. Che gli operatori dei Cie e le guardie si rivolgono agli immigrati con violenza e disprezzo. Che i ricatti sessuali contro donne e trans sono quotidiani. Che gli stupri da parte delle guardie, e di chissà chi altro, sono un rischio costante e troppe volte una realtà. Che quando le violenze vengono denunciate, come nel caso di Joy e di Preziosa, le ritorsioni sono terribili e interminabili. Che i reclusi vengono spesso rispediti in paesi di cui non sanno più nulla e che in certi casi non sono neppure quelli di provenienza. Si potrebbe continuare all’infinito con esempi di soprusi e palesi ingiustizie, di esasperazioni che portano a pesantissime forme di autolesionismo fino ad arrivare in alcuni casi al suicidio.
Ma è anche vero che le tensioni e le ribellioni dentro tutti i centri di detenzione in Italia e in Europa intera non si placano. La gioia per le fiamme di Vincennes o di Lampedusa non si spegne e l’esempio recente di 84 donne in sciopero della fame a Yarl’s Wood in Inghilterra dà forza e speranza. Senza dimenticare l’indomabile sciopero della fame che ormai da marzo prosegue a staffetta, con il forte sostegno dei compagni fuori, al Cie di Milano.
In Italia, dall’approvazione del nuovo Pacchetto Sicurezza nel luglio 2009 con il quale è stato introdotto il reato di clandestinità e il prolungamento fino a sei mesi del periodo di detenzione nei Cie, le ondate di protesta, le lotte all’interno dei lager della democrazia e fuori non si sono mai fermate. In alcune occasioni la determinazione e la rabbia dei reclusi hanno portato a coraggiose rivolte e fughe, pensiamo alle rivolte dell’estate scorsa al Cie di via Corelli a Milano, a quella di Modena dove i reclusi hanno reso inagibili diversi padiglioni, alle continue fughe dal Cie di Torino, alla rivolta e al fuoco di Ponte Galeria a Roma, a Gradisca, ai tentativi di ribellione di Bari, all’incendio recente al Cie di Bologna.
All’esterno la lotta di tanti si è espressa e continua a esprimersi in Italia, a Parigi, in Belgio, ovunque e in molteplici forme, dai presidi, al sostegno agli scioperi della fame, alle iniziative in città per portare fuori la voce dei reclusi, a tante e ripetute azioni solidali contro i responsabili e gli speculatori che si ingrassano con l’affare Cie.
I Cie esistono ancora, certamente la lotta non ha ancora raggiunto un sufficiente livello di efficacia ma c’è, dentro e fuori.


