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salute

Corteo per nuove politiche sanitarie: No Global Health Summit

Data di trasmissione
Durata 7m 36s

Un compagno del Coordinamento Regionale Sanità fa il resoconto della mobilitazione di venerdì 21 maggio contro il G20, Global Health Summit che ha visto scendere circa 3000 persone in corteo dalla sede del summit fino al ministero della sanità per cercare di cambiare politiche sanitarie, soprattutto attraverso l'istituzione di presidi territoriali e l'apertura dell'accesso alle cure per tutte e tutti nel mondo, superando il sistema dei brevetti

Coordinamento Regionale Sanità

Data di trasmissione
Durata 1h 45m 1s

Corrispondenza sulle iniziative di Salerno in Piazza

Corrispondenza da Bologna sul convegno "Sindemia 2020" del prossimo 28/3/2021

Intervento dal collettivo "Castelli a scuola" sulla giornata di sciopero e mobilitazione del 26/3/2021

Intervista da Città del Messico a una compagna della Brigada Callejera en Apoyo a la Mujer "Elisa Martinez"

Coordinamento Regionale Sanità

Data di trasmissione
Durata 2h 31m 53s

0:00:00
Inizio Trasmissione, sigla e indice

0:03:05
Piano Vaccini 2021 Regione Lazio
Una riflessione sulla voluminosa delibera regionale

0:37:30
Subsonica: Depre

0:39:40
Santè en lutte
Corrispondenza dal Belgio, in francese con traduzione in diretta, delle lotte in Belgio a difesa e rilancio della Sanità Pubblica

1:14:40
Giorgio Canali: Carmagnola #3

1:17:40
Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori Spallanzani
Lo Spallanzani fiore all'occhiello dei mass media sulla pandemia, ma è tutto oro quello che luccica?
Ne parliamo con una lavoratrice dell'Ospedale Spallanzani

1:47:10
Goran Bregovic: Bella Ciao

1:48:05
Lotte sulla sanità e per la salute ai Castelli
Corrispondenza con aggiornamenti dalla ASL RM6
Convocato un incontro per i primi di gennaio

1:51:30
Goran Bregovic: Bella Ciao (reprise)

1:52:56
Riapriamo Villa Tiburtina
Corrispondenza con aggiornamento sull'incontro svolto con la Fondazione
Prossimi appuntamenti

2:19:31
Cronache in Corsia
Un Lavoratore dell'ospedal Bel Colle di VIterbo ci racconta che aria tira nell'ospedale

2:25:03
Messaggio di Auguri per il nuovo anno

2:27:50
Enzo Jannacci: Silvano

PROSSIMA TRASMISSIONE MERCOLEDI' 13 GENNAIO SEMPRE ORE 16

PROSSIMO APPUNTAMENO COORDINAMENTO GIOVEDDI' 7 GENNAIO ORE 17
SEDE ALBERONE VIA APPIA NUOVA 357

I cimiteri dei feti e l'attacco alla libertà e all' autodeterminazione delle donne

Data di trasmissione
Durata 0m 11s

Con Elisabetta Canitano commentiamo la denuncia su Facebook da parte di una donna residente a Roma che, sette mesi dopo aver subìto un aborto terapeutico presso l’ospedale San Camillo, ha trovato il proprio nome e la data dell’operazione associati alla tomba di un feto presso il cimitero Flaminio. Contro la sua volontà e senza il suo consenso.

Assemblea radiofonica: Il Covid19, l'oncologia, il carcere

Data di trasmissione
Durata 52m 43s
Durata 17m 9s

All'interno dell'assemblea radiofonica di oggi con il Coordinamento Sanità parliamo con Alessandra Capone e di un sondaggio che ha condotto con Codice Viola con i malati oncologici al tempo del Covid 19.

Di seguito anche una corrispondenza sulla continua richiesta dei familiari di chi sta in carcere di sapere lo stato di salute dei suoi cari. 

Salute & ambiente: un legame interrotto, una lotta da riprendere

Data di trasmissione
Durata 1h 17m 1s

Nel 1993 furono sottratte al ministero della sanità e alle unità sanitarie territoriali le competenze in materia di controllo dell'inquinamento dell'aria, acqua e suolo oltre alla responsabilità della prevenzione primaria e secondaria. Si vanificavano così l'esperienze e le conquiste delle lotte operaie che negli anni '60 avevano imposto all'attenzione di tutti il tema della salute fuori e dentro la fabbrica.

Ne parliamo con Angelo Baracca, fisico e antimilitarista, che fu partecipe di quella stagione.

#Coronavirus - Mailbombing 17 marzo per la salute dei detenuti

Data di trasmissione

Martedi 17 marzo dalle ore 10 alle ore 14 partecipiamo al mailbombing per sostenere il diritto alla salute dei detenuti e delle detenute del carcere di Rieti.

