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Palestina

Roma sa da che parte stare

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E' arrivata alla fine la raccolta di firme promossa da "Roma sa da che parte stare" per la delibera di iniziativa popolare, rivolta al consiglio comunale di Roma per l'interruzione dei rapporti con Israele. Verranno consegnate al Comune ben più di 16.000 firme, oltre il triplo delle firme necessarie. La campagna è stata un successo ed anche in altre città, come Milano e Torino, sono partite campagne analoghe a quella di Roma. Venerdì 24 aprile ci sarà la conferenza stampa in Campidoglio alle ore 12.00. La campagna quindi ufficialmente si chiuderà ma resterà ancora un gran lavoro da fare per garantire che la delibera venga discussa dall'Assemblea Capitolina. Per festeggiare i 3 mesi di lavoro intensissimo Domenica 26 aprile al circolo Arci "Concetto Marchesi", via del Frantoio 9/C, a partire dalle ore 17.30 si terrà un'assemblea/dibattito e a seguire cena e concerto con Titubanda, Musicanti di Brama, Luca e Tempesta di Assalti Frontali, Konspirators, e tanti altri artisti.

Staffetta radiofonica: la censura del dissenso politico

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Pubblichiamo tutte e 5 le ore di trasmissione andate in onda domenica 19 aprile come staffetta radiofonica sul dissenso politico. 

La repressione come nello specifico la censura del dissenso politico è  sempre stato uno degli strumenti con cui il potere si è affermato nel tempo. Il movimento in Italia, come le sue radio, ha sperimentato in prima persona le tecniche repressive, a volte arrivando fino alla chiusura delle radio stesse. Di certo nelle democrazie liberali, le democrazie che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni in occidente,  questa repressione è stata meno violenta che in forme di potere più autoritarie - principalmente grazie al potere economico di cui le libertà occidentali hanno fin'ora goduto.

Ognuna delle nostre radio ha una storia di censura da raccontare, e crediamo che uno dei modi migliori per reagire a questo attacco sia la condivisione e la solidarietà soprattutto in questi ultimi anni in cui forse è stato l'atticco contro chi manifesta solidarietà alla resistenza palestinese. 

Nell'ordina abbiamo trasmesso

RADIO CITTÀ FUJIKO

  •         - Intervento di Christian Elia, giornalista freelance, sul "Progetto Nimbus" con cui Israele ha finanziato Google, Meta, ecc... per oscurare contenuti palestinesi
  •         - Intervista a Chiara Avesani di Rete No Bavaglio, che insieme ad Articolo 21 ha denunciato il fenomeno dell'esposto temerario per zittire i giornalisti che si occupano del genocidio in Palestina
  •         - Intervista a Matteo Pucciarelli su definizione di "antisemitismo" e il suo uso per zittire le critiche al governo israeliano
  •         - Intervista all'avvocato Fausto Gianelli sul processo a Mohammad Hannoun e altre otto persone accusate di finanziare Hamas attraverso la solidarietà. L'inchiesta della Procura di Genova sta venendo smontata in tribunale.

RADIO ONDA ROSSA

    Proponiamo un pezzo sul caso di Seif, licenziato da una scuola e represso per aver condiviso un post sulla Palestina, e poi ci vorremmo collegare alla censura durante il genocidio in Palestina. In particolare, vorremmo fare un focus sul ruolo che ha avuto la rai sentendo di nuovo Alessandra mancuso. 

RADIO ONDA D'URTO

Interventi di: 

  • - Luigi Borrelli, lavoratore presso l'aeroporto civile di Montichiari (BS) per aver denunciato il transito di armi; 
  • - la Dottoressa di Cospito Milia per aver parlato delle condizioni di Alfredo in sciopero della fame
  • - l'intervista a Giorgio Rossetto sullo sgombero di Askatasuna
  • - un commento a unire i temi con Silvano Cacciari,  docente di Sociologia e Media all’Università di Firenze e redattore di Senza Soste, portale di movimento livornese

RADIO CIROMA 

  • - Caso del sito Iacchité oscurato 
  • - Intervento Cesare dalla Francia
  • - Attivisti Pedro di Padova arrestati
  • - Report I SUD SI ORGANIZZANO
  • - intervento La Base
  • - intervento No Ponte Messina
  • - Palestina Carla Monteforte 

RADIO BLACKOUT

Contributi sui casi di repressione legati all'esperienza della radio
Conclusioni e rilancio sull'importanza delle radio libere e indipendenti

Guai a chi tocca Israele

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Greve, la trasmissione a cura della redazione di Bruxelles di ROR, torna per una seconda stagione, riprendendo dal regime di guerra e dalla criminalizzazione del dissenso in Belgio come altrove, in particolare nelle azioni di disturbo del complesso militar-industriale Israeliano. Con un ospite del Soccorso Rosso belga, discutiamo del processo intentato contro i compagni che hanno bloccato una fabbrica di armi di proprietà dell'Israeliana Elbit Systems nelle Fiandre

La resistenza non è reato: Ahmad Salem condannato a 4 anni

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Ahmad Salem, giovane palestinese di 24 anni cresciuto nel campo profughi palestinese di al-Baddawinel in Libano, nel chiedere protezione internazionale in Italia, viene invece condannato a 4 anni di carcere dal tribunale di Campobasso con accuse di terrorismo.

L'avvocato difensore Flavio Rossi Albertini racconta la sua storia e il processo che fa emergere chiaramente l'utilizzo strumentale dell'antiterrorismo per colpire chi resiste. 

