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USA

Cuba tra embargo e resistenza

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In studio, con due compagni da poco rientrati da Cuba, parliamo della situazione nell'isola, a fronte dell'embargo e delle minacce trumpiane, sempre più stringenti. Nonostante tutto questo, la popolazione cubana dimostra un profondo spirito di resilienza e cerca di risolvere le difficoltà legate alla carenza di carburante, di elettricità e di beni essenziali, soprattutto a L'Avana, dove la solidarietà popolare è molto forte: gli ospedali, pur mancando di medicinali e di attrezzature, continuano ad essere aperti, così come i musei, sia pure con orario ridotto. Le diverse espressioni dello stato sociale, nonostante le difficoltà legate all'embargo, sono assai ben percepibili. La situazione attuale rappresenta, però, uno dei momenti peggiori che Cuba abbia vissuto sino ad oggi: la popolazione resiste, ma si attende una prossima aggressione militare statunitense, per fronteggiare la quale i Comitati di Difesa Rivoluzionari si sono attivati, addestrando le persone nei quartieri. L'attività più pressante che, al momento, gli USA stanno portando avanti è la guerra mediatica, a cui è necessario rispondere colpo su colpo con un minuzioso lavoro di controinformazione e con la concreta solidarietà internazionale. 

Colonialismo Statunitense in Asia dell’Ovest (non si chiama Medio Oriente)

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In questa trasmissione raccontiamo come il neocolonialismo americano si è sviluppato in Asia dell’Ovest, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, passando dall’imperialismo del giovane impero americano assetato di petrolio, al petroldollaro, alla guerra fredda ed arrivando, infine, alla situazione odierna, con le guerre neocoloniali degli USA, la crisi dell’impero, la guerra attuale e la dedollarizzazione. Gli USA, nell'Asia dell’Ovest, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno operato un imperialismo informale. Mentre il colonialismo classico si basava sul controllo territoriale diretto, il neocolonialismo statunitense si basa invece su controllo economico, intervento politico e forza militare.

I social media non sono invulnerabili

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Partiamo con un racconto, e un'analisi, di due sentenze a danno di Meta e Google che indicano che queste piattaforme usano la creazione di dipendenza come strumento fondamentale, e che questo crea danni reali alle sue utenti. Daranno il via ad un gran numero di cause simili? E se sì, quali conseguenze potrebbero avere?

Finché l'argomento del dibattito rimarrà confinato alle conseguenze su chi è minorenne - invece di riconoscere che queste piattaforme sono dannose per l'intera società - il rischio è che questo costituisca un'ulteriore spinta verso verifiche dell'età sempre più stringenti. A tal proposito, parliamo delle leggi in California e Brasile che introducono la verifica dell'età a livello di sistema operativo.

Concludiamo con alcune gravi vulnerabilità recenti trovate su iOS e su Telegram.

Comunicazione di servizio: le dita nella presa non andrà in onda il 5 Aprile.

Stati Uniti, la guerra interna oggi a Strike con Silvia Baraldini

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giovedì 12 marzo 2026 ore 18.30 Strike c.s.o.a. Via Umberto Partini, 21 Roma

Nel ricordare Assata Shakur, deceduta all’Havana il 26 settembre, 2025, vogliamo soprattutto celebrare il suo spirito rivoluzionario, la sua opposizione all’imperialismo degli Stati Uniti, e la sua profonda convinzione che la liberazione del suo popolo da 400 anni di oppressione sarebbe stata possibile solo in un contesto di lotta anticapitalista nel rispetto del principio dell’autodeterminazione dei popoli.

In un periodo durante il quale l’imperialismo statunitense esprime la sua faccia più aggressiva e repressiva – è notizia di oggi l’aggressione unilaterale contro l’Ecuador, in seguito a quella all’Iran a fianco di Israele – ricordare Assata significa rendere omaggio a una donna che ha dedicato alla lotta antimperialista tutto il suo essere. La scelta di Cuba come sua patria politica e spirituale dopo essere stata liberata dalle carceri statunitensi nel novembre 1979, non è stato un atto casuale ma una dichiarazione che, anche dall’esilio, avrebbe continuato quel percorso rivoluzionario che l’aveva portata alla scelta della lotta clandestina e all’adesione al Black Liberation Army.

