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Palestina

Sardegna per la Palestina

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In collegamento con un compagno dell'Associazione Amicizia Sardegna Palestina, che ci ricorda che il genocidio non è mai finito, parliamo delle iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese. Di seguito il comunicato dell'Associazione:

Oggi la terra che chiamiamo Palestina è a rischio di cancellazione: la sua cultura, la sua arte, i suoi pensieri, le sue parole, il suo lavoro, le storie dei suoi abitanti. Persone umane, come noi su questo pianeta. Esporre la bandiera della Palestina significa ricordare che a morire sono persone comuni: lavoratrici e lavoratori, medici, artisti, scrittori, giornalisti, musicisti. Persone che non potranno salire su nessun palco, che non potranno più lavorare, curare, insegnare, creare, né affacciarsi a una finestra. E tra i sopravvissuti ci sono sfregiati, mutilati, invalidati a vita, costretti a mendicare, umiliati dalla continua esposizione della propria tragedia. La negazione del genocidio e la violazione dell'obbligo morale e giuridico di prevenirlo rendono complici , in coscienza, di ogni affamamento, di ogni uccisione, di ogni violenza subita dalla popolazione palestinese. E rendono corresponsabili, per le stesse ragioni, le istituzioni che vedono in quella terra un luogo da amministrare e gestire secondo i propri interessi. C'è chi insegue giustificazioni riconducibili alla religione, alla cultura, alla civiltà; chi arriva persino a rifugiarsi nelle peggiori letture razziali ed etniche, degradando l'essere umano a una categoria da classificare; chi reclama un diritto alla difesa contro un popolo senza esercito, negandogli ogni diritto alla resistenza. Ma la causa principale di questa tragedia non è nuova alla storia: è l'imperialismo. L'uso della forza per assoggettare territori e persone, colonizzare, appropriarsi delle risorse della terra, recintare la proprietà, esercitare suprematismo. La Palestina ci mette davanti a questa verità , perchè fa crollare quel castello di carte sul quale si reggono i privilegi di una parte piccolissima dell'umanità, costruiti trasformando la vittima in una minaccia da eliminare nel nome di false bandiere. L'estensione del diritto internazionale ci ha portati a questa resa dei conti. Siamo tutti cittadini del mondo, ma non siamo uguali davanti al potere economico. L'iniquità rende ciascuno sacrificabile. La Palestina ci riguarda perchè la sua storia è intrecciata alla nostra. E' la periferia da riportare al centro. Non riguarda soltanto chi vi abita. Quando una parte dell'umanità viene dichiarata sacrificabile, è l'umanità stessa a essere messa in discussione. Per questo siamo tutte e tutti palestinesi. E lo siamo perchè chiediamo la giustizia che precede la pace. Lo siamo perchè la neutralità si trasforma in indifferenza quando parifica vittime e carnefici, stupratori e violentati, occupanti e occupati, oppressori e oppressi. Urlanti e ammutoliti. Per questo ti chiediamo di unirti a noi esponendo la bandiera palestinese in ogni casa, in ogni palco, in ogni spazio libero, come segno di solidarietà con la popolazione civile palestinese e con la sua lotta per la liberazione.

Associazione Amicizia Sardegna Palestina

Intervista a studente palestinese

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Abbiamo ascoltato la testimonianza diretta di Sara Awad sui 60 studenti bloccati a Gaza da settembre 2025 nonostante abbiano vinto una borsa di studio, mai evacuati perché una settimana fa il requisito per lasciare la striscia di Gaza è di acquisire un livello B2 di lingua italiana, sotto una guerra genocida che dura da oltre due anni.

Roma: la prepotenza di Leonardo contro due manifestanti

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Nel dicembre 2024 alcun* compagn* portano la protesta fin dentro la sede della Leonardo di via Tiburtina, con un piccolo corteo interno, per denunciare la corresponsabilità della spa a controllo pubblico con il genocidio a Gaza e l'economia di guerra. Due mesi dopo, le guardie private di Leonardo denunciavano per "turbativa di possesso" due delle persone che avevano partecipato alla manifestazione. La Leonardo si è costituita parte civile e richiede alle due persone centocinquantamila euro di danni. Ne parliamo con la compagna sotto processo

Le iniziative per la Palestina del fine settimana

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Continuano in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli paesi, iniziative al fianco della popolazione palestinese, proteste, cortei, raccolte fondi, iniziative per far prendere posizione alle istituzioni e denunce di complicità...

Tarek è libero

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Finalmente è uscito oggi martedì 16 giugno 2024 dal carcere di Frosinone Tarek Dridi, dopo 1 anno e 8 mesi di reclusione, per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024 dove avevano partecipato migliaia e migliaia di persone.

Abbiamo temuto prima che passasse direttamente dal carcere al CPR come accade a tante persone prive di cittadinanza, poi che fosse rinchiuso in una clinica ma fortunatamente alla fine ha riconquistato la libertà.

Una compagna ricostruisce la giornata e alla fine viene trasmesso un breve saluto di Tarek.