 

 

Corteo per la Palestina e il Libano

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Il 17 aprile, giornata dei prigionieri palestinesi, rappresenta un momento fondamentale di denuncia e mobilitazione. In questa data ricordiamo gli oltre 10mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, molti dei quali senza accuse né processo, sottoposti alla detenzione amministrativa. E' proprio in questo contesto che si inserisce un ulteriore, gravissimo passaggio: l'approvazione della pena di morte per i palestinesi. Questa decisione non rappresenta una rottura, ma l'ennesima conferma di ciò che Israele è e persegue, e un'ulteriore escalation del piano genocidiario di israele. Non cade una maschera, ma viene ribadita una verità già evidente: quella di uno Stato che si presenta come "l'unica democrazia del Medio Oriente" mentre costruisce un sistema fondato sulla negazione dei diritti fondamentali e sull'eliminazione di un popolo. L'approvazione della pena di morte mette nero su bianco ciò che da sempre viene praticato: Israele sta istituzionalizzando la morte del popolo palestinese. Quella che per anni è stata violenza sistematica attraverso uccisioni, torture, negligenza medica nelle carceri, incursioni militari  diventa oggi norma dichiarata, riconosciuta e legittimata. In questo quadro, la Palestina non è solo un territorio occupato, ma un vero e proprio laboratorio, in cui si sperimentano sulla pelle del popolo palestinese sistemi di sorveglianza, controllo e repressione. Tecnologie e pratiche che non restano confinate lì, ma vengono esportate e rischiano di essere applicate anche altrove. Per questo la lotta del popolo palestinese riguarda tutte e tutti: ciò che accade in Palestina parla anche del futuro delle nostre società. Il genocidio in Palestina continua sotto gli occhi del mondo. Continua nei bombardamenti su Gaza, nelle demolizioni di case e comunità in Cisgiordania, negli sfollamenti forzati e nell'annessione progressiva dei territori. A oggi sraele sta tentando di allargare lo strumento del genocidio anche in Libano, dove ha portato avanti bombardamenti intensivi mirati ai centri abitati e alle infrastrutture fondamentali di numerose aree, causando oltre un milione di sfollati, centinaia di morti e migliaia di feriti. Nella sua lotta per la sopravvivenza, Israele, insieme agli Stati Uniti, sta allargando la guerra su più fronti, cercando di trascinare il mondo intero in una guerra generale, che non rappresenta un pericolo solo per la regione, ma per il mondo intero. Di fronte a questo scenario, è necessario opporsi fermamente ai piani di guerra e di riarmo dei nostri paesi, anche in Italia. L'economia di guerra sottrae risorse alla scuola, alla sanità, al welfare, per investirle nella distruzione e nella morte. La giustizia sociale e la giustizia per i popoli oppressi sono inseparabili: non può esserci una senza l'altra. L'industria bellica e il governo italiano, infatti, come dimostrato da numerose inchieste e dalla mobilitazione dei lavoratori nei porti e sui posti di lavoro, stanno lucrando sul genocidio, vendendo armi a Israele, le stesse usate per massacrare il popolo palestinese e libanese. E' anche per questo motivo che è nostro compito opporci con forza al piano di riarmo e alle politiche di guerra messe in campo dall'Italia. Ma la complicità non si ferma qui: nelle carceri italiane sono a oggi imprigionati i palestinesi accusati e processati per aver sostenuto il popolo palestinese e la sua resistenza, accusati di terrorismo per aver lottato per la liberazione della Palestina. Anan, Ahmed, Hannoun, Rawed, Yaser e Ryad sono prigionieri politici per la Palestina in Italia, e ne chiediamo l'immediata liberazione.

Per questo il 19 aprile torniamo in piazza: per rompere questo silenzio, per costruire una risposta collettiva e per unire le lotte contro la guerra imperialista e la sua mano che reprime.

Appuntamento il 19 aprile 2026, ore 15:00 - Roma, Bocca della Verità

 

Gonfiamo le vele incendiarie

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Dodicesima puntata di una trasmissione dedicata alla condivisione di cori e canti di lotta.

menù del giorno:

> E' partita la Sumud Flotilla (sulle note di Fischia il vento)

> riscritture di Катюша in russo e in curdo

> Uyan Berkin

> canone del sampietrino in tedesco e in portoghese

scrivici sul pad: https://pad.cisti.org/p/tuteincoro :)

Toscana-Emilia: ferrovieri contro la guerra

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Corrispondenza sul volantinaggio di oggi, che ha coinvolto le stazioni di Livorno, Pisa, Firenze e Bologna tra le 6 e le 9 del mattino, nelle fasce di maggiore affluenza pendolare.

Esattamente due anni fa, il 15 aprile 2024, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Leonardo sottoscrivono un accordo per il cosiddetto "dual use" della rete, ovvero per il potenziamento delle infrastrutture civili a scopi bellici, agevolando il trasporto di truppe e armamenti verso i fronti di guerra - nel quadro della "Military Mobility" europea.

I punti chiave della protesta:

  • sottrazione di risorse. Mentre si stimano investimenti miliardari per la mobilità militare (fino a 100 miliardi di fabbisogno complessivo in Europa), il trasporto pubblico regionale soffre per soppressioni, ritardi cronici, caro-biglietti e disservizi;
  • sicurezza a rischio: i ferrovieri denunciano come la priorità data ai convogli militari lunghi fino a 750m aumenti i rischi per chi lavora e chi abita lungo la ferrovia, in un sistema già colpito da gravi stragi (da Viareggio a Brandizzo) causate da manutenzioni e investimenti insufficienti;
  • stazioni militarizzate: scali come Tombolo, La Spezia Marittima e Genova Sampierdarena sono già attrezzati per il transito logistico-militare.

 "Lottiamo per una ferrovia sicura, pubblica e di pace."