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Libia: un commento di Angelo Del Boca sull'attuale situazione

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Durata 12m 58s

Ennesimo capitolo della guerra in Libia.

Il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato la missione che prevede il supporto dell'Italia alla guardia costiera libica nel pattugliamento delle coste del paese per fermare gli scafisti. Intano Macron ha promosso un incontro di "pacificazione" tra Serraj e Hafar, che però - come dichiara Del Boca - non cambia nulla dal punto di vista del conflitto di potere in Libia. A tale incontro l'Italia non è stata ovviamente invitata.

Ma a tutto ciò si unisce (anche) il caso di Fincantieri, dove Macron ha impedito che Fincantieri mettesse le mani su un settore strategico così importante.

Abbiamo chiesto un commento ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano. Qui una sua recente intervista rilasciata a "il manifesto".

 

Nella foto: un bel libro di Del Boca (consiglio per le letture estive).

Protesta all'aereoporto di Comiso contro "vertenza ENI"

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Durata 3m 58s

200 lavoratori e lavoratrici del petrolchimico di Gela stanno occupando gli ingressi dell'aeroporto "Pio La Torre" di Comiso, cercando di porre l'attenzione del governo sulla "vertenza Eni" (che ha mandato a casa numerosi lavoratori e lavoratrici), questo accade dopo 16 giorni di scioperi, blocchi
stradali e manifestazioni.

Una telefonata ha successivamente ricordato come chi vive e lavora a Gela oltre che dai padroni italiani sia colpito anche dalle radiazioni del sistema satellitare militare statunitense Muos (illegittimo anche per la "nostra" Cassazione).

Raffinerie Eni (Gela); Uptime (call center - Poste italiane - Roma)

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223° puntata: collegamento con un lavoratore delle raffinerie dell'Eni di Gela. Da una settimana la lotta va avanti con blocchi stradali degli snodi centrali della città. La mobilitazione continua (col supporto dell'intera città) in quanto sia azienda che politica istituzionale non danno risposte rispetto al piano di licenziamenti provocati dal mancato rispetto di un precedente accordo di riconversione di alcune parti dello stabilimento.
Collegamento con una lavoratrice del call center Uptime spa, che lavora per Poste Italiane: circa un centinaio di lavoratori e lavoratrici rischiano di perdere il posto di lavoro (dopo circa 15 anni) per un accordo al ribasso operato da Poste Italiane. Da circa 6 mesi i lavoratori hanno cominciato una vertenza caratterizzata da varie forme di protesta e sensibilizzazione.
Sul finire, aggiornamenti dalla vertenza alla Bormioli di Fidenza (Parma), dai lavoratori dell'Ilva di Genova e presentazione della prossima puntata che vedrà uno speciale sul rinnovo dei contratti del settore metalmeccanico e dei ferrotranvieri.

Resistenza NO tav

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Durata 1h 0m 8s

La puntata comincia con l'appuntamento al corteo NO TAV di Torino del 10 maggio in solidarietà con gli arrestati per terrorismo e con tutti gli indagati degli ultimi anni. Diamo notizia degli appuntamenti settimanali per organizzare i pullman per il corteo. Parliamo di un impianto a biomasse basato sull'obsoleta tecnologia della digestione anaerobica in progetto a Calvi Risorta, nel casertano, che si sta scontrando con l'opposizione popolare, e approfondiamo il discorso con una notizia riguardo la nocività del gas prodotto da questi impianti. Parliamo quindi della situazione dei rifuti del Lazio, dando comunicazione delle assemblee e delle iniziative che si terranno prossimamente nela zona dei castelli romani e in particolare per la discarica di Roncigliano. Infine parliamo delle nuove trivellazioni che l'ENI ha intenzione di effettuare nel Mare di Barents, a nord della Norvegia.

Dal Divino Amore alla Nigeria con tappa a Niscemi

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Ultimi aggiornamenti sulla questione rifiuti nel lazio: botta e risposta fra Clini e Alemanno riguardo malagrotta e monti dell'ortaccio. Alemanno, in odore di elezioni, sembra retrocedere sulla sbandierata emergenza rifiuti romani mentre Clini spinge per l'utilizzo delle discariche regionali. Passiamo ad analizzare il progetto di cementificazione dell'area del divino amore nella zona dei castelli romani. Scendiamo poi a Niscemi con un collegamento telefonico per lanciare la manifestazione del 30 marzo contro la base militare americana e terminiamo con la notizia del ritiro di gran parte delle attività estrattive dell'Eni nella zona del Delta del Niger a causa dei sabotaggi portati avanti dai ribelli del Mend.

Afriche in movimento 21/01: Cosa sta accadendo in Nigeria?

