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G8 Genova 2001

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Durata 2h 47m 37s

Nella 12° puntata abbiamo parlato dei fatti di Genova del 20 Luglio 2001, di quelli del 17 Marzo 2001 a Napoli e di quelli della notte tra il 21 e il 22 Luglio 2001 nella scuola Diaz. Abbiamo tentato di raccontare la realtà di quei giorni concitati descrivendo la crudeltà e l'inumanità dei poliziotti, la repressione organizzata e crudele che si voleva ostentare con quelli atti di violenza su manifestanti indifesi, leggendo testimonianze e articoli di giornali inerenti ai fatti. Nel mezzo della puntata abbiamo anche avuto la possibilità e il piacere di parlare con un sindacalista dei S.I. Cobas che ci ha riferito la condizione dei lavoratori all'interno dell'azienda FedEx dove lavorano.  

Francia: a Redon la polizia carica un rave in ricordo di Steve

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Dal 1982 in Francia il 21 giugno si svolge la festa della musica con rave party. Due anni fa una forte repressione poliziesca ha portato alla morte di un ragazzo Steve Maia Canico scomparso nella Loira. Anche quest'anno la polizia è intervenuta pesantemente ad un rave in ricordo di Steve in Bretagna a Redon. Ne parliamo con un compagno di https://nantes-revoltee.com/

Qui alcune immagini: https://www.youtube.com/watch?v=vw3Kn9VTL48

 

USA: omicidio George Floyd iniziato il processo

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Dopo 10 mesi dalla morte di George Floyd, questa settimana e’ cominciato il processo a Derek Chauvin,  uno dei quattro poliziotti coinvolti nell’omicidio del giovane afroamericano. Chauvin e’ stato accusato di omicidio di secondo e terzo grado e di omicidio colposo. 

 

La stampa americana ha già definito questo processo il più importante processo contro un poliziotto dai tempi del pestaggio di Rodney King avvenuto esattamente 30 anni fa. Le similitudini, però, si fermano al semplice fatto che in entrambi i processi le telecamere sono state ammesse in aula. Il fatto e’ che la società americana e’ cambiata tanto da quel marzo del 1991. Per esempio, le proteste che seguirono il pestaggio di King si concentrarono soprattutto nei quartieri più neri di Los Angeles, mentre la scorsa estate praticamente tutte le maggiori città Americane sono state teatro di massicce proteste contro la brutalità poliziesca. Persino i bianchi americani, almeno quelli più liberali, hanno cominciato a guardare all’operato della polizia con occhi diversi. 

 

Che i tempi siano cambiati lo si capisce anche dalla diversa composizione delle due giurie. Il processo contro i quattro poliziotti responsabili del pestaggio di Rodney King si celebrò non a Los Angeles, ma a Simi Valley con la scusa di voler offrire un ambiente più imparziale. La realta’ e’ che Simi Valley era una roccaforte bianca repubblicana in cui vivevano numerosi poliziotti. Non sorprende quindi che nessun afroamericano fu selezionato e che i quattro poliziotti furono assolti da una giuria composta da dieci persone bianche, un latino e un americano di origini filippine.  

 

Nel caso del processo contro Derek Chauvin invece, il giudice si e’ rifiutato di spostarlo in un'altra citta’ e il poliziotto sarà giudicato da una giuria composta da 6 bianchi (due uomini e quattro donne), 4 afroamericani (tre uomini e una donna) e due donne che si definiscono mixed-race. Una composizione molto interessante se si considera che a Minneapolis gli afroamericani rappresentano il 20% della popolazione, mentre in questa giuria sono un terzo del totale. 

 

I primi due giorni del processo hanno visto le deposizioni di alcuni dei passanti che si erano fermati per catturare con i loro cellulari il comportamento dei poliziotti durante l’arresto. Particolarmente toccante e’ state la testimonianza della diciottenne Darnella Frazier il cui video divento’ virale e scateno’ le proteste la scorsa estate. In lacrime la giovane afroamericana ha ammesso che la morte di Floyd l’ha profondamente traumatizzata perché quello che e’ successo a lui potrebbe succedere a suo padre, suo fratello e a qualsiasi altra persona a lei vicina, per il semplice fatto che sono nere. Subito dopo di lei, ha testimoniato sua cugina di appena 10 anni. Questo tipo di testimonianze dimostrano come purtroppo la violenza poliziesca entri a far parte delle vite degli afroamericani sin da piccoli. Esperienze che inevitabilmente lasciano profonde cicatrici emotive. 

