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Trasmissione di approfondimento tecnologico a cura di AvANa. Contattaci a leditanellapresa poi fai una chiocciolina ondarossa poi fai un punto info

La criptica etica della crittografia

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Puntata criptica! Riallacciandoci alla puntata precedente - in cui parlavamo di un appello alla comunità matematici affinché le questioni etiche venissero prese più in considerazione e dunque si boicottasse la collaborazione con la polizia statunitense - parliamo dell'etica nella crittografia, o meglio della sua mancanza. Prendiamo spunto da un articolo del 2016 in cui un crittografo si rivolge alla sua comunità accademica chiedendo di non depoliticizzare l'argomento che trattano. È infatti prassi comune nelle pubblicazioni scientifiche del campo l'astrazione di tutto il contesto sociale, concentrandosi solo sugli aspetti tecnico-matematici.

Nella puntata prendiamo quindi in esame alcuni argomenti specifici, alcune criticità e alcuni spunti propositivi.

Non ci siamo ancora liberati di Lombroso!

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Oggi parliamo dei legami tra intelligenza artificiale e polizia. Una lettera firmata da più di 1000 matematici e matematiche propone un boicottaggio della cooperazione tra dipartimenti di matematica e dipartimenti di polizia. Sono sempre più, infatti, le collaborazioni volte a creare dei sistemi di "polizia predittiva". Questa veste scientifica dell'attività repressiva della polizia dà una facciata di novità e di imparzialità ad un'istituzione in evidente crisi, come mostra bene una lettera firmata dalla Coalition for Critical Technology, di cui diamo lettura e commento di ampie parti. È molto lunga ed in inglese, ma vi consigliamo di leggerla... incluse le moltissime note a piè di pagina! La lettera parte in risposta ad un annuncio di pubblicazione, che definiremmo neo-Lombrosiana, in cui gli autori si vantano della capacità di riconoscere i criminali  da una foto della faccia; ma oltre alla contestazione del testo, vengono mostrati i limiti strutturali comuni a tutta la ricerca in quel settore.

In chiusura:

  • altre pillole di paranoia sul tema del riconoscimento facciale
  • 4 editori fanno causa ad Internet Archive, che rischia danni per miliardi di dollari per aver permesso di leggere più libri del solito nel periodo di lockdown

Dalla censura alle statistiche farlocche, passando per la discriminazione

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Apriamo con due episodi di censura: il primo riguarda la censura di servizi legati anche alle VPN sui treni ad alta velocità di Italo; il secondo riguarda il progetto Gutenberg, un sito dove è possibile - in maniera del tutto legale - scaricare libri privi di copyright.

Dall'esplosione delle rivolte negli USA, Signal - una app di messaggistica sicura - ha messo a disposizione uno strumento in più: la possibilità di oscurare i volti quando si fanno delle foto. Se la fotocamera è uno strumento utile per denunciare il razzismo della polizia, non possiamo dimenticare che il razzismo è un fenomeno ben più ampio. Un esempio che vogliamo ricordare è quello del razzismo codificato negli algoritmi, in cui le visioni oppressive dominanti vengono trasformate più o meno volontariamente in un programma che poi arriva a prendere delle decisioni operative. Parliamo quindi di una sentenza negli USA che dimostra che - contrariamente a qualche interpretazione passata - studiare gli algoritmi ricercando eventuali discriminazioni insite in essi è sempre consentito dalla legge.

Passiamo ad alcune novità sulla responsabilità delle piattaforme social riguardo ai contenuti che ospitano, guardando ad una sentenza australiana e alla difficile gestione del copyright delle immagini caricate su Instagram.

Chiudiamo tornando a parlare di COVID19 e statistiche: uno studio che ha ricevuto molto credito  a livello  internazionale si è dimostrato basato su dati inventati;  gli Stati Uniti seguono invece un approccio "data driven", in cui i vari Stati guidano i dati con alcuni classici sotterfugi (tutta roba già vista in Europa comunque!).

Domenica 14 giugno le dita nella presa NON andrà in onda: al suo posto troverete una replica!

Trump contro Twitter: peccato non possano perdere entrambi

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Durata 2h 15m 47s

Twitter considera alcuni tweet fatti da Trump come delle fake news o delle esaltazioni della violenza; Trump si arrabbia e promette vendetta. Cerchiamo di inserire questa bagarre nella cornice del passaggio delle piattaforme di social network ad un ruolo sempre più attivo: filtri sui contenuti, contestualizzazione, pagine esplicative... questi strumenti servono a creare un ambiente "moralizzato" secondo l'etica della piattaforma.

