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Repressione

Ancora a Torino per giovanissimi in piazza per la Palestina

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Dopo aver carcerato ai domiciliari il 30 dicembre 6 studenti del Liceo Einstein di Torino, mercoledì scorso nella città piemontese sono arrivati gli arresti, per alcuni in carcere per altri ai domiciliari per altre 8 persone di cui 5 minorenni. I fatti addossati ai giovani risalgono al 3 ottobre quando durante la sera si era nuovamente in piazza dopo lo sciopero della mattina, quando le forze dell'ordine hanno violentemente attaccato due volte il corteo. Da sottolineare come la mano della procura sia più pesante verso persone che arrivano dalle periferie con un'origine straniera. Ne parliamo con una compagna delle Mamme per la libertà di dissenso di Torino

La scuola reagisce alla repressione

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Si parla ancora di repressione.

La prima corrispondenza è con l'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'università: da un'assemblea on-line del 29 dicembre molto partecipata partono le risposte alle intimidazioni: un vademecum contro la repressione ad uso di docenti e di studenti; una lettera indirizzata a Valditara che inviterà il 27 gennaio alla riflessione sulla libertà di espressione, insieme ad un'unità didattica sulla figura di Primo Levi; due registrazioni da utilizzare come azione didattica sul diritto internazionale o presunto tale.

La seconda corrispondenza è con una genitrice del comitato "Mamme in piazza per la libertà di dissenso" che ricostruisce le ultime vicende relative ad alcuni/e studenti del Liceo Einstein (il 30 dicembre ci sono stati arresti con obbligo di dimora in casa per 6 minorenni) e che spiega cosa sta accadendo a Torino, laboratorio di un sistema repressivo con tramite arresti, denunce e processi punta a criminalizzare ogni pratica di lotta. 

Collettiva

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Puntata 11 di EM, collettiva, presentiamo i filoni di approfondimento dei quattro cicli e parliamo di come negli Stati Uniti l'agenzia ICE, Immigration and Customs Enforcement, utilizzi i dati sanitari di milioni di persone come strumento di contrasto all’immigrazione.

AntropoLogica quest'anno sarà interdisciplinare. Interverranno non solo antropologhe e antropologi, ma anche chi con loro lavora e si meticcia professionalmente, per analizzare i processi che studia attraverso varie lenti disciplinari.

Per il ciclo Estrattivismo dei Dati, proponiamo una riflessione sulla trasformazione dei dati sanitari in strumenti di controllo e deportazione negli Stati Uniti. Un racconto sulla brutalità dell’ICE, sull’uso dei dati della sanità pubblica per colpire i più vulnerabili e sulla deriva punitiva dello Stato sociale. Cosa succede quando curarsi diventa pericoloso?

Nelle prossime puntate di LSLS sarà ospite Marco Cuffaro ricercatore geofisico del CNR che ha partecipato all'ultima campagna oceonografica con un team norvegese nel Mar Artico. Oltre ad aver studiato una zona della dorsale atlantica tra le isole Svalbard e la Groenlandia, il team ha scoperto un giacimento di metano abiotico.

In Emergenza0 continueremo ad affrontare tematiche relative all’interazione uomo-ambiente, con un’attenzione particolare ai processi geologici. Riparleremo della recente attività dell’Etna e del petrolio nel mondo.

Palestina tra repressione e resistenza

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In studio, con una compagna italo-palestinese, riflettiamo in primo luogo sulle forme che la repressione alla  solidarietà con la popolazione palestinese sta assumendo in questi ultimi tempi, soffermandoci in modo particolare sui fermi, le incarcerazioni e i processi, a partire dal caso di Mohamed Shahin, l'imam di Torino, finito in un CPR per avere espresso solidarietà con la resistenza palestinese, per arrivare al processo ad Anan, Ali e Mansour, che nei prossimi giorni arriverà alle battute conclusive. Ci soffermiamo poi sulla rappresentazione che viene data, a livello mediatico, delle diverse forme di solidarietà con Palestina, che riflette stereotipi di chiara matrice neo-coloniale. Affrontiamo, quindi, la questione della cancellazione del diritto al ritorno, negato tra l'altro dalla volontà di eliminare completamente persino la memoria della popolazione nativa di Palestina. In conclusione, analizziamo la condizione di vita delle donne palestinesi che vivono una stratificazione di forme di oppressione tale da renderle soggetti particolarmente fragili, soprattutto nella scelta politica di prendere parte alla resistenza.

Accademia e Enti di Ricerca contro la definizione di antisemitismo IHRA

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Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge

Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance.

Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese.

Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. 

Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di stato messe in atto da Israele in un tabu–una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.  

Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli. 

Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo - espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo - e antisemitismo.

La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele. 

È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani. 

Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione. 

L’adesione è aperta a persone singole con un’affiliazione universitaria e/o presso un centro di ricerca; a organizzazioni e associazioni accademiche e scientifiche 

Per aderire: https://forms.gle/xW2BNTR8EW14s97c7 

Perugia: primo Intervento in Piazza Per Antagonistx

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Con un compagno di Turba di Perugia presentiamo P.I.P.P.A. - Primo Intervento in Piazza Per Antagonistx: un appuntamento per costruire insieme un calendario di autoformazione e di autodifesa contro la repressione di piazza, che si svolgerà il 25 novembre a Perugia presso Caos Turba, alle ore 19:00. Parliamo inoltre della due giorni di writing e dibattito indetta dallo snodo perugino di Smash Repression come avvicinamento alla Street Parade che si sta organizzando a Perugia. 

Presidio per Tarek a piazzale Clodio

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Oggi udienza al Tribunale di Roma del processo di appello di Tarek Drisi, icarcerato dopo il 5 ottobre 2024, un presidio di solidarietà davanti al tribunale per una delle tante persecuzioni di compagn@ che lottano per la Palestina e contro il genocidio. 

Brussels: Repression beyond borders, trasnational response!

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Con un compagno di Radio Greve, parliamo dell'iniziativa che ci sarà al Rockinsquat (Brussels) questo sabato 22 novembre. Leggiamo il testo che verrà discusso durante l'iniziativa e del perchè è importante costruire legami e reti di solidarietà transnazionali. Qui le righe che accompagnano la locandina dell'evento: 

"Is it possible to envision new transnational strategies of solidarity and complicity? Can we imagine forms of internationalism that not only respond to repression but also, in practical terms, open new horizons of liberation?

Join us for a day of solidarity, exchange, and shared struggle.
For decades, the Italian NO TAV movement has resisted against the building of a useless high-speed train network, which threatens to destroy the communities and the environment of a whole mountain valley, enduring a violent state repression.
On November 22, we’re coming together for a day of solidarity and fundraising to support comrades facing fines and sanctions.

In the face of the growing right-wing shift across Europe and beyond, we will meet with political groups who have experienced (and continue to experience) state repression. Together, we’ll share experiences and strategies to strengthen our collective resistance through a public debate, followed by a party.

22 November at Rockin' Squat"