 

Un’altra importante testimonianza è stata quella di Donald Williams, un lottatore professionista che per questo motivo ha una profonda conoscenza dei rischi e pericoli delle tecniche usate dalla polizia per immobilizzare Floyd. Williams e’ la persona che ha cercato con più insistenza di convincere i poliziotti a lasciar andare Floyd. Si puo’ infatti udire la sua voce in tutti i video registrati quel giorno. La difesa ha cercato di provocare Williams per cercare di dimostrare che il giovane afroamericano può facilmente perdere le staffe e suggerire che quel giorno i poliziotti si sono sentiti minacciati e non hanno potuto monitorare con attenzione lo stato di salute di Floyd. Lo stereotipo dell’ angry black man viene spesso usato in queste circostanze per giustificare l’uso della forza da parte della polizia. Ricordiamo per esempio il caso della morte di Michael Brown, in quell’occasione l’agente Darren Wilson sostenne di aver ucciso il 18nne Michael Brown con sei colpi di pistola perché in quel momento si era sentito come un bambino di cinque anni cercare di bloccare Hulk Hogan. E’ importante sottolineare che Wilson e’ alto un metro e 93 e pesa 95 kg. Williams pero’ non e’ caduto nella trappola sostenendo che quel giorno non era arrabbiato, ma piuttosto disperato nel vedere un uomo morire davanti ai suoi occhi senza poterlo aiutare. 

 

Il tentativo della difesa di presentare le persone presenti all’arresto come una minaccia e’ molto interessante perché conferma come la polizia abbia una visione molto militarizzata delle comunità in cui opera. Come se fossero forze d’occupazione, la polizia percepisce qualsiasi passante come una possibile minaccia, forze nemiche neanche fossero in Iraq o Afganistan.     

 

Certo sarà difficile per la difesa riuscire a dimostrare l’innocenza di Chauvin. Secondo le dichiarazioni rilasciate nel primo giorno del processo, gli avvocati si concentreranno su due elementi in particolare. Primo, cercheranno di dimostrare che George Floyd e’ morto non a causa del ginocchio che Chauvin ha premuto sul collo dell’uomo per più di nove minuti, bensì a causa delle droghe che l’uomo aveva assunto in precedenza e che, sempre secondo la difesa, causarono un arresto cardiaco. Secondo, Chauvin era così preoccupato di tenere sotto controllo le persone accorse sulla scena dell’arresto che non ha potuto prestare attenzione alle condizioni fisiche di Floyd. 

 

Entrambi gli argomenti sembrano molto difficili da sostenere in aula. Prima di tutto perche’ l’autopsia ufficiale ha gia’ definito la morte di Floyd come un omicidio dovuto al comportamento dei poliziotti. Secondo perché i numerosi video catturati dai cellulari delle persone accorse sulla scena mostrano sì delle persone arrabbiate ma mai così aggressive da mettere a repentaglio l'incolumità dei poliziotti. 

 

A questo si deve aggiungere che tutte le testimonianze finora raccolte hanno sottolineato l’assoluto disprezzo che i poliziotti, e in particolare Chauvin, hanno mostrato per la vita di Floyd. Uno dopo l’altro, tutti i testimoni hanno descritto, spesso tra le lacrime, il senso di impotenza e disperazione che hanno provato di fronte alla morte di Floyd. L’accusa ha mostrato ripetutamente i video in cui si possono ascoltare le voci dei presenti implorare Chauvin di togliere il ginocchio dal collo di Floyd. Voci, lacrime e testimonianze che hanno sicuramente lasciato un segno nella memoria dei giurati. 

     




 