In Italia, il Tar del Lazio conferma le sanzioni Antitrust contro Apple: il modo in cui proponeva gli aggiornamenti induceva gli utenti ad aggiornare, ma questo creava dei rallentamenti. Gli utenti, non potendo tornare indietro, erano così esortati a comprare un nuovo modello di iPhone. Del resto la politica di Apple contro le riparazioni e gli upgrade è molto aggressiva: vendita di componenti vietata, contratti proibitivi con i riparatori indipendenti, oltre a soluzioni tecniche che rendono il riutilizzo di hardware perfettamente funzionante particolarmente oneroso.

Il 5G è una bufala o le bufale girano meglio con il 5G?

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Durata 1h 51m 58s

Durante il coronavirus si è spesso paventato un nesso causale tra 5G e coronavirus. È estremamente improbabile che questo nesso ci sia, ma vogliamo comunque parlare delle caratteristiche tecniche del 5G, dei problemi che pone, di quelli inesistenti, ma soprattutto delle ragioni che lo "motivano". Ad essere problematico non è cioè il 5G in sé, ma l'aumento smodato del consumo di banda che viene previsto e progettato per i prossimi anni.

In coda parliamo di Facebook e del suo shopping; e dei promettenti risultati di covidsafe - la app di contact tracing australiana - e di care19 - app di Nord e Sud Dakota.

In figura: qualcuno ha pensato che la nuova banconota da 20sterline sia un simbolo del nesso tra coronavirus (il pallino in alto a destra) e 5G (la torre sottostante)

Dall'App al braccialetto, collezione primavera/estate per la sorveglianza

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Durata 1h 46m 3s
Per questa stagione si prevede ampia diffusione di applicazioni per il tracciamento, che sia a scopo sanitario, come Immuni, o per tenere sull'attenti condannati in libertà vigilata (a spese loro).
Andranno molto di moda anche braccialetti per segnalare quando ti avvicini troppo a qualcun altro senza dovere stare sempre attaccato allo smartphone per accorgertene, il tutto per la tua sicurezza e soprattutto per quella dei datori di lavoro che potranno controllare se qualche operaio non rispetta le distanze.
Dopo queste notizie sui trend del momento, passiamo a una sfilza di notiziole che spaziano dal(fallito) tentativo di delazione per i disoccupati dell'Ohio al (fallito) tentativo di mettere il copyright alle note dei codici legali, passando per vari tentativi di raccogliere, o censurare, dati e all'uso del GDPR per opporsi ad alcune di queste pratiche. 

Alt! quanti siete in canale? Sì, ma che giornale leggete? ...un fiorino!

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Durata 1h 33m 28s
Durata 47m 23s
Dato che a forza di parlare sempre di app e coronavirus ci siamo annoiati, torniamo a discutere di un nostro grande classico: copyright e diffusione dell'informazione. Lo facciamo partendo dalla denuncia della Federazione Italiana Editori Giornali nei confronti di Telegram (chiedendone la chiusura!) per via della presenza di "canali" che diffondono copie piratate dei quotidiani, che, a loro dire, avrebbe causato un ingentissimo danno alle testate giornalistiche. 
Facciamo una breve analisi di quanto siano realistiche queste ricostruzioni e dei motivi per cui questa denuncia arriva in questo momento ed esclusivamente verso una piattaforma, laddove lo stesso "servizio" è presente anche in altre.
Diamo poi qualche informazione più tecnica su come distribuire contenuti in modo ragionevolmente resistente al blocco/censura utilizzando il TorBrowser. Se volete vedere com'è, provate ad eccedere a questo indirizzo con il torbrowser: http://xfmro77i3lixucja.onion/
 
Continuiamo con la rubrica "cosa fanno gli hacker in quarantena" con un audio registrato da un compagno di firenze.
In chiusura commentiamo su un articolo sull'uso fatto dei "big" data nella lotta al coronavirus in Veneto.

Riconoscimento facciale: riuscirà a distinguere il tipo di mascherina?