 
I Cie di Modena e Bologna


 
I Cie di Modena e Bologna sono strutture dalle quali, come ci hanno fatto sapere i reclusi, «tutti sanno che non si esce»; sono carceri speciali per immigrati le cui condizioni interne sono particolarmente dure e disumanizzanti, i regolamenti applicati totalmente arbitrari e funzionali alla castrazione di ogni forma di protesta, di rivendicazione di libertà e di comunicazione con l’esterno fin dal principio. Non si possono tenere i cellulari che vengono sequestrati all’entrata, tranquillanti vengono somministrati nel cibo a colazione, pranzo e cena, e abusi e violenze da parte di ispettori di polizia, ricatti e insulti sono all’ordine del giorno. Come se non bastasse in questi centri una buona percentuale di detenuti è persino in possesso del permesso di soggiorno. Chi viene internato nonostante sia “regolare” non è un malcapitato a caso e raro, bensì chiunque abbia avuto un decreto di espulsione anche se riferito a un periodo per il quale il reato è già stato indultato. Ma non importa «loro cliccano sui computer e se risulta qualcosa che non torna ti portano dentro anche se hai un lavoro o se pensavi di dover solo completare delle pratiche di regolarizzazione». Dai Cie di Modena e di Bologna non si esce, non solo per militari, sbarre e filo spinato, ma anche perché l’ampliamento del raggio di persone internabili e il prolungamento dei tempi di detenzione fruttano moltissimi soldi ai gestori di queste strutture, ovvero alla Confraternita delle Misericordie presieduta da Daniele Giovanardi. Questa associazione cattolica guadagna 75 euro al giorno per ogni recluso del Cie di Modena e 72 per quello di Bologna. Sarà per questo che alcuni reclusi ci dicono che non vengono nemmeno rimpatriati, anche quando lo vorrebbero?
Il 17 aprile, dopo mesi di silenzio imposto e di ribellioni stroncate, 50 reclusi tra uomini e donne del Cie di Bologna sono entrati in sciopero della fame e, successivamente, si sono rivoltati dando fuoco a parte della struttura, causando 50.000 euro di danni. Un bel regalo per chi ha scelto di fare dell’internamento degli immigrati un lucroso business!
Nei giorni successivi, i giornali locali interessati solo quando la notizia è eclatante e fa vendere ma mai nella quotidianità delle sopraffazioni patite da chi sta dentro questi infami luoghi, hanno diffuso la notizia di diversi episodi avvenuti tra Bologna e Modena in relazione a quello che definivano «il presunto sciopero della fame»: una quindicina di solidali sono entrati con volantini e megafono nel tribunale del giudice di pace a Bologna, il giorno dopo un gruppo di persone avrebbe spaccato i vetri della mensa universitaria di Bologna rifornita dalla Concerta Spa che porta i pasti anche al Cie e che circa un mese prima avrebbe subito danni a furgoni parcheggiati in una sua sede ritrovati con le gomme tagliate, infine il 2 maggio un gruppo di solidali ha scelto di interrompere la messa della domenica nel duomo di Modena per smascherare, con volantini e megafono, le responsabilità dei gestori del Cie della città e per rompere il silenzio. Un silenzio che per quanto riguarda il Cie modello di Modena, che per le peculiarità indicate sopra presumiamo sperimentale, è sempre stato totale. Giovanardi ha poi dato dei farneticanti a chi porta in diverse forme la solidarietà agli immigrati reclusi nel suo Cie, dove secondo lui sono trattati con tutti i riguardi e le misericordiose cure necessarie.

 


 
Per continuare opportunamente a farneticare indiciamo


 


Un Corteo contro i Cie e contro la Misericordia che gestisce quelli di Modena e Bologna.
Un corteo che miri a far conoscere alla città le nefandezze che quotidianamente avvengono dentro questi lager.
Un corteo contro la vergogna delle deportazioni
Un corteo comunicativo che punti il dito contro i responsabili di queste strutture.
Un corteo che non deleghi la propria difesa.
Un corteo contro i Cie per noi è un corteo contro l’organizzazione sociale che li ha concepiti e realizzati, non vogliamo bandiere di partiti o di sindacati.



 
Consapevoli che l’opposizione ai Cie non si esaurisce in scadenze e appuntamenti ma si alimenta giorno per giorno delle proteste e delle rivolte interne e dei contributi solidali di chi lotta al loro esterno, crediamo importante in questo momento lanciare un’iniziativa partecipata per ribadire la natura di questi centri e che i responsabili non sono entità astratte ma collaboratori e approfittatori concretamente esistenti e contro i quali è possibile indirizzare le nostre lotte.


 


 
Coordinamento per il 19 giugno
 

Lo stupro? «In strutture come i Cie e le carceri può capitare», parola di Giovanardi

Data di trasmissione

 

riceviamo e pubblichiamo da http://noinonsiamocomplici.noblogs.org
  

Lo stupro? «In strutture come i Cie e le carceri può capitare», parola di Giovanardi

  
«E' un episodio gravissimo ma che purtroppo in strutture come i Cie e le carceri può capitare», così afferma Daniele Giovanardi, il solito «fratello di suo fratello» che ormai ben conosciamo, commentando un tentativo di stupro avvenuto nel Cie di Modena da parte di tre reclusi nei confronti di un quarto, un giovane nigeriano.

 
I giornali locali ne hanno parlato in lungo e in largo, soffermandosi in particolare sull'intervento delle forze dell'ordine e dei misericordiosi presenti nella struttura.
Al ragazzo nigeriano va tutta la nostra solidarietà, ovviamente.

 
Ma non possiamo non notare la strana coincidenza per cui, a sole tre settimane dall'incidente probatorio che vedrà Joy ed Hellen faccia a faccia con Vittorio Addesso nel tribunale di Milano (l'8 giugno, alle 15.30), proprio il Cie in cui si trova Joy conquisti la ribalta per la prontezza con
cui è stata evitata una violenza sessuale.