Le dita nella presa in versione arlecchino

Data di trasmissione
Durata 2h 5m 42s
Durata 30m 25s
Per carnevale, le dita nella presa in versione arlecchino: oggi non abbiamo un tema, quindi vi scarichiamo tante notizie raccolte in rete, lasciando a voi l'emozione di trovare un filo conduttore.
  • Tra garante delle privacy e ministero dell'interno è scontro sul riconoscimento facciale in tempo reale... o forse no? Il ministero fa finta di non esserci.
  • Colpo di stato in Myanmar: bloccato internet... ma solo dalle 18:00 alle 4:00, come se fosse un bar qualunque. Chissà che c'è dietro questo blocco a singhiozzo...
  • Google continua a fare spazio nel suo team di etica nell'AI... licenziata un'altra ricercatrice vicina a Timnit Gebru.
  • Grande idea di un poliziotto di Los Angeles per non farsi riprendere: sfruttare il sistema che impedisce la pubblicazione di materiale coperto da copyright su Instagram.
  • Proposta per una nuova frontiera nel Nevada: se investirai abbastanza per impiantare un'azienda negli spazi disabitati dello stato americano, potrai ottienere i poteri di una contea, inclusa la facoltà di imporre tasse e costituire tribunali.
  • Microsoft e Spotify sono sempre all'avanguardia nel brevettare nuove idee, per quanto ridicole.
  • Attenzione al software scientifico propietario: una corte d'appello del New Jersey accosente a fare ispezionare il codice sorgente di un software proprietario per l'analisi del DNA, sulla base dei risultati del quale un uomo era stato accusato di omicidio.
  • Facebook e l'australia litigano sulle news: più che pagare gli editori facebook preferisce fermare il servizio news.
  • In sudafrica trovano una soluzione intelligente al problema dell'end of life di Adobe Flash
  • Pornhub chiederà il riconoscimento "biometrico" per uploadare video; la storia inizia qui.
  • IoT e cinture di castità: attenzione al gadget smart!

Occupazione del Liceo kant dopo il violento intervento della polizia

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Questa mattina le/gli studenti del Liceo Kant di Torpignattara si sono riuniti in assemblea per portare avanti la loro protesta per la mancanza di mezzi adeguati che permetta loro di seguire le lezioni ma c'è stato un intervento violento da part3e delle forze dell'ordine che hanno strattonato duramente uno studente.

Le/gli studenti sono passati dallo stato di agitazione all'occupazione dell'istituto.

Una corrispondenza di sabato 23 con una delle rappresentanti e un aggiornamento dall'interno dell'occupazione di martedì 26 gennaio

USA: ancora sull'uccisione dell'afroamericano Oscar Grant

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Durata 8m 28s

Apriamo questa corrispondenza con una notizia riguardante la morte del giovane afroamericano Oscar Grant, ucciso nel 2009 da un poliziotto del servizio metropolitano che unisce la città di San Francisco alle altre città della baia. Oscar stava tornando a casa dopo aver festeggiato il capodanno a San Francisco quando fu ucciso sulla banchina della stazione di Fruitvale con un colpo alla schiena mentre era a terra ammanettato. La sua morte rappresenta uno dei primi casi di violenza poliziesca diventato virale grazie ad un video catturato da un cellulare e le proteste che ne seguirono crearono le fondamenta di quello che poi diventerà il movimento del Black Lives Matter.

La riapertura del caso segue la pubblicazione di un dossier in cui si sottolinea ancora una volta le responsabilità dei poliziotti nella morte di Grant. In particolare il dossier si sofferma sul ruolo dell’agente Anthony Pirone nel creare le condizioni che portarono alla morte del giovane afroamericano.

Pirone e’ il poliziotto che ammanetto’ Grant sulla banchina e secondo i numerosi video che catturarono l’omicidio mostrano che l’agente colpì ripetutamente Grant al capo anche dopo averlo ammanettato. Pirone inoltra menti’ agli investigatori affermando che Grant tentò ripetutamente di reagire all’arresto, affermazione smentita dai video e dai testimoni. Infine, il dossier sottolinea come l’agente abbia usato un linguaggio razzista e denigratorio durante l’arresto della vittima.

Il documento rivela per la prima volta il fatto che sia Pirone che Mehserle, l’agente che sparò il colpo mortale, avevano a carico numerose denunce per uso eccessivo della forza. In particolare l’agente Mehserle era stato accusato di condotta violenta sei volte nel solo 2008. Un fatto questo che nun fu’ discusso durante il processo che portò alla condanna per omicidio colposo a due anni di prigione, anche se poi l’agente fu rilasciato dopo soli 11 mesi.

La riapertura del caso si concentrerà’ sulla condotta di Pirone e degli altri agenti presenti sulla scena al momento dell’omicidio, ma non potrà riconsiderare la posizione di Mehserle in quanto già condannato per la morte di Grant in via definitiva.

 

Durante la conferenza stampa organizzata dalla famiglia di Oscar Grant, lo zio - conosciuto dal movimento come “Uncle Bobby” - si e’ detto felice di vedere il caso finalmente riaperto,  ma anche preoccupato perché ad 11 anni dalla morte del nipote numerosi reati potrebbero cadere in prescrizione. Su quest’ultimo punto, l’avvocato della famiglia e’ stato molto duro nei confronti del pubblico ministero mettendo in discussione la serietà di questa nuova indagine. Certo e’ che il movimento ha ritrovato nuova linfa negli ultimi mesi e continuerà a chiedere a gran voce giustizia per la morte di Oscar Grant.

