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Sentenza via Corelli: pene più miti per i tunisini, smontata l'accusa di devastazione e saccheggio

Data di trasmissione
Durata 9m 35s

Il processo ai reclusi del Cie di via Corelli per la rivolta dello scorso 15 gennaio si è concluso con l'inflizione di pene inferiori a quelle richieste dal PM per sette degli imputati e l'assoluzione di un altro. Cade dunque l'imputazione di devastazione e saccheggio, non essendovi sussistenza della stessa in merito ai fatti del 15 gennaio. Il processo ha consentito di dimostrare l'intollerabile situazione di vita nel Cie.

La costruzione del nemico: profili di diritto penale europeo

Data di trasmissione
Durata 28m 49s

Una chiacchierata con Simonetta Crisci, compagna e avvocata, che parteciperà all'incontro europeo dei giuristi democratici "The crminal law of enemy", sul tema della criminalizzazione dei "sogetti pericolosi". Una occasione per parlare anche delle sentenze di Cassazione di luglio 2011, dove arriveranno all'ultimo grado di giudizio i 10 compagne e compagni condannati per devastazione e saccheggio a 99 anni di carcere complessivi.

Con Nadia e le altre, contro la violenza maschile e contro tutti i Cie!

Data di trasmissione

Nadia è una ragazza di 19 anni che è detenuta da due mesi nel Cie di Ponte Galeria, il lager alle porte di Roma in cui lo stato italiano rinchiude le persone immigrate senza il permesso di soggiorno.
Ma Nadia in realtà non è "propriamente" un'immigrata: è un'italiana che vive sotto il ricatto del permesso di soggiorno. Lo stato la considera una straniera, da rinchiudere ed espellere, perché è nata in Italia da genitori marocchini.
Una doppia violenza, che si aggiunge a quella patriarcale subita all'interno delle mura domestiche.
Nadia e sua sorella, infatti, avevano denunciato il padre per violenza. E dal carcere il padre le ha “espunte” entrambe, per vendetta, dal rinnovo del permesso di soggiorno.
Inizialmente affidata a una casa-famiglia, Nadia è fuggita per costruirsi autonomamente la vita che desiderava, ma si è ritrovata senza documenti ed è stata rinchiusa nel Cie.
Dopo aver subito la violenza maschile, ora Nadia subisce anche quella dello stato che le nega la libertà personale e rischia di essere deportata in Marocco, il paese di origine dei suoi genitori, in cui in realtà lei non è mai stata.
 
Non solo Nadia, ma tutte le donne rinchiuse nel Cie di Ponte Galeria sono vittime di una doppia violenza, patriarcale e statale, proprio come lei.
La maggioranza delle detenute sono infatti vittime di tratta, che hanno trovato nella prostituzione forzata l’unica via di accesso a un percorso migratorio. Mentre le altre spesso sono rinchiuse nel Cie perché – come Nadia, Adama, Faith e le altre di cui non sapremo mai nulla – sono state così “ingenue" da chiamare la polizia per denunciare uno stupro o un tentato stupro: si aspettavano di essere sostenute e invece hanno trovato solo gabbie e recinti, ulteriori violenze e la prospettiva di una deportazione forzata.
 
In questi ultimi tempi il dibattito politico italiano si è concentrato spesso sulla possibilità di attribuire i diritti di cittadinanza ai figli e alle figlie dell'immigrazione. Paradossalmente, ne ha parlato anche il presidente Napolitano, tristemente noto per aver dato il nome alla legge che ha istituito gli ex Cpt, oggi Cie (la legge Turco-Napolitano del 1998). Ma negli interventi che abbiamo ascoltato i diritti sembrano riservati solo a chi si comporta come un "bravo cittadino integrato", che aderisce acriticamente ai valori dell’italianità, senza mettere in discussione il potere esercitato dallo stato capitalista. Tutti gli altri sono considerati clandestini da sfruttare, rinchiudere e deportare.
 
Anche i casi di violenza domestica e di femminicidio che hanno coinvolto le comunità migranti sono stati spesso al centro dell'attenzione mediatica, proprio allo scopo di rinforzare la retorica dello scontro di civiltà, che serve a giustificare le politiche islamofobe, xenofobe e securitarie. Gli uomini immigrati sono rappresentati come stupratori che minacciano il corpo delle donne italiane, mentre le donne immigrate (specie se musulmane) come vittime di padri violenti e famiglie retrograde. Ma il movimento femminista ha saputo smascherare la strumentalizzazione e l'etnicizzazione dello stupro, affermando con decisione che il patriarcato è universale e che la violenza domestica non ha confini e non dipende dal passaporto.
 
Nadia è una giovane donna che ha avviato un percorso di autodeterminazione, ribellandosi sia alla violenza maschile che a quella dello stato.
Nadia – così come tutte le altre donne recluse che subiscono la violenza statale e patriarcale – non deve passare un minuto di più nel lager di Ponte Galeria!
Mentre scriviamo ci arriva proprio da Nadia la notizia che oggi pomeriggio uscirà dal Cie.
Condividiamo la sua gioia per l'imminente liberazione ma continuiamo a lottare al fianco di tutte le altre donne recluse nei lager di stato.
 
Nadia libera!
Libere tutte! Liberi tutti!
Chiudere tutti i Cie! Abbattere le frontiere!
 
Silenzio Assordante (Radio Onda Rossa)


 

Morto Detenuto nel CIE di Barcellona, Catalogna

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Durata 3m 28s

 Aveva appena 21 anni il ragazzo morto alcuni giorni fa nel CIE di Barcellona. Prima del decesso aveva chiesto invano assistenza medica. Domenica 8 si è tenuto un presidio di solidali, durante il quale è stata realizzata questa breve intervista.

CIE di Bologna: Protesta e repressione

Data di trasmissione
Durata 2m 58s
Durata 3m 18s
Durata 6m 41s

Ore di protesta e repressione a Bologna. In questa pubblicazione tre audio.

Nei primi due, realizzati rispettivamente da Radio Blackout e dalla nostra redazione,  una compagna di Bologna riassume gli ultimi giorni di protesta nel CIE di Via Mattei e l'escalation di violenza repressiva da parte delle forze dell'ordine. Nel terzo ascoltiamo direttamente un detenuto: nel pomeriggio la polizia agisce ancora con violenza causando diversi feriti, tra cui un uomo gravemente contuso alla testa. Dopo un'ora dai fatti, gli uomini in divisa continuano ad impedire l'intervento dei medici.