 
A quanto pare nei Cie, come all'esterno, la violenza sessuale fa notizia quando gli stupratori sono immigrati, ma se invece si tratta di italiani, tanto più se in divisa, allora è bene tacere o, peggio, accusare di calunnia chi denuncia.
 
E se questo non fosse sufficiente per mostrare le miserie di questo paese, andiamo a vedere il caso di Luca Baj, avvocato dell'ex consigliere comunale e candidato sindaco della Lega Felice Cogliati. Per difendere Cogliati che in un paesello della bergamasca era solito minacciare violentemente le prostitute nigeriane gettando loro addosso liquido infiammabile, lasciandole nude in mezzo alla neve, rapinandole armato di coltello e pistola Luca Baj sostiene che le donne avrebbero sporto denuncia per vendicarsi di esser state "disturbate" nonché per ottenere un permesso di soggiorno.

 

Report del presidio al Cie di Bologna del 10 maggio 2010

Data di trasmissione
Durata 4m 46s

 

La voce di un recluso del Cie di Bologna - raccolta da Macerie, la trasmissione di Radio Blackout di Torino - descrive le condizioni di vita dentro al Cie gestito dalla Misericordia.

 

Leggi Fare del bene, l'articolo di Macerie sulla situazione nei Cie di Modena e Bologna.

 

Di seguito il report del presidio che si è svolto ieri davanti al Cie di via Mattei a Bologna:

 

Ieri, 10 maggio 2010, un gruppo di solidali con i reclusi del Cie di via Mattei a Bologna si è ritrovato sotto le mura per un Presidio con musica e interventi.

 

La risposta è stata immediata, con battiture e urla. Nella prima telefonata ci hanno raccontato di un grande dispiegamento di forze di polizia all’interno già da alcune ore ma erano contenti della nostra presenza e ci ringraziavano collettivamente, con tante voci che si sovrapponevano per riuscire a comunicare tutti insieme.

 

Confermano, non su richiesta nostra, che nel cibo mettono cose per addormentarli al mattino, a mezzogiorno e alla sera, che i sedativi li danno facilmente a chi li richiede ma i farmaci, anche quelli salva vita, no. Il cibo resta immangiabile e da fuori non si può fare entrare nulla. Ci sono ora 60 uomini e 30 donne internati nel Centro. I maltrattamenti sono quotidiani e nessuno ascolta i loro bisogni.

 

Dallo steso numero di cellulare ci è arrivata un’altra telefonata molto interessante di un ragazzo che è in Italia da 4 anni, molto preparato su questioni legali. Ci ha raccontato che ora anche a Bologna i cellulari vengono requisiti in entrata, come a Modena, e che ne hanno “salvati” solo 4 o 5 che utilizzano insieme. Dice anche che oramai tutti sanno che dai Cie di Bologna e di Modena non si esce, non c’è tentativo che riesca, e non sta parlando di fughe. Parla di altri Cie dai quali, con ricorsi o certificati medici, qualche possibilità di venire rilasciato c’è, ma da Bologna e Modena mai.

 

Questo lo mandiamo a dire, ovviamente farneticando (come da dichiarazione rilasciata dal “buon samaritano” Giovanardi su tutti i media possibili e immaginabili rispetto gli autori delle ultime, ripetute, iniziative contro la Misericordia e la Concerta, che fornisce i pasti nei suoi due Cie), a Giovanardi, che sostiene che al Cie di  Modena si stia bene e si resta “solo” 59 giorni, e alla sua banda di svergognati profittatori della miseria altrui.

 

Lo stesso ragazzo ci ha spiegato come mai nei Cie siano reclusi anche immigrati che hanno le carte in regola. Già da tempo ci avevano dato questa notizia, cioè che vengono rinchiusi anche quelli che hanno il permesso di soggiorno, ma la nostra spiegazione era che ovviamente i potenti e i loro servi fanno sempre quello che pare a loro e che non c’è mai da stupirsi troppo. Invece il meccanismo per incastrare anche i regolari esiste ed è questo: «Succedono cose strane – ripete più volte - vengono fermate persone che hanno il lavoro, che hanno i permessi ma se, quando cliccano sui loro computer, trovano traccia di un decreto di espulsione, anche del 2004 o 2005 già sotto indulto, li portano nel Cie. Hanno preso tanta gente con lavoro regolare, l’altro giorno anche una badante che era andata in questura per chiedere spiegazioni su qualcosa che non capiva, l’hanno mandata all’ufficio stranieri e da là portata al Cie proprio per un vecchio decreto di espulsione, indultato. Qui è pieno di cinesi in queste condizioni e anche di altri che non credevano di avere una situazione a rischio perché in possesso di permessi legali. Gli avvocati non riescono a difenderci ma so di una che è riuscita a far cancellare un vecchio decreto di espulsione».