 

Intanto continua a crescere la tensione negli Stati Uniti in vista delle elezioni presidenziali. Durante il primo dibattito tra i due candidati, Trump non solo si e’ rifiutato di condannare l’estrema destra, ma ha anche invitato i suoi sostenitori a sorvegliare i seggi durante le votazioni di Novembre. Ad una diretta richiesta del moderatore di condannare le violenze dei gruppi di destra come i Proud Boys, Trump ha risposto con l’ambigua frase “Stand back and stand by.” In pratica un invito a prepararsi per il giorno delle elezioni.

 

Ricordiamo che queste elezioni sono le prime da quando il divieto per il Partito Repubblicano di mandare i suoi sostenitori fuori dai seggi e’ stato sospeso da un giudice nel 2018. Il divieto era stato istituito nel 1981, dopo che I Democratici avevano denunciato i Repubblicani di aver pagato poliziotti fuori servizio per intimidire elettori di colore fuori da alcuni seggi in New Jersey. Il divieto era stato riconfermato nel 1987, 1990 e 2004 per poi scadere appunto nel 2018. I repubblicani hanno già detto di voler mobilitare 50 mila sostenitori per controllare le votazioni ai seggi degli stati che risulteranno fondamentali per l’elezione del prossimo presidente. 

 

Tra questi stati c'è lo stato del Michigan dove nei giorni scorsi l’FBI ha arrestato 13 persone legate all’estrema destra con l’accusa di pianificare il rapimento della governatrice democratica Gretchen Whitmer. Nei mesi scorsi alcuni membri di questo commando avevano partecipato alle manifestazioni anti-lockdown che furono organizzate nella capitale dello stato. Durante una di quelle manifestazioni, un gruppo di uomini armati fecero irruzione nell’aula del consiglio durante una seduta. In seguito a quell’azione, numerosi membri del consiglio di Stato del Michigan cominciarono ad andare al lavoro indossando giubbotti antiproiettile.

 

In quei giorni, Trump aveva usato Twitter per criticare duramente la governatrice fino a chiedere, in uno dei suoi classici tweet scritti tutto in maiuscolo, di “liberare il Michigan.” Un tweet che e’ difficile non collegare al tentativo di rapimento sventato in questi giorni. Sono proprio questo tipo di collegamenti che spaventano numerosi studiosi dell’universo eversivo della destra americana. Nei giorni seguenti il dibattito televisivo tra Trump e Biden, membri di diverse milizie hanno cominciato a discutere l’idea di recarsi armati ai seggi elettorali il giorno delle elezioni. 

 

Se e’ vero che stiamo parlando di una piccola minoranza, i numeri non sono da sottovalutare. Secondo il New York Times, negli Stati Uniti ci sarebbero almeno 300 milizie per un totale di circa 20 mila uomini, mentre secondo una lista pubblicata dall’Atlantic il gruppo paramilitare piu’ noto negli Stati Uniti - gli Oath Keepers - conterebbe almeno 25 mila membri di cui almeno due terzi e’ stato o e’ tutt’ora nell’esercito o nella polizia. 

 

A questi numeri bisogna aggiungere individui che si aggregano in gruppi paramilitari temporanei. L’esempio più recente riguarda il gruppo armato recatosi in Kenosha lo scorso 25 agosto dove si stavano svolgendo delle manifestazioni in seguito al ferimento da parte della polizia di Jacob Blake. Secondo le indagini più recenti l’invito a creare il gruppo armato denominato “Kenosha Guard” era apparso su Facebook solamente 13 ore prima che un suo membro, il 17nne Kyle Rittenhouse, uccise due manifestanti e ne ferì un terzo.     

 

Oltre a chiedere ai suoi sostenitori di assediari i seggi elettorali, il partito repubblicano sta usando altre tattiche per impedire agli americani, soprattutto agli americani di colore, di votare. Il governatore repubblicano del Texas ha deciso di rimuovere numerose raccoglitori dove e’ possibile depositare la scheda elettorale nel caso in cui si decida di non recarsi ai seggi o di votare in anticipo. In California, invece, il partito repubblicano ha sistemato in luoghi strategici, per esempio vicino alcune chiese, dei raccoglitori non ufficiali col probabile intento di confondere gli elettori e elettrici. 