Per tutto il periodo della sua carcerazione e dei suoi otto processi, Assata è stata sostenuta dal Black Liberation Movement, dai suoi alleati, in particolare gli altri movimenti di liberazione nazionali presenti in quel periodo storico sul territorio americano. Anche una parte del movimento antimperialista ha lottato per la sua liberazione. Questa alleanza politica basata sulla solidarietà e sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli ha creato le condizioni per la sua liberazione e per la sua incolumità.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di ripristinare il vero significato della sua resistenza a tutto quello che erano e sono gli Stati Uniti. La guerra interna scatenata dal potere imperialista degli Stati Uniti negli anni Settanta e Ottanta, meglio conosciuta come COINTELPRO, contro le forze progressiste e rivoluzionarie di quel periodo, avrebbe dovuto spazzare via per sempre ogni illusione sulla democrazia americana, e sulla possibilità di un cambiamento graduale e pacifista. Ma non sempre le verità più difficili perdurano nel tempo. Le realtà odierne all’interno di quel paese – la lotta spietata contro i migranti e l’uso di formazioni militari come ICE contro di loro, la soppressione del voto di quelle popolazioni invise a Trump, la transfobia e in generale il rifiuto di riconoscere le realtà LGBTQ+, la riabilitazione delle organizzazioni reazionarie che hanno guidato l’assalto del 6 gennaio, etc. – si riverberano e impattano anche sulla nostra società chiedendo delle risposte radicali. Questa serata è un’opportunità per ispirarsi allo spirito di resistenza dimostrato da Assata Shakur, un esempio che brilla tuttora.

Le ragioni della guerra all'Iran

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Dietro le ragioni della guerra all'Iran c'è tutto tranne quella "umanitaria". Gli interessi di Trump e Netanyahu sono abbastanza chiare: dagli interessi sul petrolio per salvare dal collasso l'economia americana a quella di ridisegnare completamente il medioriente da parte degli israeliani che mentre attaccano Iran, attaccano anche il Libano mentre proseguono le operazioni in Cisgiordania. Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia presso l’Università di Pisa, nonché collaboratore di Altreconomia. 

Durata 20' ca.

Libano: è guerra

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Israele sta ormai da più di 24 ore bombardando pesantemente il sud del Libano, Sidone e il sud della città di Beirut, dopo che comunque negli ultimi 16 mesi aveva sistematicamente e quotidianamente infranto la tregua ufficialmente sancita.

Ne parliamo con il giornalista Mauro Pompili che dà Beirut dà conto della sitauzione nel paese: almeno 70 morti e 200 feriti, persone in fuga dal sud e la prospettiva di un ennesimo conflitto molto lungo.

Aerei militari nei cieli di Giordania: armamenti Usa in medio oriente

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La cooperante Meri Calvelli, da Amman, racconta che, come di consueto, gli Stati Uniti stanno aumentando soldati e armamenti in Giordania per l'attacco minacciato all'Iran: fino a ieri il giorno dell'attacco veniva indicato in domani sabato 21, ora si parla di un'attesa di dieci giorni.

Con Meri commentiamo la costituzione del Board of Peace di Trump, aggiorniamo la situazione nella Striscia dove gli attacchi israeliani sono ancora quotidiani e dove il valico di Rafah si apre solo per quello che vuole Israele, facciamo il punto su Cisgiordania e Gerusalemme est

Minneapolis: aggiornamenti e riflessioni sulle ultime settimane pt1 e pt2

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Prima e dopo l'uccisione di Renée good il 7 ottobre a Minneapolis la resistenza contro l'assedio di ICE alla città si organizza e radicalizza. Un vasto movimento popolare che in un processo di acculturazione collettivo, di contaminazione tra città diverse impara a riconoscere le macchine in borghese, identificare e seguire gli agenti, cercando di rallentare, o quando possibile impedire, le deportazioni.
Una resistenza alla normalizzazione di un corpo paramilitare iper violento nelle strade delle città del Nordamerica, una lotta contro l'autoritarismo di Trump e l'organizzazione di nuove forme di vita. 

Ne parliamo con una compagna da Minneapolis.

L'ICE e Trump

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Con Silvia Baraldini e un'intervista allo storico Mark Bray parliamo della storia dell'ICE e di come questo corpo federale stia lavorando per Trump e e la reimigrazione. Sono state già espulse 500mila persone non solo nei loro paesi d'origine ma in dodici paesi che hanno deciso per volontà e per ricatto di accogliere queste persone.

Arriviamo anche a parlare di Epstein e dei file che vedono un gruppo di maschi potenti gestire il potere, l'economia, la politica e il corpo di ragazzine. Siamo governate da un mondo di pedofili che si riunivano nell'isola di Epstein.