 

Tra le ore 10 e le ore 14 di martedi invia la mail che trovi incollata più ai seguenti indirizzi dei garanti dei detenuti e della Asl di Rieti

info@garantedetenutilazio.it
garantedirittidetenuti@cert.consreglazio.it
segreteria@garantenpl.it
prot.segreteria@cert.garantenpl.it
direzione.sanitaria@asl.rieti.it

 

e alle redazioni di:

redazione@radioradicale.it
tgr.lazio@rai.it 

info@rietinvetrina.it
info@rietilife.it
starttv@libero.it
redazione@ilgiornaledirieti.it
redazione@frontierarieti.com

 

Il testo va inviato a ogni singolo indirizzo mail separatamente. Gli invii collettivi vanno a finire direttamente nello spam. Non inviate l'allegato ma copiate il testo nel corpo della mail.
Sappiamo che si tratta di un piccolo gesto davanti una situazione gravissima, speriamo comunque in una partecipazione diffusa.
 

TESTO DELLA MAIL:

 

Il 7 marzo scoppia la dura protesta delle persone detenute nel carcere di Salerno.

Già da un paio di mesi i Tg riportano notizie sull’epidemia di coronavirus in Cina, con il suo elevatissimo numero di contagiati e deceduti.

Già da più di un mese e mezzo che il virus è in Italia. I Tg continuano con il loro incessante susseguirsi di notizie. L’allarme si diffonde, diventa sempre più forte e sempre più vicino a noi tutti. Sappiamo come noi, persone fuori da galere, abbiamo reagito alla nostra paura, alla nostra quotidianità che cambiava in peggio giorno dopo giorno. Alle notizie di ospedali pieni ed incapaci a garantire le adeguate cure a chi si ammalava. Anche in Italia il numero di contagiati e deceduti aumentava di ora in ora.


Nelle carceri sovraffollate celle per lo più stracolme di persone, di detenute e detenuti anche anziani, anche malati. Un’assistenza sanitaria che lascia al quanto a desiderare, che già in tempi di non emergenza sanitaria, riusciva a garantire solo psicofarmaci e, a malapena, qualche tachipirina.

La tensione aumenta.

Lo Stato decide, per contenere il contagio, di adottare misure, le più restrittive: sospensione di ogni attività, interruzione dei colloqui con i familiari. In compenso, gli operatori e gli agenti penitenziari continuano a rispettare i loro turni di lavoro ed entrano ed escono dalle galere, senza alcuna precauzione, nemmeno dotati di mascherine e guanti. Nessuna misura di prevenzione di carattere sanitario.

I detenuti rivoltosi del carcere di Salerno chiedono che se non possono vedere i loro familiari, ricevere le adeguate attenzioni sanitarie, allora che si interrompano anche le entrate e le uscite di chi lavora in quel carcere. L’interruzione dei colloqui con i familiari significa tagliare completamente i ponti con l’esterno, significa enorme preoccupazione.

La rivolta si estende, in pochissime ore, a ben 27 carceri di tutta Italia, dal sud al nord. 14 i morti tra Modena, Alessandria e Rieti. Tutte morti, ci dicono (dagli esiti di autopsie fatte in fretta e furia e, probabilmente, in assenza di figure legali nominate dalle famiglie dei deceduti) dovute ad abuso di psicofarmaci presi dalle infermerie interne alle carceri.


Ci volevano le rivolte affinché il Ministro della Giustizia, oltre ad esprimere il pugno di ferro nei confronti di chi ha partecipato alle rivolte, distribuisse 100 mila mascherine. Il numero delle persone detenute, nello scorso febbraio, era 61.230 (a fronte, per altro, di una capienza di 50.931 posti). Chissà quante sono le persone che là dentro ci lavorano, per un motivo o per un altro, e quindi necessitano anche loro delle mascherine… Ad oggi sappiamo che in moltissime carceri ancora non le hanno distribuite.

4 morti a Rieti...

Ma come si sedano le rivolte? In campo si possono mettere due strumenti: uno è la contrattazione con i prigionieri. Ma c’era poco da contrattare, le decisioni erano state prese dall’alto e andavano attuate: i detenuti e le detenute dovevano rimanere isolati.

L’altro sono i pestaggi, violentissimi, reiterati. Non è una novità. Lo sa chiunque abbia vissuto direttamente o indirettamente (avendo un proprio caro lì rinchiuso) il carcere.

In questo momento poi, a causa della totale chiusura, nessuna presenza esterna, né familiare né volontario né insegnante, potrebbe monitorare la situazione, riportare all’esterno di cosa è stato testimone, ciò che ha ascoltato e visto.


Ad oggi sappiamo, tutti noi anche chi “vuole o vorrebbe non sapere”, che lì dentro centinaia di detenuti sono feriti, lesionati, intimoriti dai pestaggi. E sempre nell’inquietudine data dalla probabilità che il contagio si diffonda anche lì dentro. Già ci sono casi conclamati, ancora pochi dalle notizie ufficiali. Ma le notizie ufficiali, spesso, lasciano il tempo che trovano.

In questi difficilissimi giorni, in cui l’impegno di ognuno di noi è tutto volto alla tutela della collettività, c’è chi non ha alcuna tutela.


Chiediamo che il Direttore Generale della ASL di Rieti, anche competente e responsabile della salute delle persone detenute nel carcere di Rieti, si impegni nell’accertamento delle condizioni dei detenuti anche a seguito dei pestaggi subìti.

Ci domandiamo come mai a fronte di ben 4 morti i Garanti, Nazionale e Regionale, dei diritti dei detenuti non si siano ancora recati presso il carcere di Rieti e li invitiamo a farlo al più presto, nel loro ruolo di tutela delle persone private della loro libertà.