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sciopero

Quando l'ente è responsabile: la lotta contro il patriarcato istituzionale

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Il Teatro Due di Parma, nella sentenza del 20 Settembre del Tribunale, riguardo un caso di molestie e violenza sessuale ai danni di due studentesse, viene ritenuto colpevole di mancata vigilanza; una sentenza importante perchè viene tenuto in considerazione anche il ruolo e le responsabilità dall'ente, in questo caso scolastico. 

Erica Bianco del gruppo autorganizzato "Dieci teatranti", studentessa del suddetto teatro, ci racconta i motivi dello sciopero  che hanno avviato dal 9 Dicembre tramite la pratica di autosospensione delle lezioni dopo un comunicato della dirigenza del 6 Dicembre che nuovamente delegittimava le accuse. 

Di seguito il loro comunicato dalla pagina Facebook "Dieci Teatranti": 

Noi, allievi e allieve del corso di Alta Formazione per il Teatro “Casa degli Artisti” 2025/2026, comunichiamo il nostro stato di sciopero in essere dal giorno 9/12/2025. Pertanto, presa visione della sentenza n 474/2025 del 20/9/2025 emessa dal tribunale ordinario di Parma e dopo aver appreso il comunicato emanato da Fondazione Teatro Due il giorno 6/12/2025, sentiamo la necessità di esprimere pubblicamente la nostra posizione a riguardo.
Per prima cosa vogliamo manifestare la nostra piena solidarietà a Veronica e Federica e a tutte le persone coinvolte, vittime in questa vicenda, così come esprimere la nostra piena condanna, umana e sociale, a chi si è reso direttamente ed indirettamente responsabile di queste abominevoli condotte.
Riteniamo che il comunicato ufficiale diffuso da Fondazione Teatro Due riconduca l’intera vicenda a condotte individuali isolate, senza riconoscere in modo chiaro la mancata vigilanza che la stessa sentenza evidenzia.
Rilevando un’incongruenza tra il contenuto del provvedimento giudiziario e quanto dichiarato nel comunicato, la narrazione pubblica proposta dal Consiglio di Amministrazione non ci rappresenta e non la condividiamo.
Pur distinguendo nettamente le azioni individuali dai compiti dell’istituzione e al netto della necessaria e vitale difesa del luogo di cultura in quanto tale, riteniamo grave l’assenza di un riconoscimento esplicito degli errori compiuti sul piano gestionale, relazionale e formativo.
Alla luce di quanto espresso ribadiamo le nostre richieste, presentate già durante un incontro da noi avuto con la Direzione, che hanno motivato la nostra decisione di entrare in uno stato di sciopero: la presa di coscienza da parte del Consiglio di Amministrazione, nonché la necessità di scuse pubbliche alle attrici vittime di molestie e violenze sessuali.
Ben consci che, entrando in uno stato di sciopero, sacrifichiamo il diritto alla nostra formazione e nonostante la forte volontà e l’importante investimento individuale che ciascuno di noi ha messo in atto per partecipare al corso, riteniamo che questa azione collettiva sia necessaria per segnare un punto di non ritorno, un limite a dinamiche ambigue che troppo spesso vengono normalizzate da tutto il settore.
Non mettiamo in discussione il valore del percorso formativo in sé, né il lavoro dei docenti e delle persone estranee ai fatti che quotidianamente contribuiscono alla vita del teatro. Contestiamo le modalità con cui la Fondazione ha scelto di esporre pubblicamente i fatti emersi dalla sentenza del Tribunale del Lavoro.
Con questa azione vogliamo denunciare la frattura che tali prese di posizione hanno generato nel patto di fiducia tra noi e la Direzione. Non vuole essere un ultimatum: essa nasce da un senso di responsabilità verso la comunità teatrale di cui facciamo parte.
Auspichiamo che questa voce venga accolta come un invito a un confronto più ampio, onesto e profondo, che permetta alla Fondazione di affrontare quanto accaduto senza rimozioni né semplificazioni, e di costruire un futuro fondato sulla cura delle persone, su una reale trasparenza e sull’impegno condiviso.
Che la nostra dichiarazione sia uno stimolo per tutta la comunità artistica ad esprimersi sulla vicenda.
Firmato
La maggioranza di allieve e allievi del corso Casa degli Artisti 2025/2026

 

Salerno: nessun porto per il genocidio. Presidio

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Questa mattina ancora una manifestazione della campagna No Harbour for Genocide davanti al porto di Salerno, insieme ai portuali SI Cobas in sciopero, per denunciare e bloccare l'uso del terminal per il trasporto di armi dirette a Israele. E' la terza manifestazioni a partire dal 22 settembre quando circa duemila persone occuparono il porto e riuscirono a imporre un colloquio con la società terminalista a cui fu posta la richiesta poi ribadita il 3 ottobre e portata anche oggi in strada: basta uso dei porti per le armi del genocidio. Ne parliamo con una compagna della campagna No Harbour for Genocide.