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Sulle app
 
Apriamo parlando delle famose app per il contact tracing: non avendo notizie chiare sull'app Immuni, ci rivolgiamo all'estero e andiamo a guardare il caso australiano. Lì hanno presentato un'app con spiegazioni dettagliate: con una grossa componente centralizzata e che punta sullo pseudonimato più che sull'anonimato, quindi meno "rispettosa" della privacy rispetto al modello scelto in Italia. Tuttavia, è stata accompagnata da una legge che chiarisce molto nettamente cosa non si potrà fare con l'app e i dati, proibendo esplicitamente molte pratiche di sfruttamento dei dati e di imposizione sociale dell'app stessa.
In Israele invece il parlamento interviene contro il sistema di tracciamento ideato dal governo e dai servizi segreti, giudicandolo inutilmente lesivo della privacy.
Andando negli USA, chi domina il discorso sulle app è il progetto di infrastruttura Apple-Google, che però è criticato dai governi di alcuni stati perché senza il GPS è giudicato inefficace, cioè non raccoglie tutte le informazioni che i suddetti governi vorrebbero.
Parlando di questa infrastruttura, facciamo notare che il fatto che provenga da Apple e Google è una necessità a volte dimenticata che deriva dal modo in cui funzionanno i sistemi operativi che girano sugli smartphone. 
 
Sul riconoscimento facciale
 
Parliamo di riconoscimento facciale, ovvero quella tecnologia capace di associare un nome ad una foto di un volto. L'emergenza coronavirus ci regala alcune chicche divertenti - come  e altre preoccupanti. Ma il riconoscimento facciale non nasce certamente per il coronarvirus: già da tempo le polizie di mezzo mondo cercano di usarlo in modo estensivo. Vediamo alcuni esempi.

Tracciamento all'italiana

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Oggi parliamo della notizia del momento: la nuova app di tracciamento che si userà in italia. O per lo meno ci proviamo, data la scarsità di  informazioni conclusive e tanta confusione sull'argomento. Cerchiamo di  ricostruire come dovrebbe funzionare l'app in questione mettendone in  risalto alcune possibili criticità, come il meccanismo con cui avviene la  notifica a chi è entrato in contatto con un positivo, la quantità di  informazioni che stanno sul server centrale (e la sua proprietà) e l'effettiva livello di apertura del codice che è stato promesso.
Il modello di gestione promesso all'inizio (ben spiegato da questo fumetto in inglese ) potrebbe cedere il passo ad un meccanismo molto più invasivo, anonimizzato solo in maniera apparente, e con una gestione di dati da parte di un'autorità centrale molto più estesa.
Discutiamo anche della effettiva volontarietà dell'uso dell'app, che anche  se sarebbe formalmente volontaria, rischia di diventare  praticamente obbligatoria, ed è improbabile possa raggiungere le  percentuali di copertura auspicate se non con qualche forma di incentivo o coercizione. Sembra concreto, quindi, il rischio che senza questa app alcune attività possano essere precluse.
Diamo poi un'occhiata a cosa succede negli altri paesi, nella maggior  parte dei quali il rispetto della privacy non è proprio menzionato, e  trattamento e sorveglianza sembrano gli obiettivi principali. Tra l'altro in  molti casi con scarso successo (scarsa copertura) in assenza di obblighi  all'uso di questi strumenti.
Non sembra rassicurante nemmeno la promessa che tutto dovrebbe essere open source: infatti anche se dicono che è tutto pronto, il codice non si è ancora visto.
 
Per la rubrica "cosa fanno gli hacker in quarantena" parliamo con una compagna di Hacklabbo e mandiamo un contributo da IFDO.

Fino alla fine dell'emergenza

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Durata 1h 55m 30s
Durata 23m 32s
Durata 32m 13s
Durata 19m 37s

Apriamo ancora una volta sui problemi di Zoom, che questa volta hanno portato a una serie di divieti al suo utilizzo per la didattica o per riunioni politiche/lavorative in vari stati; notiamo però come i problemi se li vada a cercare vendendosi caratteristiche che non ha o che non meritano particolare risalto.

Poi discutiamo del contact tracing per la lotta al Covid-19: esaminiamo i requisiti richiesti per la "famosa" app italiana e vediamo su quali app la "task force" governativa si sta orientando. La ministra Pisano ha esplicitato alcuni dei principi guida per la scelta dell'applicazione: sono principi di buon senso e genericamente positivi,  ma che in molti casi lasciano ancora scoperte molte zone grigie.

Poi passiamo ad una nuova rubrica, che ci accompagnerà nelle prossime puntate: ci siamo chiesti di che si occupano compagni e compagne dei vari hacklab in questi momenti di isolamento forzato. Stasera ne parliamo con un compagno di Unit (Milano).

Chiudiamo con un paio di notiziole: partiamo dalla riscoperta necessità di programmatori COBOL negli USA, necessaria per fronteggiare l'incremento di richeste di sussidi: sì, alcuni sistemi sono ancora scritti in COBOL! ma il progresso non si ferma mai e così arriviamo nuova licenza OpenCovid, una specie di OpenSource a tempo per chi lavora per contrastare l'emergenza: puro marketing o sperimentazione di un modello diverso per fare affari?