Mercoledì 17 giugno presidio a Tor Vergata per Mahmoud Al-Najjar

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Uno studente di Tor vergata lancia il presidio che si svolgerà domani, 17 giugno alle ore 15, davanti al rettorato dell'ateneo per protestare contro il silenzio dell'Università davanti al "rapimento" di Mahmoud Al-Najjar, ricercatore palestinese, che il 1 giugno è stato arrestato in Israele mentre stava per partire per Roma, dopo aver ottenuto tutte le carte necessarie, per frequentare il master in economia dello sviluppo e cooperazione internazionale a Roma 2.

Palestina: si muore di caldo, macanza di igiene e attacchi israeliani

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Michele Giorgio, corrispondente de Il manifesto traccia un aggiornamento della situazione realmente disastrosa nella striscia e in Cisgiordania in un silenzio mediatico pericolosissimo. nella Striscia si muore per gli attacchi dell'Idf che infrange continuamente la tregua col pretesto di attaccare Hamas ma la situazione è drammatica anche per la mancanza di acqua, cibo, medicinali. Non migliora la situazione in Cisgiordania e nelle carceri israeliane dove "spariscono" centinaia di persone palestinesi. 

Le iniziative per la Palestina del fine settimana

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Si inizia ricordando che è stata prolungata di ancora 30 giorni la detenzione per compagni e compagne della Global Sumud Flottilla di terra prigionieri in Libia per ribadire la necessità di mobilitarsi permanentemente anche per loro come Anan e Ahmad che restano ancora in prigione, mentre finalmente Tarek uscirà il 16 giugno dalla galera dopo due anni mentre . 

12-13 Giugno: Festival Kwir Art Palestine

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PERCHÉ QUEST'ANNO IL (PRIOT) PRIDE NON SI FARÀ (anche se qualcosa si farà...)


La chiamata globale dell3 compagn3 palestinesi al grido di "No Pride in Genocide" riecheggia anche quest'anno fino a noi; le politiche genocidarie di Israele continuano a seminare morte e distruzione mentre rimane attiva la complicità dei nostri governi nel progetto di occupazione - così come quella di tante realtà e associazioni sioniste. Per noi è ora fondamentale immaginarci una pratica politica che metta al centro la liberazione palestinese e dei territori occupati e la liberazione di tutt3.
In questi anni Priot è esistito come forma di contestazione alla strumentalizzazione liberale dei corpi, delle soggettività e delle lotte transfemministe e queer. Riteniamo necessario ripensare quindi il nostro ruolo e le nostre possibilità di azione all'interno della nostra comunità.
Il pride per noi ha sempre preso tante forme, tutte guidate dal desiderio di restituire a un momento di piazza la forza dei popoli in lotta, creando complicità e intersezioni. Abbiamo sventolato le bandiere della Palestina, decorato i muri e le piazze con i colori della resistenza, boicottato e sabotato le infrastrutture del potere e gridato con forza le pratiche di liberazione.
Tuttavia, questo non ci basta piú: non di fronte a una sistemica e dilagante normalizzazione del genocidio e della sua matrice coloniale e patriarcale.

Abbiamo sempre cercato di questionare il nostro modo di fare politica, mettendo in discussione forme di lotta consolidate e adattando continuamente le nostre pratiche ai ragionamenti politici che nel tempo si sono caricati dei nostri desideri di sovversione.

Quest'anno abbiamo deciso di dare una diversa forma anche a una delle fondamenta che negli ultimi quattro anni ha dato un fine alla nostra collettiva: la costruzione annuale di un pride.
Desideriamo che la Palestina prenda ancora più spazio nei nostri discorsi e nelle pratiche quotidiane. Questo non significa che smetteremo di occupare le strade e di fare rumore. Significa, però, che lo faremo in modo diverso, allontanandoci dai meccanismi di performatività che sentiamo averci spesso fagocitat3. Vogliamo affermare invece il desiderio di costruire percorsi altri, a partire da necessità specifiche e attorno alla comunità di cui abbiamo bisogno. Così come è fondamentale costruire momenti di resistenza in piazza, è altrettanto necessario nutrire e prenderci cura di spazi di condivisione e collettivizzazione, che possano rendere tangibili le utopie che immaginiamo.
Come persone queer, lesbiche e transfemministe, non possiamo che ribadire la nostra complicità con la resistenza palestinese e tentare, con ogni mezzo necessario, di riportare le lotte di liberazione dei popoli al centro delle nostre azioni.

È da queste intenzioni che parte la nostra iniziativa per il "pride month": il 12 e 13 giugno, a Lucha Y Siesta, passeremo due giornate dedicandoci all'ascolto e all'amplificazione delle voci di compagn3 trans* e queer palestinesi attraverso la condivisione di materiali, talk, proiezioni, presentazioni di libri e tanti momenti per stare insieme.
Questo pride month biocotta isreaele, boicotta chi è complice. Vi aspettiamo in tant3, a breve più info.
Con le parole dell3 compagn3 di queers in Palestine:

"Noi, palestinesi queer, siamo parte integrante della nostra società e vi informiamo: dai vicoli pesantemente militarizzati di Gerusalemme alle terre bruciate di Huwara, alle strade sorvegliate di Jaffa, passando per i muri di assedio di Gaza, la Palestina sarà libera, dal fiume al mare."