Roma: corteo per lo sciopero da piazza Indipendenza a Barberini

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Oggi sciopero generale indetto da COBAS, CUB, ADL Varese, CUB SUR, SGB,
SBM, ADL COBAS, CLAP, SIAL COBAS, COBAS, Cobas Scuola, S.I, USI, USB,UNICOBAS. Il corteo è partito da piazza Indipendenza (da cui potete ascoltare la prima corrispondenza) diretto a piazza Barberini. Una seconda corrispondenza quando la manifestazione ha raggiunto il ministero dei trasporti.

Quali significati ha per te la lotta per la Palestina?

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Chiacchiere al bar torna con una puntata dedicata alle mobilitazioni sulla Palestina di questo inizio autunno!
Nelle ultime settimane centinaia di migliaia di persone hanno occupato le piazze, le scuole e le infrastrutture in difesa del popolo palestinese e della missione della Global Sumud Flottilla. Per la sua potenza e capacità di massificarsi, questa mobilitazione ha toccato nel profondo tantissime persone diverse. In questa puntata ci chiediamo quali significati politici ed esistenziali, evidentemente trasversali e profondi, sta assumendo lottare per la Palestina, interrogandoci su che tipo di prospettive possa aprire per le mobilitazioni del futuro.

In corso picchetto al MCDonald di Torpignattara in solidarietà alla Palestina!

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Un compagno ci comunica che in questo momento sono davanti al Mcdonald di Torpignattara per sciopero di quartiere Torpignattara/Pigneto/Quadraro al fianco della Palestina. Oggi a pranzo lì non si mangia.

I/le compas invitano tutt3 a unirsi al picchetto e allo sciopero di oggi. Palestina libera! 

Prossimi appuntamenti di oggi: 

Ore 17: Disegni per la Palestina con bimb3 a largo Perestrello (Marranella)

Ore 17: Disegni per la Palestina con bimb3 su tutta l'isola pedonale del Pigneto.

Ore 17: a via dei ciceri 131 (Quadraro) apputnamento per raggiungere largo Perestrello e diffondere solidarietà.

Ore 19: cena popolare a largo perestrello (marranella)

MANIFESTAZIONE SERALE NEI QUARTIERI SOLIDALI partenza da largo perestrello

Redazionale sullo sciopero: https://www.ondarossa.info/redazionali/2025/09/roma-sciopero-quartiere-…

Roma: sciopero di quartiere 18/9: Torpignattara, Pigneto, Quadraro

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Giovedì 18 settembre a torpignattara, pigneto e quadraro, ci sarò il primo sciopero di quartiere in solidarietà con la Palestina.
In questo spazio redazionale oltre a presentare lo sciopero con alcune voci, intervengono anche i Giovani Palestinesi, la comunità del Dhuumcatu, una voce del pigneto che ci parla dell'iniziativa con l* bambin* sull'isola pedonale, e infine sentiamo KifKif, uno frai i diversi locali che aderisce allo sciopero di giovedì. 

Lotto boicotto sciopero

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Con lo sciopero dell'otto marzo una  immensa marea ribelle, colorata ed energetica ha invaso più di 60 città in tutta Italia e in tantissime altre parti del mondo. E per continuare ad approfondire i traumi di chi subisce guerre e violenza sistemica, come il popolo Palestinese, abbiamo continuato la lettura di "Dietro i fronti" della psichiatra palestinese Samah Jabr.

Il carnevale come momento di ironia

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Riappropiamoci del carnevale come momento popolare vissuto fra ironia, creatività, socialità, ribellione e rottura degli schemi e non come uno spazio costruito e gestito dal sistema, da questa società capitalista e patriarcale per controllare la nostra rabbia e renderci passivi alle loro violenze. Con questa stessa forza ed energia costruiamo lo sciopero transfemminista dell'8 marzo e rispondiamo a tutte le provocazioni fasciste nelle scuole e nei centri sociali

Verso lo sciopero dell'8 marzo

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Partendo dalla manifestazione di sabato per la liberazione di Ocalan, abbiamo preso ad esempio il confederalismo democratico,  attuato in Kurdistan, per ribadire l'importanza di lottare ovunque e in ogni momento della nostra vita per la libertà di tuttu e per l'autodeterminazione. Quindi lo sciopero dell'8 marzo come pratica di ribellione.