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Un approfondimento sulla attuale situazione in Nigeria dopo le proteste di massa della popolazione contro il ritiro dei sussidi che calmieravano il prezzo del carburante. La storia della Nigeria indipendente è costellata da una lunga serie di conflitti intestini, dove le risorse petrolifere hanno svolto un ruolo fortemente destabilizzatore con la complicità delle autorità nigeriane e delle grandi multinazionali.

Roma: azione all'Eni in solidarietà con chi si ribella nei Cie

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Mentre a Milano si stava svolgendo l'udienza preliminare del processo per stupro contro Vittorio Addesso - l'ispettore di polizia accusato di aver tentato di violentare una donna nigeriana nel Cie di via Corelli - stamattina gli antirazzisti e le antirazziste di Roma hanno volantinato davanti al mercato della fermata metro Eur Fermi, bloccando l'ingresso della sede romana dell'Eni, in solidarietà con chi si ribella nei Cie.

 

Guarda le foto: 1 e 2

 

Di seguito il testo del volantino distribuito.

 

BOICOTTA L’ENI! SOSTIENI LA LOTTA DI CHI SI RIBELLA!

 

“Il sogno di Mattei era dare energia agli italiani. Oggi quel sogno si chiama Eni, la più grande compagnia energetica italiana, presente nel mondo in oltre settanta paesi, e anche nella tua vita…”

Quello che non ci dicono, in questo spot, è che per portare l’energia nelle nostre case, l’Eni e le altre multinazionali del petrolio si insediano in paesi come la Nigeria e grazie all’appoggio di governi locali complici, perché interessati, ottengono ciò che vogliono, saccheggiando le risorse naturali e devastando il territorio, lasciando in cambio inquinamento, impoverimento e schiavitù.

La popolazione nigeriana sta perdendo sempre di più la capacità di gestione della propria terra. I poteri economici e politici impediscono alla popolazione di usufruire delle proprie ricchezze e distruggono anche le economie di sussistenza. Questo è il tipo di “sviluppo” che società come Shell e Agip hanno portato alle comunità locali: malattie, guerre e povertà.

Si produce così un’umanità privata di tutto, anche dell’esistenza stessa. Questa umanità si muove verso il mondo occidentale, in cerca di fortuna. La Fortezza Europa si nutre di queste donne e questi uomini, per poi rispedirli a casa quando non sono più funzionali al mercato, attraverso la procedura del rimpatrio, che è la maschera di una vera e propria macchina delle deportazioni.

Chi decide di emigrare, dopo aver lasciato una vita e la propria terra deve  affrontare una nuova realtà, anche questa fatta di criminalizzazione, repressione e sfruttamento.

Mentre in Nigeria l’Eni ha il potere di sfruttamento del territorio, in Italia uomini in divisa sentono di avere il potere di abusare dei corpi delle donne nigeriane, donne che emigrano a causa dello sfruttamento che il loro paese subisce, sul quale l’Italia si arricchisce.

Come Joy, una donna nigeriana arrivata in Italia senza documenti e per questo finita nel Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di via Corelli a Milano.

Lì dentro, nel luglio 2009, Joy subisce un tentativo di stupro da parte dell’ispettore di polizia Vittorio Addesso, coperto dalla complicità degli operatori della Croce Rossa che gestiscono il centro. Joy sfugge alla violenza grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen, nigeriana come lei. Il mese successivo nel Cie scoppia una rivolta contro la nuova legge che ha allungato la reclusione fino a sei mesi. Nove uomini e cinque donne vengono arrestati e tra loro, guarda caso, ci sono anche Joy e Hellen.

Durante il processo Joy racconta la violenza subita, confermata dalla testimonianza di Hellen, ricevendo in cambio una denuncia per calunnia. Entrambe restano sei mesi in carcere e dopo il carcere vengono trasferite di nuovo in un Cie. Le autorità italiane tentano in tutti i modi di rispedirle in Nigeria, per chiudere loro la bocca e per non far emergere la verità: nei Cie la polizia stupra.

Solo dopo mesi di mobilitazioni, in diverse città d’Italia, Joy e Hellen riescono ad uscire con un permesso di soggiorno, in quanto vittime di tratta che hanno denunciato i propri sfruttatori. Oggi, 2 dicembre 2010, al tribunale di Milano si sta svolgendo l’udienza preliminare del processo per stupro contro l’ispettore di polizia Vittorio Addesso. Noi non crediamo in una giustizia fatta di tribunali e giudici, ma nel sostegno mutuo tra tutti gli individui che si ribellano contro l’oppressione e le sopraffazioni.

 

CONTRO L’ENI E LO SFRUTTAMENTE NEOCOLONIALE IN NIGERIA
CONTRO LE PRIGIONI, I CIE E I TRIBUNALI
CON JOY E CON CHI SI RIBELLA DENTRO E FUORI DALLE MURA