Ricordiamo che negli Stati Uniti e’ possibile votare settimane prima della data ufficiale. Ieri, per esempio sono stati aperti i seggi in numerosi stati con incredibili code soprattutto nei quartieri di colore. Nei social media sono apparse numerose foto di code chilometriche con testimonianze che parlavano di attese tra le 8 e le 12 ore. Texas e Georgia hanno registrato un record per quello che riguarda l’affluenza ai seggi con l’area intorno ad Atlanta che ha registrato un incremento del 450%. A questo bisogna aggiungere il milione di Americani che ha già spedito il proprio voto per posta. 

 

Chiudiamo questa corrispondenza con un aggiornamento sulla campagna “Defund the Police,” la richiesta cioè di tagliare i budget dei dipartimenti di polizia e investire quelle risorse in programmi sociali nelle comunità più povere. Questo tipo di richiesta non e’ nuova, ma e’ diventata mainstream in questi ultimi mesi grazie al movimento che e’ sceso in piazza per protestare la morte di George Floyd. 

 

Purtroppo l’iniziale entusiasmo e’ andato scemando con il risultato che anche le citta’ piu’ liberali come Minneapolis, Seattle e Portland non hanno votato gli ingenti tagli publicizzati nelle prime settimane di protesta. Minneapolis, la citta’ in cui Geroge Floyd e’ stato ucciso, e’ in questo senso l’esempio piu’ eclatante. Dopo le prime mobilitazioni, l’intero consiglio cittadino si era presentato ad una assemblea pubblica ed aveva annunciato il progetto di smantellare l’intero dipartimento di polizia. Poche settimane dopo il teatrale annuncio, alcuni membri del consiglio hanno cominciato a fare marcia indietro rendendo possibile solamente la creazione di una task force che presentera’ una proposta di riduzione delle forze di polizia l’anno prossimo.

 

A Seattle, il movimento aveva chiesto il dimezzamento del budget della polizia ottenendo solamente una riduzione di meno dell’1%. A Portland, invece, il dipartimento di polizia ha visto il proprio budget ridotto di un misero 4%. 

 

Dietro questo fallimento c’e’ sicuramente la paura del partito democratico di essere etichettato come il partito anti-polizia alla vigilia di un voto in cui Trump sta giocando tutte le sue chances di vittoria sulla questione sicurezza. La verita’ e’ che la polizia si e’ gia’ pesantemente schierata a favore dei Repubblicani con tutti le maggiori sigle sindacali già da tempo apertamente schierate a favore di Trump.

 

Il movimento comunque si sta continuando ad organizzare. In particolare, in numerose citta’ americane come Oakland, Fresno e Seattle attivisti e attiviste hanno attivato dei servizi alternativi alla polizia soprattutto per quello che riguarda emergenze mediche e psicologiche. E’ con questo tipo di iniziative che il movimento ha deciso di mettere sotto pressione le autorità cittadine e mostrare che le citta’ americane hanno bisogno di meno poliziotti e piu’ servizi. 

Non ci siamo ancora liberati di Lombroso!

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Oggi parliamo dei legami tra intelligenza artificiale e polizia. Una lettera firmata da più di 1000 matematici e matematiche propone un boicottaggio della cooperazione tra dipartimenti di matematica e dipartimenti di polizia. Sono sempre più, infatti, le collaborazioni volte a creare dei sistemi di "polizia predittiva". Questa veste scientifica dell'attività repressiva della polizia dà una facciata di novità e di imparzialità ad un'istituzione in evidente crisi, come mostra bene una lettera firmata dalla Coalition for Critical Technology, di cui diamo lettura e commento di ampie parti. È molto lunga ed in inglese, ma vi consigliamo di leggerla... incluse le moltissime note a piè di pagina! La lettera parte in risposta ad un annuncio di pubblicazione, che definiremmo neo-Lombrosiana, in cui gli autori si vantano della capacità di riconoscere i criminali  da una foto della faccia; ma oltre alla contestazione del testo, vengono mostrati i limiti strutturali comuni a tutta la ricerca in quel settore.

In chiusura:

  • altre pillole di paranoia sul tema del riconoscimento facciale
  • 4 editori fanno causa ad Internet Archive, che rischia danni per miliardi di dollari per aver permesso di leggere più libri del solito nel periodo di lockdown

Egitto: ciao all'attivista Sarah

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Sarah era un’attivista egiziana Lgbtqi. Nel 2017 era stata arrestata per aver sventolato una bandiera arcobaleno durante un concerto dei Machrou Laila (un gruppo libanese) al Cairo. Torturata e violentata in carcere, era stata rilasciata su cauzione. Sarah aveva trovato asilo in Canada dove domenica si è tolta la vita.