 

Raccontiamo questo passaggio perché pensiamo possa essere utile da diffondere anche in altre città, qui a Bologna e a Modena lo faremo nei prossimi giorni con presenze in città.

 

Solidali con i reclusi

 

 

Fuori e dentro i Cie

Data di trasmissione

 
Nella puntata di venerdì 7 maggio 2010:
 
Protesta contro i Cie durante la messa di domenica scorsa nel Duomo di Modena.
 
Per l'8 giugno è fissata l'audizione di Joy al tribunale di Milano.
 
Torino: ennesimo tentativo di evasione dal Cie di corso Brunelleschi e pestaggio di un prigioniero.
 
Soprusi da parte dei carabinieri nei confronti di un gruppo di ragazze rom alla stazione di Padova. Mentre i lavoratori di Trenitalia protestano contro un modulo che li invita a identificare i passeggeri di origine rom.
 
Milano, 5 maggio: alcuni uomini sengalesi si sono opposti al rimpatrio e sono stati riportati nel Cie di via Corelli. Resoconto del processo iniziato oggi a Busto Arsizio.
 
Un tentativo di fuga dal Cie di Trapani si è concluso con l'arresto e il rito per direttissima di due prigionieri. Mentre dal Cie di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) una trentina di reclusi hanno tentato la fuga e in nove hanno trovato la via della libertà.
 
Corrispondenza con gli antirazzisti torinesi dall'aeroporto di Torino Caselle, dove è in corso la deportazione di Falloul, il recluso marocchino che aveva denunciato i pestaggi avvenuti la settimana scorsa nel Cie di Corso Brunelleschi.

 

Ascolta la corrispondenza

 

Leggi il volantino distribuito

 

Infine, presentazione della settimana di mobilitazione cittadina contro i Cie che si svolgerà a Roma dal 21 al 29 maggio prossimi.

 

Silenzio Assordante, 16 aprile 2010

Data di trasmissione
Apr 16, 2010 Altri due mesi per Joy, Debby, Priscilla e Hellen. Florence invece e' libera. Una riflessione a partire dal comunicato della cooperativa BeeFree su Florence e le altre: non sono simboli, sono soprattutto persone vive. Una lettera dei reclusi e delle recluse in sciopero della fame nel Cie di via Corelli a Milano. Corrispondenza con un recluso in sciopero della fame da un mese nel Cie di Ponte Galeria a Roma. Azione contro i Cie all'Universita' statale di Milano: uno striscione gigante e' apparso nella balconata d'onore con la scritta "Distruggere tutti i Cie". Testimonianza sulle violenze subite durante le deportazioni tramite voli charter nell'ambito del dispositivo europeo FRONTEX. Ascolta la trasmissione

Silenzio Assordante 2 e 9 aprile 2010

Data di trasmissione
Apr 9, 2010 Nella puntata di oggi: Aggiornamenti sulla storia di Joy e sui prossimi appuntamenti in vista della scadenza del 12 aprile. Corrispondenza con un recluso nel Cie di Ponte Galeria in sciopero della fame da 22 giorni. Contributo di RadioCane sulla storia di Paola, trans brasiliana che nel Cie di via Corelli a Milano ha incontrato il suo affittacamere: l'ispettore di polizia Mauro. Notizie, aggiornamenti e appuntamenti sulle lotte antirazziste dentro e fuori i Cie. Ascolta la puntata di oggi Nella puntata di venerdi' 2 aprile 2010: La grande rivolta della notte tra il 29 e il 30 marzo nel Cie di Ponte Galeria, raccontata dalla voce dei suoi protagonisti. Il resoconto della prima udienza ai ribelli di Ponte Galeria dalla voce dell'avvocata Maria Luisa Daddabbo. Aggiornamenti sulla situazione a Ponte Galeria dopo la rivolta e sui trasferimenti verso altri Cie. Ascolta la puntata del 2 aprile 2010